Nel 2024 bene solo il credito al consumo. Mutui -0,9% e prestiti alle imprese in forte calo. Ma nel prossimo biennio è previsto un miglioramento: il settore crescerà complessivamente del 2,4% e del 3,1%. Lo studio EY
Quest’anno è destinato a passare in archivio ancora con il segno meno, ma nel 2025 in Italia il credito bancario al settore privato ripartirà. Le stime arrivano dall’EY European Bank Lending Economic Forecast2024, secondo cui il settore chiuderà a dicembre con una contrazione del 1,7%, la seconda consecutiva, per poi tornare a crescere del 2,4% il prossimo anno e del 3,1% nel 2026, in linea con le altre grandi economie dell’Eurozona.
In particolare, si prevede per il 2024 un’ulteriore contrazione dello 0,9% dei mutui ipotecari dopo quella dello 0,5% registrata nel 2023. L’andamento dei tassi della BCE, infatti, peserà ancora nel breve termine, ma con il progressivo allentamento monetario si assisterà a una ripresa che porterà a chiudere il prossimo anno a +1,7% e quello successivo a +3%. Per quanto riguarda il credito al consumo, la stima parla di una frenata della crescita, che si attesterà al 3,5% quest’anno rispetto al 5,4% dello scorso, mentre i prestiti alle imprese subiranno una contrazione per il quarto anno consecutivo (-3,4% nel 2024), prima di tornare a salire del 2,4% nel 2025 e del 2,7% nel 2026. Infine, per i crediti deteriorati l’attesa è di incrementi marginali nei prossimi due anni, intorno al 3,5%.
Stefano Battista, Italy Financial Services Market Leader e deputy EY Italy Leader
“In Italia, alla vitalità del credito al consumo si contrappone la debolezza dei prestiti alle imprese iniziata durante la crisi del debito dell’Eurozona, fragilità che influenza la domanda complessiva”, evidenzia Stefano Battista, Italy financial services country leader e deputy EY Italy Leader. Per l’esperto però, la riduzione dei tassi e l’attenuarsi dell’inflazione torneranno a spingere la domanda già a partire dal 2025. “Per il settore bancario questa è una grande opportunità per orientare la propria agenda verso la trasformazione e lo sviluppo, con un rinnovo degli investimenti in innovazione di prodotto e tecnologie, di cui l’AI rappresenterà una componente essenziale”, sottolinea.
Secondo gli analisti di EY, dopo il calo nel 2023,il settore italiano dei mutui rimane fragile, ma mostra già segnali di miglioramento. I tassi ipotecari, saliti al 4,5% alla fine dell’anno scorso a causa delle politiche restrittive della BCE, hanno iniziato a scendere, attestandosi al 3,6% a maggio. I prezzi delle abitazioni sono cresciuti dell’1,3% lo scorso anno, aiutati da una migliore situazione economica, e le transazioni immobiliari sono diminuite, contribuendo a stabilizzare i prezzi. La ripresa prevista per i mutui nei prossimi due anni (+1,7% e +3,0%) sarà però leggermente inferiore rispetto alla media europea (+2,8% e 4,1%).
Credito al consumo sempre forte
Diverso il discorso per il credito al consumo che, seppure in rallentamento, mantiene un ritmo solido di crescita del 4%. Merito dei miglioramenti nei fondamentali economici, della riduzione dell’inflazione, dell’aumento dei salari nominali e di un mercato del lavoro forte. Nonostante la ripresa dei redditi reali, si stima che il tasso di risparmio rimarrà elevato, limitando l’aumento dei consumi privati che dovrebbe essere graduale: +0,2% nel 2024 e +1% nel 2025. Nel complesso, la crescita che dovrebbe mettere a segno il credito al consumo netto quest’anno (+3,5%) sarà decisamente superiore alla media europea (+0,9%). Stesso discorso per il prossimo biennio, quando dovrebbe salire del 4,9% e del 5,7%, realizzando l’incremento più significativo tra le principali economie del Vecchio Continente.
Quanto alle imprese, il report spiega che le aziende italiane hanno ripreso a ridurre il loro indebitamento, un processo iniziato con la crisi del debito dell’Eurozona e interrotto solo temporaneamente negli anni 2020-2021 grazie ai prestiti agevolati garantiti dal governo. Nel secondo trimestre, i finanziamenti netti alle imprese sono scesi del 4%, portando il debito aziendale al livello più basso dal 2005, pari a circa il 30% del PIL, ben al di sotto del 40% del 2020 e del picco del 55% del 2010. La riduzione dei prestiti alle aziende stimata per il 2024 (-3,4%) è la più significativa tra le maggiori economie dell’Eurozona, ma nel successivo biennio si tornerà a crescere (+2,4% e +2,7%). Il dossier sottolinea anche che gli investimenti privati in Italia sono influenzati dalla riduzione degli incentivi nel comparto delle costruzioni che ha avuto inizio a gennaio e si prevede un rallentamento nel settore entro fine anno. Gli investimenti non residenziali, invece, dovrebbero espandersi con il miglioramento dell’economia globale e l’allentamento monetario.
NPL a livelli contenuti
Infine gli NPL. In Italia, pur avendo raggiunto livelli superiori a quelli di altre economie dell’Eurozona, i crediti deteriorati si sono ora attestati attorno al 3% sul totale dei prestiti lordi, ben al di sotto della media del 12,5% riscontrata nel periodo di picco tra il 2015 e il 2019. Un dato legato anche alla regolamentazione europea più stringente e alla gestione prudente delle banche italiane. Inoltre, livelli contenuti di debito rispetto ai redditi, che riflettono la continua riduzione dell’indebitamento da parte di famiglie e aziende, dovrebbero ulteriormente aiutare a minimizzare eventuali futuri incrementi di NPL. Ad esempio, nel primo trimestre del 2024, la quota di crediti deteriorati era equivalente a poco più del 20% del PIL, decisamente inferiore rispetto a quella delle altre economie dell’Eurozona. Per il prossimo biennio si prevedono incrementi marginali (3,5%). Un aumento modesto rispetto agli standard del passato, se si pensa che il rapporto Npl è salito dal 5% del 2009 al 9,7% del 2012, per poi superare il 16% nel 2015.
Secondo Filippo Mastropietro, EY Italy banking & capital markets leader, financial services ed EY Emeia financial services banking transformation leader, questa previsione offre l’opportunità alle banche di riequilibrare le priorità aziendali. “La necessaria attenzione posta negli scorsi anni sul miglioramento della qualità degli attivi e dei ratio patrimoniali ha creato una solida base sulla quale il settore bancario può ora costruire un’agenda più orientata alla crescita”, evidenzia.
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