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Secondo l’agenzia, l’esposizione dei sette maggiori istituti ammonta a 108 miliardi di euro è non è “una fonte materiale di pericolo sistemico”. Ma è possibile un progressivo deterioramento dei portafogli creditizi dei fondi
Per le banche europee il private credit non rappresenta un pericolo imminente, ma l’attenzione deve restare alta. Le esposizioni dirette appaiono infatti nel complesso ancora contenute e tali da non rappresentare “una fonte significativa di rischio sistemico”. A dirlo è S&P Global Ratings, che nel suo ultimo report cita però due minacce “incombenti”. L’agenzia è infatti convinta che la rapida crescita del comparto e la concentrazione dei prestiti alle società software potrebbero determinare un “graduale deterioramento dei portafogli dei fondi”, inducendo gli istituti a ridurre l’ulteriore erogazione di finanziamenti e ad aumentare gli accantonamenti su crediti.
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Esposizione totale per 108 miliardi di euro
Dopo le conference call sui risultati del primo trimestre, diverse grandi banche del Vecchio Continente hanno fornito dettagli in merito alla loro posizione rispetto all’ecosistema del credito privato. L’agenzia di rating stima quindi che i sette maggiori istituti abbiano esposizioni complessive per 108 miliardi di euro, pari a circa il 2% del totale dei loro prestiti alla clientela. Guida la classifica Deutsche Bank con 25,9 miliardi (5,4% dei prestiti), seguita da BNP Paribas con 22 miliardi (2,5%) e da Barclays con 16 miliardi di sterline (3,6%). Fuori dal podio si piazzano Société Générale con 14 miliardi (3%), HSBC con 16 miliardi di dollari (1,6%), Banco Santander con una quota inferiore all’1% del portafoglio e Crédit Agricole con 2,9 miliardi (0,2%). “Le nostre stime sono sostanzialmente in linea con quelle del Financial Stability Board”, precisano gli analisti, sottolineando come l’organismo abbia recentemente rilevato esposizioni per circa 130 miliardi di dollari da parte delle banche di Eurozona e Regno Unito.
Rischio basso. Per ora
Le esposizioni dirette risultano poi concentrate in un numero limitato di grandi istituti, sono garantite e in genere originate con loan-to-value relativamente moderati: tra il 50% e il 60% per le esposizioni di finanziamento di portafoglio. Questo, secondo S&P, si traduce in un rischio di credito relativamente basso e la dimostrazione arriva dai tassi di perdita storicamente contenuti sui portafogli di categoria. Ne deriva che al momento l’agenzia non considera tali esposizioni “una fonte materiale di pericolo sistemico” per l’industria bancaria europea.
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Le minacce
Tuttavia, il quadro potrebbe deteriorarsi. E il principale fattore di rischio identificato da S&P è proprio la concentrazione delle esposizioni verso le società di software. Secondo le stime della Banca dei Regolamenti Internazionali, i prestiti globali in essere concessi da fondi di credito privati a operatori del settore sono infatti aumentati dai quasi 8 miliardi di dollari del 2015 a oltre 500 miliardi di fine 2025. Ma poichè le aziende native dell’intelligenza artificiale sfidano i vantaggi competitivi di queste realtà, diversi player di mercato hanno iniziato a mettere in discussione la qualità delle posizioni e a determinare elevati tassi di rimborso. L’agenzia cita poi anche i casi di HSBC, che ha riportato una perdita inaspettata di 400 milioni di dollari legata al collasso del gigante britannico Market Financial Solutions, e di Barclays, che sulla stessa vicenda ha annunciato accantonamenti per 228 milioni di sterline. In un contesto macro che volge al peggioramento, si legge ancora nel report, “un numero crescente di istituti di credito non bancari potrebbe dunque registrare un deterioramento dei propri portafogli crediti”. Ecco allora che, in quanto finanziatori garantiti, gli istituti “non sarebbero i primi a dover assorbire le perdite che ne derivano ma non ne sarebbero nemmeno immuni”.
Aumenta la prudenza
A fronte di un simile scenario, gli istituti stanno riesaminando i portafogli esistenti e riducendo la propensione ad assumere ulteriori esposizioni nel settore del finanziamento di fondi. Il tutto mentre anche le autorità di regolamentazione stanno esaminando attentamente tali finanziamenti. E sebbene ciò lasci intravedere “potenziali perdite da accantonamenti nei prossimi trimestri”, S&P si dice convinta che queste “dovrebbero rimanere gestibili: “La dimensione relativamente contenuta delle esposizioni e le previsioni di una redditività complessivamente solida per le grandi banche europee nel 2026 rappresentano una buona garanzia”.
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