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Secondo IIF, nel primo semestre è salito di altri 10mila miliardi spinto dagli Emergenti. Allarme interessi: solo la spesa dei Paesi avanzati supera gli investimenti mondiali in AI, energia o difesa
L’enorme massa di denaro preso a prestito da governi, banche, imprese e famiglie di tutto il mondo continua a lievitare senza freni. Nel primo semestre del 2026 è salita di altri diecimila miliardi di dollari, arrivando a sfondare la soglia record dei 365 mila miliardi. Dopo gli alert di Fmi, Ocse e BCE, a fare i conti è il ‘Global debt monitor’ dell’Institute of International Finance (IIF), che sottolinea come la spesa per gli interessi delle sole economie avanzate nell’ultimo anno sia stata di oltre 3.500 miliardi: più di quanto l’intero pianeta investa in intelligenza artificiale (2.600 miliardi), difesa (3.100 miliardi) o energie rinnovabili (2.300 miliardi).
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La spinta degli Emergenti
A fine giugno, l’ammontare complessivo del debito si è attestato a 365,5 mila miliardi di dollari, contro i 347.400 miliardi di un anno prima. L’aumento del primo semestre è comunque meno della metà dei 21mila miliardi registrati nello stesso periodo del 2025, a causa dei tassi più alti, del rialzo dei costi energetici e delle tensioni geopolitiche. A fare la parte del leone sono stati questa volta i mercati emergenti, il cui debito è salito di 6,5 mila miliardi superando i 110mila miliardi, grazie soprattutto alla Cina che ha toccato quota 110.600 miliardi. Al netto di Pechino, il debito dei Paesi in via di sviluppo è comunque cresciuto di circa 1.700 miliardi, arrivando al nuovo massimo di 38mila miliardi. Nonostante questo incremento, il grosso dello stock è sempre concentrato nei Paesi avanzati, su cui gravano circa 255mila miliardi di passività, ma il loro ritmo di accumulo ha rallentato in modo significativo. Ad accelerare sono stati soprattutto USA, Francia, Regno Unito e Giappone. Per l’Italia, i dati IIF indicano un debito pubblico pari al 140,7% del Pil, in leggero calo rispetto al 141,1% di un anno prima. Le passività delle famiglie si fermano invece al 36,1% del Pil, quelle delle imprese non finanziarie al 58,6% e quelle del settore finanziario al 43,2%.
Governi e imprese principali debitori
Quanto ai debitori, la classifica dei peggiori vede in testa i bilanci pubblici e le imprese non finanziarie, entrambi su livelli record. Il debito dei governi è salito a 110.500 miliardi di dollari, dai 102.900 miliardi del secondo trimestre 2025 (+7,4%), mentre quello delle aziende ha raggiunto 105.100 miliardi, contro i 99.100 miliardi di un anno prima (+6%). Più contenuto l’incremento per famiglie (+3,7%) e istituzioni finanziarie (+2,6%). Negli Stati Uniti, in particolare, il debito delle imprese non finanziarie ha toccato i 24mila miliardi di dollari, con il credito privato che ormai pesa per oltre il 5% del totale, contro circa l’1% del 2014.
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Il rapporto con il Pil e l’effetto inflazione
In rapporto al Pil mondiale, secondo i calcoli dell’IIF il debito globale si attesta intorno al 310%, circa 25 punti percentuali sotto il picco toccato a inizio 2021. Una cifra che potrebbe sembrare rassicurante, ma che in realtà è solo un effetto ottico. Come spiega il report, infatti, il merito non è di un virtuoso processo di riduzione del debito, ma dell’inflazione che ha gonfiato il Pil nominale.
La morsa degli interessi
Con i rendimenti dei titoli di Stato schizzati a livelli che non si vedevano da diversi anni in economie come Stati Uniti, Giappone, Francia e Regno Unito, gli esperti avvertono che il rischio più imminente è rappresentato dall’esplosione della spesa per interessi. Nelle economie del G7, i costi medi di finanziamento sono ai massimi dalla metà del 2008: negli ultimi dodici mesi i Paesi avanzati hanno pagato oltre 3,3 mila miliardi di interessi sui titoli di Stato negoziati a livello internazionale, una spesa balzata di quasi l’85%.
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I rischi: dal “supercycle Head” alle scadenze
L’IIF individua inoltre una serie di pressioni strutturali destinate a mantenere alta la domanda di capitale. Si tratta del cosiddetto “supercycle head” (health, energy, Ai defense) che dovrebbe assorbire circa 25 mila miliardi nel 2026, quasi un quinto dell’intera produzione mondiale, con una quota crescente di questi investimenti finanziata sui mercati. Non solo: sul fronte delle scadenze, quest’anno le economie mature si trovano a dover fronteggiare oltre 12mila miliardi di rimborsi su bond e prestiti, mentre per i mercati emergenti il totale supera i 3,5 mila miliardi. La soluzione che molti stanno adottando, Usa in testa, è il maggior ricorso alle emissioni a breve termine. Ma gli esperti evidenziano come questo sistema, pur abbassando temporaneamente il costo della raccolta, esponga in realtà i debitori a maggiori rischi di rifinanziamento.
Una questione (anche) politica
Infine, l’Institute of International Finance fa notare come il debito sia ormai diventato una questione politica, tanto quanto un problema di stabilità macro-finanziaria. È infatti al centro di un circolo vizioso, tra elezioni e soluzioni di breve periodo da un lato e vulnerabilità di lungo termine dall’altro.
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