I PMI dell’Area chiudono il 2024 in contrazione. Male il manifatturiero. La presedente della BCE rassicura: “La direzione di marcia è chiara”. Gli analisti monetari vedono sforbiciate ad ogni riunione
Nonostante la ripresa dei servizi, il quadro dell’economia dell’euro resta grigio. Gli indici PMI chiudono infatti l’anno a due velocità, con la manifattura saldamente in zona recessione e il terziario che invece passa dalla contrazione a una timida espansione. Per Eurolandia si preannuncia insomma un inizio d’anno in salita, tanto che, dopo aver tagliato i tassi giovedì scorso, la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, è tornata a confermare che l’allentamento proseguirà. E proprio da Francoforte arrivano le nuove stime degli analisti sul costo del denaro, che ora è visto scendere progressivamente fino a toccare il 2% a giugno.
Pmi composito meglio delle stime ma l’anno chiude in contrazione
Secondo la rilevazione Hcob a cura di S&P Global, a dicembre il calo dell’attività imprenditoriale dell’Area euro si è attenuato grazie alla ripresa del settore dei servizi, dominante nel blocco, che ha compensato l’ormai consolidata contrazione dell’industria manifatturiera. L’indice PMI composito è infatti salito a 49,5 punti, dai 48,3 di novembre, superando il consensus che prevedeva una discesa a 48,2, ma restando comunque sotto la soglia spartiacque dei 50 punti. L’indicatore del terziario è rimbalzato a 51,4 da 49,5, superando le attese di una variazione nulla rispetto a novembre e segnando il massimo da due mesi, mentre quello manifatturiero è rimasto fermo a quota 45,2 punti, in linea con le stime. “Il trend è ancora rivolto verso il basso. Per un segnale di inversione di trend affidabile, l’indice dovrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi mesi. Nel complesso, è improbabile che l’economia dell’Area euro si espanda in modo significativo nel semestre invernale”, hanno avvertito gli economisti di Hcob.
Germania sotto le stime, Francia ko
Ancora più preoccupante la situazione delle prime due economie di Eurolandia, Germania e Francia. Sempre a dicembre l’indice manifatturiero tedesco è calato a 42,5 punti dai 43 di novembre, segnando il minimo da tre mesi e facendo peggio delle stime che si aspettavano una lievissima risalita a 43,1. Meglio il terziario, il cui indice è aumentato a 51 punti dai 49,3 precedenti, registrando il massimo da due mesi. L’indicatore composito si è così attestato a quota 47,8, da 47,2, sempre al top da sessanta giorni. Anche la manifattura francese ha segnato un nuovo calo, con il PMI arretrato a 41,9 punti, dai 43,1 di novembre, al minimo da ben 55 mesi. L’attesa era invece di un leggero progresso a 43,2. I servizi sono però migliorati a 48,2, da 46,9, registrando il miglior risultato da due mesi, ma restando comunque in contrazione. L’indice composito di Parigi è passato quindi a 46,7 da 45,9.
Lagarde: “Avanti con i tagli”. Gli analisti vedono i tassi al 2% a giugno
Christine Lagarde, presidente della BCE
Intanto, Lagarde è tornata a tranquillizzare i mercati, ribadendo che l’Eurotower ridurrà ulteriormente i tassidi interesse se l’inflazione continuerà a scendere verso l’obiettivo. In un discorso a Vilnius, la presidente ha sottolineato che “la direzione di marcia è chiara”. E ha aggiunto che mantenere il costo del denaro a un livello “sufficientemente restrittivo” non è più giustificato, data la debolezza della crescita e la moderazione delle pressioni sui prezzi, suggerendo quindi come il prossimo obiettivo sia il cosiddetto livello neutrale, che non limita né stimola l’economia.
Luis de Guindos, vicepresidente della Banca Centrale Europea
Inoltre Francoforte ha pubblicato le stime degli analisti dei mercati monetari: questi vedono ora in media il tasso di riferimento BCE al 2% a giugno, a seguito di ulteriori tagli da un quarto di punto percentuale a gennaio, marzo, aprile e appunto giugno. A stretto giro, però, il vicepresidente della banca centrale Luis de Guindos, ha avvertito che nessuno sa con certezza dove si fermerà il costo del denaro, evidenziando il potenziale inflazionistico della corsa ai dazi. “L’incertezza sull’economia è enorme a causa dei rischi geopolitici e internazionali, fra i quali il ritorno al protezionismo che vuole Trump”, ha messo in guardia de Guindos.
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