Le large cap europee del lusso sono proprietarie di marchi esclusivi e storici, con un posizionamento unico tra le preferenze dei consumatori. Ma lo stock picking resta essenziale
Gabriella Berglund, branch manager di Comgest Italia
Tradizione, storia, qualità ed esclusività: sono queste alcune delle caratteristiche delle azioni heritage, un segmento del lusso che include importanti gruppi europei proprietari di marchi con un posizionamento unico nell’immaginario dei consumatori. Dior, Louis Vuitton, Gucci, Cartier, Hermès, Chanel e Rolex sono solo talune di queste firme, in mano a gruppi europei come Lvmh (prima multinazionale in UE per capitalizzazione e 23esima al mondo), Kering, Richemont. Ma ci sono anche brand italiani importanti quali Ferrari, Brunello Cucinelli e Moncler. Per Gabriella Berglund, branch manager di Comgest Italia, questo settore rappresenta una parte importante dei fondi azionari gestiti con uno stile quality growth. Nel veicolo Growth Europe, all’interno del settore del consumo discrezionale (che ha un’esposizione del 9,2% sul portafoglio), “il comparto luxury rappresenta quasi il 90% della nostra esposizione”, spiega.
L’esperta sottolinea che la performance della SGR in azioni europee ha battuto di gran lunga il benchmark di mercato negli ultimi anni, con un forte contributo proprio dai titoli del lusso. Il fascino del settore – argomenta Berglund – discende non solo da caratteristiche finanziarie ma anche dal connotato della riconoscibilità, insieme al valore degli elementi aspirazionali racchiusi dai marchi di questo particolare segmento. “Tipicamente”, prosegue la manager, “si tratta di prodotti che possono essere legati a esperienze specifiche oppure a personaggi iconici” ma anche venir associati a collaborazioni artistiche come quella di Lvmh con Yakoi Kusama. “Sono anche società a forte carica creativa o innovativa”, com’è il caso di Moncler. E spesso con un marcato approccio alla sostenibilità, al modo di Cucinelli. In breve …
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
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Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
Il sell-off generalizzato sui bond colpisce anche i titoli italiani. Per gli asset manager, non c’è nessun allarme sulle prospettive fiscali del Paese, ma resta il nodo del costo del debito. Le scadenze da privilegiare
La società vede nel boom delle emissioni degli hyperscaler un possibile cambio di paradigma per il reddito fisso: mentre le aziende tech finanziano investimenti destinati a generare ricavi, i governi affrontano fabbisogni crescenti legati soprattutto alla spesa corrente
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Il nuovo report di BCG mostra che nei primi otto mesi il valore del mercato a livello mondiale è aumentato del 15%. Il nostro Paese si ferma a 39,9 miliardi di dollari. TLC, banche e sanità i settori più attivi. Private equity protagonista
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