Secondo i gestori, sarà cruciale carpire indizi su ritmo e tempi futuri del ciclo restrittivo. Attesi almeno altri due ritocchi. Le conseguenze su yen, Jgb e azionario
Gli investitori hanno pochi dubbi: venerdì la Bank of Japan annuncerà un aumento dei tassi d’interesse dall’attuale 1% all’1,25%. Oltre ad arrivare dopo appena tre mesi dal ritocco precedente (l’intervallo temporale più breve nell’attuale fase di inasprimento partita a marzo 2024), la mossa farà salire il costo del denaro ai massimi da 31 anni. L’obiettivo dell’istituto centrale nipponico è chiaro: contenere le pressioni inflazionistiche in un contesto caratterizzato dall’impennata del petrolio e dal deprezzamento dello yen. E per i gestori è evidente anche che Kazuo Ueda e colleghi non si fermeranno qui. Per questo l’attenzione è puntata soprattutto sulle parole del governatore, nella speranza di capire tempistica e ritmo dei futuri incrementi. Secondo un sondaggio Reuters, gli analisti prevedono tassi all’1,5% entro la fine di marzo 2027 e all’1,75% entro giugno. Per la maggior parte degli intervistati, inoltre, il rate terminale sarà almeno dell’1,75%.
Laura Cooper, head of Macro Credit e Global Investment Strategist di Nuveen
Secondo Laura Cooper, global investment strategist and head of macro credit di Nuveen, una conferma da parte del board del messaggio secondo cui ‘ogni riunione è aperta a qualsiasi decisione’ sarà probabilmente “sufficiente a stabilizzare le oscillazioni del cambio dollaro-yen, destinato ad assestarsi in un range ristretto intorno a 152-157”. Al contrario, un segnale più hawkish potrebbe far impennare le scommesse su ulteriori strette, spingendo un rafforzamento della divisa nipponica verso il limite inferiore di tale intervallo. “Tuttavia, la politica rimane un fattore chiave”, avverte l’esperta, dal momento che eventuali indizi sul potenziale ritmo di rialzi segnaleranno il margine di flessibilità di cui dispone in un contesto politico orientato a mantenere una linea accomodante. “Prevediamo un altro incremento a dicembre alla luce di una serie di dati macro solidi, dalla crescita robusta del secondo trimestre alla tenuta dei salari”, afferma quindi Cooper, secondo cui la curva dei Jgb dovrebbe appiattirsi man mano che la stretta inizierà a frenare l’economia. “Un superamento del 3% per il rendimento del decennale appare ragionevole, ma è difficile entusiasmarsi senza la conferma che la BoJ sia disposta ad allinearsi a quello che sta prezzando il mercato”, precisa.
Tre aumenti (almeno)
Katharine Neiss, deputy head of Global Economics di PGIM Credit
Katharine Neiss, deputy head of Global Economics di PGIM Credit, ricorda come secondo la BoJ l’intervallo del rate neutrale nominale per l’economia giapponese è compreso tra l’1,0% e il 2,5%. Pertanto, è convinta che i prossimi tre ritocchi siano relativamente agevoli, dal momento che porterebbero il tasso di riferimento solo al punto medio di tale range. Tuttavia, chiarisce, “ciò potrebbe avvenire in un contesto di tassi più elevati da parte della Fed, il che suggerisce che l’ultimo intervento sullo yen offrirà probabilmente solo un sollievo limitato”. Secondo l’esperta, una volta che il costo del denaro si attesterà intorno all’1,75%, se i dati indicassero che i rischi per la stabilità finanziaria sono bilanciati, che l’obiettivo di inflazione del 2% è stato raggiunto in modo sostenibile e che i fondamentali macroeconomici rimangono solidi, “potremmo assistere a un ritmo più rapido di rialzi verso il limite superiore dell’intervallo di neutralità a partire dal 2027”.
Richard Koo, chief economist Nomura Research Institute, mette in guardia sul fatto che la normalizzazione della politica monetaria giapponese, dopo anni di Qe su scala eccezionale, non sarà in discesa. “Nel breve termine è probabile che i rialzi dei tassi si accompagnino a un aumento dei rendimenti delle obbligazioni a lungo termine, finché la BoJ non avrà consolidato la propria credibilità nella lotta all’inflazione”, spiega, sottolineando che il processo richiederà dunque “molto tempo e grande cautela”. Nel frattempo, secondo Koo, il governo dovrebbe sostenere l’istituto centrale nel costruire la propria credibilità sul fronte del carovita il più rapidamente possibile, magari nominando di esponenti di orientamento restrittivo nel Consiglio. Solo dopo aver raggiunto questo obiettivo, rimarca, si potrà ricorrere a nuovi stimoli fiscali.
Le ripercussioni sullo yen
Claudio Wewel, FX strategist di J. Safra Sarasin
Claudio Wewel, FX strategist di J. Safra Sarasin, punta l’attenzione sullo yen, le cui probabilità di un rafforzamento, a suo parere, sono aumentate. Tuttavia, sebbene il sostegno proveniente dal fronte della politica monetaria stia diventando più forte, secondo l’esperto va considerato che dati macroeconomici statunitensi solidi potrebbero ancora controbilanciare i fattori propizi. Non solo: anche i prezzi elevati dell’energia e le preoccupazioni sulla sostenibilità delle finanze pubbliche giapponesi continueranno probabilmente a rappresentare un ostacolo. “Sebbene i risk reversal siano recentemente diventati più favorevoli alla divisa giapponese, l’aggiustamento è stato piuttosto cauto, suggerendo che gli operatori di mercato rimangono scettici sulla durata dell’attuale recupero”, afferma.
Mark Haefele, responsabile globale degli Investimenti di UBS Global Wealth Management
Per Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management, nonostante i mercati valutari si stiano preparando a una fase di volatilità, una BoJ più restrittiva non comprometterà le prospettive positive dell’azionario nipponico. “Le solide prospettive di utili e le riforme strutturali in Giappone dovrebbero aiutare le azioni a resistere a una politica monetaria più severa e alla volatilità a breve termine dello yen”, assicura. Il consiglio è quello di mantenere una posizione orientata a ulteriori rialzi attraverso un’ampia diversificazione tra regioni, settori e fattori di rendimento. “Una crescita economica solida e l’ampliamento dei profitti dovrebbero aiutare i mercati a riassorbire un moderato irrigidimento monetario, mentre gli investimenti continui nell’AI, nell’elettrificazione e in altri trend strutturali dovrebbero fornire un ulteriore sostegno”, conclude.
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