Secondo un sondaggio Bloomberg, oltre metà degli esperti scommette su un addio anticipato. Solo per il 30% la presidente arriverà a scadenza. Ma entrambi gli scenari mettono a rischio l’Eurotower
Christine Lagarde, presidente della BCE
Nonostante la diretta interessata e i suoi colleghi abbiano smentito, l’ipotesi che Christine Lagarde lasci la guida della Banca centrale europea prima della fine del suo mandato resta quella più probabile. Lo conferma un sondaggio Bloomberg condotto tra gli economisti, stando al quale oltre la metà degli esperti ritiene probabile un addio già nel corso di quest’annoa fronte di appena un 30% convinto che ciò avverrà a ottobre 2027. In caso di uscita anticipata, l’ex governatore olandese Klaas Knot è considerato dalla maggioranza degli intervistati (57%) il candidato in pole position. Diverso sarebbe invece se l’avvocata francese dovesse completare gli otto anni di presidenza: in questo caso, il favorito sarebbe il capo della Banca dei Regolamenti Internazionali Pablo Hernandez de Cos.
Le speculazioni su un possibile passo indietro di Lagarde sono aumentate dopo le indiscrezioni rilanciate nei giorni scorsi dal Financial Times secondo cui l’obiettivo sarebbe quello di permettere al presedente francese, Emmanuel Macron, di condurre la trattativa per la scelta del successore. Ad aprile del prossimo anno, infatti, in Francia si terranno le elezioni presidenziali ed esiste una concreta possibilità che all’Eliseo si insedi la leader di estrema destra Marine Le Pen o il suo delfino Jordan Bardella.
Una mossa a doppio taglio
Dennis Shen, senior director Scope Ratings
Nonostante Lagarde abbia indicato la permanenza sullo scranno più alto dell’Eurotower come il suo scenario “di base”, il dibattito politico su una tale mossa si sta rivelando controverso. Mentre infatti alcuni plaudono a quello che sembra un tentativo di proteggere l’istituzione europea da una possibile vittoria dell’estrema destra euroscettica, altri (compresi alcuni membri interni alla BCE) si preoccupano delle implicazioni. Il 52% degli intervistati da Bloomberg afferma che la fiducia nella banca centrale verrebbe compromessa se la presidente lasciasse prima del previsto, mentre uno su tre vede rischi per l’autonomia dell’istituzione. “Un’uscita anticipata segnalerebbe in modo inequivocabile che la BCE non è del tutto indipendente politicamente”, ha sottolineato Dennis Shen, docente presso l’International School of Management della TU Berlin. Precisando come, al tempo stesso, “qualsiasi scenario in cui l’estrema destra francese abbia un ruolo nella scelta del successore sarebbe potenzialmente ancora più dannoso per l’indipendenza dell’istituto centrale”. D’altra parte però, come fa notare Modupe Adegbembo, economista di Jefferies, “Parigi da sola non sarebbe in grado di far passare un banchiere centrale chiaramente eterodosso senza un sostegno più ampio”.
Anche i tempi potrebbero rappresentare un problema. L’economista capo di Berenberg, Holger Schmieding, osserva come una vittoria del Rassemblement National in Francia potrebbe ritardare la ricerca di un successore di Lagarde. E lasciare Francoforte senza una guida per un periodo prolungato, con il rischio di scuotere i mercati. Infine, oltre due terzi degli intervistati ipotizzano anche uno scenario in cui il nuovo numero uno venga scelto prima delle elezioni transalpine, con Lagarde che rimane in carica. Tuttavia, per la metà di questi un simile scenario indebolirebbe la posizione della presidente per il resto del suo mandato.
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