Per i gestori, le emissioni degli istituti restano un pilastro del reddito fisso, con aspettative di ritorni più contenute rispetto agli ultimi anni e maggiore attenzione alla selezione
Il progressivo allentamento della politica monetaria riduce la spinta dei margini di interesse che negli ultimi anni ha sostenuto la redditività del settore bancario, con quest’ultimo che però nel frattempo ha operato profondi miglioramenti strutturali ai propri bilanci. Capitale più solido, migliore qualità degli attivi e una regolamentazione più rigorosa hanno reso il comparto più resiliente. In questo contesto, i bond bancari tornano al centro dell’attenzione degli investitori, anche se la selezione è d’obbligo.
Omar Ettaqy, Credit portfolio manager di Ostrum AM, affiliata di Natixis IM
Secondo Omar Ettaqy, Credit portfolio manager di Ostrum AM, affiliata di Natixis IM, “molte delle principali banche mondiali potrebbero continuare ad affrontare sfide derivanti dal ciclo di riduzione dei tassi”. Tuttavia, il quadro resta complessivamente favorevole grazie alla solidità patrimoniale e alla ripresa dell’attività creditizia: “Gli utili potrebbero essere sostenuti dalla graduale ripresa della crescita dei prestiti nella seconda metà del 2026 e dal fatto che i bilanci continuano a essere solidi grazie agli adeguamenti effettuati dopo la crisi finanziaria globale”. Dal punto di vista degli investitori, il settore continua quindi a offrire opportunità, ma a condizioni meno generose rispetto al recente passato. Ettaqy sottolinea come “le valutazioni, da un punto di vista storico, sono molto elevate”, elemento che impone un approccio più prudente e orientato al carry piuttosto che alla ricerca di forti capital gain. In questo contesto, scadenze più lunghe e la disponibilità a rafforzare le posizioni durante fasi di volatilità possono risultare efficaci, anche se non mancano potenziali fattori di disturbo legati, ad esempio, a eventuali notizie negative provenienti dal private equity o dal private debt.
Filippo Alloatti, head of Financial Credit di Federated Hermes
Una lettura più costruttiva arriva da Filippo Alloatti, head of Financial Credit di Federated Hermes, che inquadra il settore in un contesto macro meno penalizzante rispetto al passato: “Ricordiamoci che prima della pandemia i tassi erano negativi, vera imposta sul settore. Ora il tasso di sconto BCE si è stabilizzato al 2% e l’asticella per un ulteriore ribasso, attesa la recente vampata delle materie prime, pare alta”. A questi livelli dei tassi e con l’attuale inclinazione della curva dei rendimenti, secondo Alloatti, “il settore resta profittevole”, anche perché gli spread creditizi dei finanziari continuano a risultare tra i più convenienti all’interno dell’universo investment grade. Un ulteriore elemento di supporto arriva dal lato tecnico. Il 2026 dovrebbe essere caratterizzato da un volume di emissioni inferiore rispetto allo scorso anno, fattore che potrebbe sostenere i prezzi dei bond bancari, soprattutto nelle fasi di mercato più incerte. In “un mondo di vacche magre”, come lo definisce Alloatti, la combinazione tra spread ancora interessanti e offerta più contenuta rafforza l’attrattività relativa del comparto.
Dove cercare rendimento lungo la struttura del capitale
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