Le emissioni sovrane dei Paesi industrializzati entrano in una nuova fase. Tagli dei tassi, inflazione persistente e pressioni sui conti pubblici ridisegnano il profilo rischio-rendimento, con opportunità che emergono soprattutto attraverso una gestione attiva
I bond governativi dei Paesi sviluppati si trovano a fare i conti con un contesto in evoluzione tra tagli dei tassi da parte delle banche centrali e quadro macro e fiscale eterogeneo. La domanda che attraversa il mercato è se la fase migliore per i titoli di Stato sia ormai alle spalle o se, ai livelli attuali dei rendimenti, esistano ancora spazi interessanti in termini di performance e di ruolo strategico in portafoglio. Secondo Marco Cecchi, responsabile Obbligazionario di Amundi SGR, la risposta non può che passare da un approccio selettivo: “Riteniamo che una gestione attiva nell’ambito del mercato governativo possa ancora fornire interessanti opportunità, modulando l’allocazione dei rischi tra scommesse direzionali e posizioni di valore relativo tra diverse aree geografiche o segmenti della curva dei rendimenti”. Un’impostazione che riflette un contesto meno lineare rispetto al passato, nel quale la dispersione tra mercati e curve tende ad aumentare. Cecchi sottolinea la preferenza per “le scadenze intermedie”, soprattutto negli Stati Uniti, dove il mercato sconta l’attesa di ulteriori tagli da parte della Fed in un contesto di crescita resiliente e di inflazione ancora sopra il target del 2%, mentre per l’anno in corso è atteso un ulteriore stimolo fiscale. In Europa, aggiunge, le misure di espansione approvate in Germania peseranno sulle emissioni di debito, mentre la parte a breve della curva potrebbe beneficiare di ulteriori tagli dei tassi da parte della BCE in un contesto di crescita moderata e inflazione attesa in discesa sotto il target
Una lettura in parte condivisa da Alessandro Tentori, cio Europe di AXA IM (gruppo BNP Paribas), per il quale a complicare il quadro contribuisce un ciclo monetario non sincronizzato: da un lato Fed e Bank of England ancora orientate a ridurre il costo del denaro, dall’altro la BoJ sostanzialmente accomodante rispetto al surriscaldamento dei prezzi al consumo, con la BCE in una posizione più neutrale dopo circa 200 punti base di tagli. In questo contesto, l’esperto di AXA IM ritiene più efficiente esprimere l’aumento di rendimento attraverso il mercato dei corporate bond, piuttosto che forzare l’esposizione sui governativi a lunga duration.
L’analisi di Georg Nitzlader, head of Bonds di Raiffeisen Capital Management, aggiunge un ulteriore livello di complessità, evidenziando come nel 2025 i mercati governativi dei Paesi sviluppati abbiano mostrato andamenti fortemente divergenti. I Treasury statunitensi sono stati l’unico comparto a sovraperformare nettamente i mercati monetari, mentre nell’Eurozona la performance è risultata disomogenea: negativa per i titoli tedeschi, stabile per quelli francesi e in linea con il monetario per l’Italia. Penalizzato il Giappone, dove il comparto governativo ha registrato una flessione superiore al 5%.
USA, tagli dei tassi e fattori tecnici di supporto
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