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I prodotti dedicati al settore continuano crescere e nell’ultimo hanno attratto più flussi di quelli sull’intelligenza artificiale. Ma resta il nodo della compatibilità con i criteri di esclusione. Ecco come si stanno muovendo i gestori
La crescita della spesa militare a livello mondiale sta aprendo opportunità di investimento che le SGR vogliono intercettare. Come evidenzia il rapporto ‘Global Thematic Fund Landscape 2025’ di Morningstar, quello della sicurezza è indubbiamente il tema vincitore della partita della raccolta nel 2025, superando addirittura i numeri dei fondi dedicati all’intelligenza artificiale in termini di flussi di investimento dei 12 mesi fino a fine settembre 2025. Una dinamica in controtendenza rispetto ai fondi tematici europei, che nel terzo trimestre 2025 hanno segnato nel complesso il decimo trimestre consecutivo di deflussi netti. Tuttavia, mentre le tensioni geopolitiche globali rafforzano la centralità strategica del settore , la sua compatibilità con la finanza sostenibile resta una questione aperta. In pratica, infatti, molte strategie sono vincolate da esclusioni settoriali più o meno ampie. Investire nella difesa è conciliabile con i criteri ESG?
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Esclusioni più o meno sostenibili
È abbastanza frequente che fondi ed ETF azionari domiciliati in Europa adottino qualche forma di esclusione legata a criteri ambientali, sociali, o di governance. Prendiamo il settore dei fondi dedicati alle azioni europee, una coorte di oltre 5mila strumenti di risparmio gestito appartenenti a 11 categorie Morningstar, dagli azionari area euro agli azionari Europa large-cap blend. Più di un quinto dei fondi articolo 8 in questo universo esclude i titoli legati a forniture militari. In totale, queste esclusioni impattano oltre 100 miliardi di euro di masse in gestione.
Tabella 1: Percentuale fondi che esclude ‘military contracting’ per classificazione SFDR

Fonte: Morningstar Direct. Dati a dicembre 2025 per fondi ed ETF focalizzati sulle azioni europee.
Queste politiche hanno talvolta effetti limitati. Ad esempio, oltre un quarto dei gestori focalizzati sulle borse del vecchio continente esclude l’industria del tabacco, una scelta che ha impatti tutto sommato marginali in termini di performance e deviazione dal benchmark, dato che il peso del settore nell’indice Morningstar Europe Total Market Equivalent è circa l’1%. L’esclusione delle società legate al settore difesa, tuttavia, sta diventando più controversa. Questo per almeno tre ragioni. Innanzitutto, il peso del settore nell’indice è cresciuto fino a circa il 5%. Il piano ‘ReArm Europe’ segnala una svolta nell’indirizzo politico a livello comunitario. Infine, la straordinaria performance del comparto ha generato impatti significativi sui risultati dei fondi. Nel Defense Readiness Omnibus, la Commissione Europea ha chiarito che nulla nella normativa attuale impedisce agli investitori ESG di investire o finanziare società della difesa incoraggiando un approccio caso per caso ed escludendo i produttori di armi vietate da accordi internazionali. Così, negli ultimi mesi i fondi Articolo 8 dedicati alle azioni europee (al contrario degli articolo 9) hanno aumentato l’esposizione al settore difesa e diverse società, da UBS a Danske Bank, hanno rivisto le proprie policy in materia di esclusione. Tuttavia, la maggior parte delle strategie azionarie europee resta sottopesata nella difesa e nei titoli legati a forniture militari.
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Il prezzo delle esclusioni
In alcuni casi questo sottopeso è costato caro in termini risultati. Negli ultimi anni alcuni dei migliori titoli dei listini europei appartengono infatti a settori controversi, come appunto tabacco, oil & gas e difesa, penalizzando le strategie più attente ai criteri ESG. Nell’ultimo triennio fino a fine novembre 2025, il settore della difesa è stato addirittura il secondo migliore nell’indice Morningstar Europe Total Market Equivalent (vedi tabella 2).
Tabella 2: Rendimenti per settore industriale dell’indice Morningstar Europe Total Market Equivalent (dicembre 2022-novembre 2025)

Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro
Che indicazioni possiamo trarre per gli investitori?
Innanzitutto, è necessario fare i conti con una normativa ESG in rapida evoluzione. Dall’implementazione delle linee guida ESMA sui nomi dei fondi (Morningstar stima che almeno 1.500 comparti siano stati rinominati dall’inizio del 2024, con la maggior parte dei fondi che ha rimosso l’acronimo ‘ESG’ o il termine ‘sostenibile’ sostituendoli con termini come ‘transition’ o ‘screened’) alla proposta di revisione della normativa SFDR pubblicata a Novembre 2025, il quadro regolamentare è in costante aggiornamento. Inoltre, il settore della difesa sta diventando un ambito sempre più controverso e complesso da affrontare per i risparmiatori, a causa della convergenza di diverse dinamiche. Bilanciare le preferenze ESG con le opportunità nel comparto della è una sfida, e dati e analisi sono essenziali per orientarsi in questo universo, tra armi convenzionali, controverse, e proibite. Secondo i dati Sustainalytics, su oltre 800 società globali attive nella fornitura di servizi e attrezzature militari, solo il 27% è direttamente coinvolta nella produzione di armamenti, laddove poco più di un terzo è impegnata nella fornitura di prodotti o servizi di supporto come sistemi di radar o di comunicazione. Infine, attenzione a ciò che si desidera. Approcci e preferenze nel campo della sostenibilità possono tradursi in un orientamento più tematico o più etico. Ma queste scelte possono avere impatto sulle performance, soprattutto in contesti di elevata volatilità, come hanno dimostrato gli anni recenti.
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