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Il PIL mondiale calerà al 2,9% nel 2026 per poi risalire al 3,1% nel 2027. “I dazi faranno salire i prezzi”. Migliorano lievemente le previsioni per USA ed Eurozona. Roma sotto l’1%, ma promossa sui conti
Un rallentamento e poi una modesta ripresa. È questo ciò che accadrà alla crescita globale secondo l’Ocse, che nel suo nuovo Economic outlook descrive un’economia finora “resiliente” ma “sempre più fragile” e ancora minacciata da rischi elevati. La previsione è che il PIL mondiale frenerà dal 3,2% di quest’anno al 2,9% nel 2026, esattamente come stimato a settembre, per poi risalire lievemente al 3,1% nel 2027. L’inflazione, invece, dovrebbe tornare progressivamente verso gli obiettivi fissati in gran parte delle grandi economie entro la prima metà del 2027, con il G20 che dovrebbe vedere i prezzi moderarsi al 2,8% l’anno prossimo e al 2,5% quello successivo, rispetto al 3,4% attuale. Stime in live aumento sia per l’attività USA che per quella di Eurolandia, mentre l’Italia è attesa in ulteriore discesa anche se viene promossa sui conti pubblici.
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Prezzi più alti con l’aumento dei dazi
“La crescita del commercio globale si è contratta nel secondo trimestre di quest’anno e prevediamo che l’aumento dei dazi doganali si tradurrà gradualmente in prezzi più elevati, riducendo la crescita dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese”, ha avvertito il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. Quanto al mercato del lavoro, “resta relativamente sotto pressione, ma mostra segni di distensione, poiché il numero di posti vacanti è tornato ai livelli pre-pandemia”. Secondo l’esperto, è quindi importante attuare “ambiziose riforme strutturali” così da creare migliori prospettive di crescita. In particolare, è essenziale “ridurre la burocrazia, semplificare la normativa e ridurre le barriere all’ingresso nel settore dei servizi, al fine di rafforzare la concorrenza, l’innovazione, la produttività e il dinamismo delle imprese”. Altro punto cruciale è favorire “il dialogo costruttivo tra Paesi” per garantire una duratura risoluzione delle tensioni commerciali e migliorare le prospettive. “A parità di condizioni, mercati globali aperti e ben funzionanti portano a standard di vita più elevati e a una crescita più forte”, ha rimarcato Cormann.
Stime al rialzo per Eurozona
Stime al rialzo per l’Eurozona, il cui PIL dovrebbe salire quest’anno dell’1,3% e poi dell’1,2% il prossimo (1 e 2 decimi in più rispetto alla view di tre mesi fa). Nel 2027 la crescita dovrebbe invece attestarsi all’1,4%. Merito di condizioni finanziarie più favorevoli, degli investimenti continui finanziati dal Recovery and Resilience Facility e della resilienza dei mercati del lavoro, che insieme dovrebbero compensare la stretta commerciale. Inoltre l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico internazionale prevede che l’espansione fiscale stimolerà l’attività in Germania, mentre l’atteso consolidamento in Francia e in Italia attenuerà la crescita. Stesso discorso per il Regno Unito, il cui PIL nei tre anni in esame dovrebbe aumentare dell’1,4%, dell’1,2% e dell’1,3%.
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USA in risalita grazie ad AI e Fed
Negli USA l’attività dovrebbe espandersi del 2% nel 2025, dell’1,7% nel 2026 e dell’1,9% nel 2027. A settembre le previsioni erano per un +1,8% quest’anno e un +1,5% il prossimo. Per l’organizzazione parigina, la crescita della produzione a stelle e strisce rallenterà man mano che si manifesteranno pienamente gli effetti delle tariffe, dei tagli alla forza lavoro del governo federale e della diminuzione dell’immigrazione netta. “Quando l’impatto massimo di questi fattori sarà superato, e grazie al continuo vigore degli investimenti legati all’AI e all’ulteriore allentamento della politica monetaria, la crescita su base annua dovrebbe risalire nel 2027”, si legge nel documento. Quanto alla Cina, il PIL dovrebbe calare dal 5% attuale, al 4,4% e poi al 4,3%.
Italia in frenata ma promossa sui conti
Per il nostro Paese, l’Ocse lima la stima di crescita per il 2025 allo 0,5% (dallo 0,6% previsto a settembre), mentre conferma la proiezione dello 0,6% per il 2026 e indica a +0,7% il tasso di espansione per il 2027. “L’atonia dell’export dovuta all’aumento dei dazi mondiali e alla debolezza dei consumi, malgrado l’aumento dei redditi reali, frenerà la crescita di breve termine”, viene sottolineato. Inoltre, “la fine dell’effetto di rilancio del programma NextGenerationEU dovrebbe contribuire ad un irrigidimento delle politiche di bilancio in un certo numero di Paesi nel 2027, in particolare, in Spagna e in Italia”. Da noi è anche prevista, per il prossimo anno, una stretta di bilancio di 0,3 punti di PIL. “L’aumento degli investimenti pubblici dovrebbe sostenere la crescita fino al 2026, spinto dall’accelerazione nell’erogazione dei fondi del Pnnr, per poi rallentare nel 2027”, viene spiegato.
“Il consolidamento di bilancio prosegue e contribuisce a ridurre i costi del debito’’, evidenziano inoltre dall’Ocse, precisando che il deficit dovrebbe ridursi al 2,9% del PIL nel 2025 e al 2,6% nel 2027. L’avanzo salirà invece dello 0,6% alla fine dei tre anni in esame, raggiungendo l’1,3% del PIL, in linea con la traiettoria “che prevede un avanzo primario strutturale del 2,1% entro il 2029”. Il debito pubblico supererà il 137% del PIL nel 2027. Quanto ai rischi, questi sono “sostanzialmente equilibrati”, puntualizzano gli economisti parigini. “Se i recenti miglioramenti nella sostenibilità di bilancio si rivelassero di breve durata e i differenziali dei tassi di interesse dovessero tornare ad ampliarsi, o se persistesse la debolezza tra i principali partner commerciali, le prospettive potrebbero peggiorare. Al contrario, miglioramenti strutturali delle condizioni di investimento più forti del previsto potrebbero essere benefici per la crescita”, viene spiegato. Cruciale, avvertono da Parigi, sarà mantenere il rigore fiscale. “Continuare a ridurre il debito e a stabilizzare il rapporto deficit/Pil, in linea con la strategia di bilancio e strutturale di medio termine e gli impegni europei, ridurrebbe i costi di indebitamento dell’Italia e favorirebbe la sostenibilità delle finanze pubbliche e l’equità intergenerazionale”.
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