Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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Nonostante la sostenibilità e le iniziative per il net zero sembrano al momento essere passate di moda, gli investitori istituzionali guardano più lontano e sono pronti ad aumentare le loro allocazioni. Ben il 60% prevede infatti di incrementare nei prossimi tre anni gli investimenti per contrastare attivamente i cambiamenti climatici e il 59% ritiene che la domanda di soluzioni di mitigazione resterà forte a prescindere dal sentiment politico. È quanto emerge dalla Global Climate Investing Survey 2026 di Robeco, che fotografa un atteggiamento più prudente verso questo tipo di strategie, proprio perché il principale ostacolo è ora rappresentato dell’incertezza delle azioni governative, ma non un cambio di rotta.
La sesta edizione dell’indagine, che ha coinvolto 300 investitori (200 istituzionali e 100 wholesale) tra Europa, Nord America, Asia-Pacifico e Sudafrica, mostra chiaramente i crescenti timori riguardo alle politiche degli Stati. Solo il 19% degli intervistati si aspetta infatti una transizione climatica ordinata, mentre per il 47% le misure saranno ‘insufficienti e tardive’. Circa il 44% ritiene poi irraggiungibile l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C e l’incertezza delle politiche pubbliche è indicata come il principale ostacolo alle soluzioni di mitigazione (45%). Nonostante questo, però, il 94% degli interessati all’azzeramento delle emissioni nette dichiara che manterrà il proprio obiettivo indipendentemente dalle scelte dei governi.
Significativo è anche il fatto che, per la maggior parte, i rischi ambientali legati al clima continueranno a influire sui prezzi degli asset fisici: due terzi (66%) prevedono un impatto moderato o significativo nei prossimi cinque anni. Intanto la sicurezza energetica, insieme all’impegno a rafforzare la capacità nazionale di generazione da rinnovabili, pesa sempre di più sul piano geopolitico e macroeconomico. Per la maggioranza il conflitto in Medio Oriente darà un’accelerazione (moderata per il 60% e significativa per il 15%) alla transizione verso le fonti alternative. Come spiega Lucian Peppelenbos, Climate and Biodiversity Strategist di Robeco la spinta verso la sicurezza energetica sta favorendo investimenti in campi quali rinnovabili, stoccaggio in batterie e reti elettriche. “La nuova realtà climatica ci fa comprendere che i rischi ambientali sono già una realtà e non un’eco di un futuro lontano: questi elementi influenzeranno sempre più il sentiment degli investitori”, sottolinea.
Uno dei dati più netti che emerge dalla survey riguarda però la performance: nonostante resti la principale sfida per gli investitori (50%), pesa molto meno dell’anno scorso, quando era citata dal 67%. In calo è anche la preoccupazione per la qualità dei dati (34% contro il 48% del 2025), mentre rimangono tra le priorità di maggiore interesse la necessità di bilanciare obiettivi e impatti (41%) e la gestione di classi di attivo complesse (37%). “Gli investimenti climatici si stanno facendo sempre più sofisticati, basandosi su dati più lungimiranti, anziché limitarsi alle sole emissioni di carbonio”, spiega Peppelenbos, che evidenzia anche come siano sempre più integrati con i risultati finanziari.
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