Inflazione tedesca mai così bassa dal 2021 mentre il Pmi manifatturiero del blocco peggiora ancora. L’attesa dei consumatori sui prezzi cala ai minimi da tre anni ma l’economia è vista ancora in contrazione
Christine Lagarde, presidente della Bce
Mentre negli Stati Uniti aumentano i timori per un rinvio del primo taglio dei tassi Fed, tutti i dati dell’Eurozona portano a giugno. Dopo i risultati migliori delle attese dell’inflazione francese e italiana di marzo, anche in Germania i prezzi sono infatti scesi oltre il consensus. E il Pmi manifatturiero del blocco, sempre il mese scorso, è sceso ancora. Una tendenza confermata anche dal sondaggio periodico condotto tra i consumatori dalla stessa Banca centrale europea, che vede in calo le aspettative sul carovita a breve termine ma ancora orientate alla lieve contrazione le ipotesi sulla crescita. Ecco quindi che, al netto del dato cruciale sui salari, cresce il numero di analisti a dare ormai quasi per scontato un cambio di rotta della politica monetariaprima della pausa estiva.
Secondo la stima preliminare, l’inflazione tedesca di marzo è scesa al 2,2% su base annua dal 2,5% di febbraio: un dato inferiore rispetto al 2,4 atteso e sul livello più basso da maggio 2021. Il tasso su base mensile si è fermato allo 0,4% mentre il dato core, cioè quello al netto di alimentari ed energia, è stimato al 3,3%. Secondo gli esperti di Ing, nonostante l’effetto innescato dalle festività pasquali sui servizi, “i prezzi degli svaghi, dei pacchetti vacanze, degli alberghi e dei ristoranti sono aumentati meno del previsto”. E, guardando nel prossimo futuro, il carovita potrebbe scendere al 2% già il mese prossimo.
Gli esperti ritengono che l’andamento dei prezzi sia però destinato a risentire non solo dell’indebolimento della domanda ma anche di effetti base meno favorevoli, come quelli derivanti dalle tensioni nel Mar Rosso e dagli interventi governativi. “L’inflazione si collocherà all’interno di un intervallo più ampio, fra il 2% e il 3%, anziché proseguire in linea retta verso il 2% o meno”, affermano.
Gli analisti di Commerzbank fanno invece notare che, per quanto riguarda il dato core, il rallentamento è stato modesto. “È sceso solo leggermente, dal 3,4% al 3,3%, poichè i prezzi dei servizi sono sempre più dominati dalla forte crescita dei costi salariali e restano elevati”, avvertono. A loro parere è quindi probabile che il tasso di fondo si stabilizzi ben al di sopra dell’obiettivo Bce nei prossimi mesi. E lo stesso discorso vale per il dato complessivo, che ha probabilmente raggiunto il suo minimo ed è destinato a risalire nei prossimi mesi.
Il Pmi manifatturiero peggiora nuovamente
A marzo l’attività manifatturiera dell’Area è intanto peggiorata ulteriormente, registrando una contrazione più marcata rispetto a febbraio. L’indice Hcob Pmi del settore, redatto da S&P Global,ha infatti segnato 46,1: si tratta del livello minimo da dicembre e del 21esimo mese consecutivo sotto la soglia di espansione. Ci sono comunque stati “chiari segnali di un aumento del vigore”, spiega il report, con gli indici della produzione e dei nuovi ordini che hanno mantenuto le loro recenti traiettorie ascendenti. Anche l’ottimismo delle aziende è aumentato al livello massimo da quasi un anno, anche se le aspettative di crescita sono rimaste relativamente deboli e si ripercuotono sul livello occupazionale delle aziende. Più nel dettaglio, il Pmi manifatturiero in Germania è sceso da 42,5 a 41,9 punti, meno dei 41,6 attesi, mentre quello italiano è salito da 48,7 a 50,4 ed è tornato per la prima volta da un anno sopra la soglia di espansione.
Bce, consumatori vedono rosa sui prezzi ma non sul Pil
Le famiglie dell’Eurozona restano pessimiste sulla crescita, nonostante migliorino le attese relative ai prezzi a breve termine. Il dato emerge dal consueto sondaggio condotto dalla Banca centrale europea, secondo cui la previsione dei consumatori sull’inflazione dei prossimi 12 mesi è passata dal 3,3% di gennaio all’attuale 3,1%. Come fa notare l’Eurotower, si tratta del “livello più basso dall’inizio della guerra della Russia contro l’Ucraina”. Non cambia invece la stima per i prossimi tre anni, con il carovita che continua a esser visto al 2,5%. Invariate restano anche le prospettive di una leggera contrazione economica nei prossimi dodici mesi.
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