Quattro banchieri su nove avrebbero preferito una sforbiciata. Per i gestori, una mossa a fine anno è probabile, ma tutto dipenderà dai dati e dalla manovra d’autunno del governo
Come atteso dalla maggior parte degli analisti, la Bank of England ha lasciato i tassi d’interesse britannici invariati al 4%. Decisiva è stata ancora una volta l’inflazione, attestatasi al 3,8% a settembre, ben oltre la media europea e soprattutto molto distante dall’obiettivo del 2%. Tuttavia la decisione è stata presa con un’esigua maggioranza, dal momento che quattro membri su nove hanno votato per una riduzione del costo del denaro, facendo prevedere una svolta ‘dovish’ del Monetary Policy Committee. Per i mercati, quindi, un taglio a dicembre diventa sempre più probabile. Soprattutto perché per quella data Andrew Bailey e colleghi avranno a disposizione ulteriori dati e conosceranno i dettagli della manovra finanziaria d’autunno del governo laburista, i cui aumenti delle tasse potrebbero rendere necessari nuovi stimoli alla crescita.
“L’inflazione ha raggiunto il picco” e “i progressi nella disinflazione di fondo continuano, sostenuti dall’orientamento ancora restrittivo della politica monetaria”, ha sottolineato l’MPC nella nota. Per i banchieri centrali, tutto questo si riflette in “un rallentamento della crescita salariale e dell’inflazione dei prezzi dei servizi”, mentre “la disinflazione di fondo è sostenuta dalla debole crescita economica e dalla crescente incapacità del mercato del lavoro”. “Riteniamo ancora che i tassi siano su un percorso graduale di discesa, ma dobbiamo essere sicuri che il carovita sia sulla buona strada per tornare al nostro obiettivo del 2% prima di tagliarli nuovamente”, ha precisato Bailey. Secondo gli osservatori, il mese prossimo potrebbe essere proprio il governatore a unirsi alla minoranza dovish del board, dal momento che è l’unico dei cinque membri della maggioranza convinto che i rischi inflazionistici siano diminuiti.
Verso un taglio a dicembre
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
“L’MPC è orientato verso un taglio dei tassi a dicembre, a condizione che i prossimi dati lo consentano”, afferma Simon Dangoor, deputy cio of fixed income di . L’esperto ricorda infatti che prima della prossima riunione sono previste due serie di dati PMI, oltre a quelli su PIL, inflazione e mercato del lavoro. “La decisione accomodante di oggi probabilmente riflette il desiderio di ottenere conferma che i prezzi siano effettivamente in calo dopo la recente sorpresa al ribasso: se la legge di bilancio sarà disinflazionistica, in linea con le attese, un taglio il mese prossimo appare probabile”, aggiunge.
Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam
Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam, sottolinea la sfumatura più ‘dovish’ del voto: Sarah Breeden si è infatti unita ai tre membri più accomodanti del comitato esprimendosi a favore di una riduzione dei tassi. “L’aspettativa del mercato era che Breeden e il governatore Bailey sarebbero rimasti allineati: pertanto, gli esiti più probabili erano un 6-3 a favore del mantenimento invariato dei tassi o un 5-4 per il taglio”, spiega. Chiarendo che, da questo punto di vista, si può quindi parlare di una pausa con un orientamento più dovish. Per il futuro, secondo l’esperto, il governatore ha lasciato aperta la possibilità di una sforbiciata a dicembre, soprattutto perché a quel punto il Budget fornirà ulteriori informazioni. “L’espressione secondo cui il ‘tasso bancario dovrebbe proseguire su un percorso gradualmente discendente’ suggerisce che sono probabili ulteriori tagli, e quindi che i rischi sui tassi terminali siano orientati al ribasso. Manteniamo una visione positiva sui tassi del Regno Unito, soprattutto in termini relativi”, conclude.
I dati saranno cruciali
Dello stesso parere Roman Ziruk, senior market analyst di Ebury, secondo cui l’eliminazione della parola ‘cauto’ dalle linee guida della banca per indicare come i tassi siano su un ‘graduale percorso di discesa’ è un’ulteriore prova del fatto che il comitato sta assumendo un atteggiamento più espansivo. “Non sorprende che la sterlina abbia reagito al ‘mantenimento accomodante’ di oggi con una leggera svendita rispetto alle principali valute. La valutazione dei tagli dei tassi a breve termine è cambiata di poco, con i mercati che continuano ad assegnare una probabilità di circa il 60% ad una sforbiciata il mese prossimo”, fa notare. Ziruk precisa però che restano evidenti disaccordi all’interno dell’MPC e che la decisione sembra fortemente dipendente dai dati. “Terremo d’occhio ulteriori comunicazioni, il bilancio d’autunno e i due report sull’inflazione, che saranno cruciali in vista della riunione di dicembre”, sottolinea.
Salari e famiglie nel mirino
Gordon Shannon, gestore di portafogli della boutique di Vontobel TwentyFour Asset Management
Per Gordon Shannon, gestore di portafogli di TwentyFour Asset Management (boutique di Vontobel), nonostante le prospettive di un rallentamento dei prezzi permettessero di considerare un taglio dei tassi, la BoE ha deciso di attendere almeno un altro mese di dati perché scottata dall’aver promesso troppo nel 2021 sulla natura ‘transitoria’ dell’inflazione. “Il rischio che la crescita dei salari rallenti fino a stabilizzarsi, insieme alle elevate aspettative di inflazione delle famiglie, mette in evidenza alcune aree chiave su cui si concentrano i timori”, osserva. A suo parere, anche se il divario 5 a 4 tra ‘falchi’ e ‘colombe’ è risultato più ristretto del previsto, “il mercato obbligazionario si chiede ora dove si potrà ottenere sufficiente chiarezza riguardo queste questioni perché un taglio a dicembre diventi possibile”.
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