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Secondo Benamou di Axiom AI, tre shock stanno alimentando la volatilità. Ma i fondamentali del settore sono in miglioramento e le valutazioni a sconto
Fondamentali in miglioramento e valutazioni scontate. Sono questi i due fattori che, anche in un contesto di grande incertezza come quello attuale, rendono le banche europee un ottimo affare per gli investitori. Ne è convinto David Benamou, chief investment officer di Axiom Alternative Investments, secondo cui “la forte correzione innescata dalla guerra in Medio Oriente non mette in discussione il trend rialzista strutturale del settore”. L’attuale volatilità ha infatti tre cause ben precise e anche un eventuale aumento degli eventi di credito non costituirebbe un pericolo.
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I tre shock che alimentano volatilità
“La recente volatilità è alimentata da tre shock distinti”, spiega Benamou. Il primo viene individuato nel debito privato, “sul quale persistono timori dallo scorso settembre e che lascia la sensazione di alcuni rischi mal gestiti”. Il secondo è collegato all’intelligenza artificiale e si è manifestato all’inizio di quest’anno in relazione al rischio di perturbazione di alcune attività, “in particolare la gestione dei depositi tramite l’AI agentica”. Il terzo è invece di natura geopolitica, connesso alla guerra USA-Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Il conflitto e la tregua in Medio Oriente
L’esperto si focalizza sul conflitto, che ha fatto schizzare il Brent tra i 103 e i 120 dollari, e sottolinea come questo incremento si sia tradotto in maggiore carovita per la BCE ma anche aspettative di tassi riviste al rialzo. “L’elemento chiave per le banche europee è stato l’aumento di circa 40 punti base della parte a breve della curva dei tassi”, osserva, “che sostiene il margine di interesse netto attraverso la remunerazione limitata dei depositi dei clienti”. E ora che l’annuncio della tregua di due settimane ha riporta il greggio intorno ai 92-96 dollari, l’esperto vede nuovi benefici per la categoria nella riduzione delle pressioni inflazionistiche a breve termine e in una migliore visibilità macro.
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BCE verso un aumento dei tassi
Benamou assume come scenario centrale (50% di probabilità) la fine delle operazioni militari, seguita da una riapertura effettiva e sicura di Hormuz nelle prossime settimane tramite negoziati che coinvolgano una coalizione internazionale. Un’ipotesi in cui l’Iran resterebbe centrale, accettando garanzie di transito in cambio di aiuti alla ricostruzione e di un allentamento mirato delle sanzioni, mentre il Brent si stabilizzerebbe tra gli 85 e i 105 dollari nell’orizzonte temporale che va da uno a tre mesi. “Per gli istituti europei”, afferma quindi l’esperto, “lo shock petrolifero rimarrebbe temporaneo e l’inflazione headline diminuirebbe lasciando alla BCE un margine di manovra”. Questo non esclude comunque un aumento dei tassi, che sosterrebbe ulteriormente il margine di interesse netto del settore. “La normalizzazione della situazione potrebbe essere accompagnata da un aumento degli eventi di credito”, avverte, chiarendo però che il costo del rischio rimarrebbe contenuto grazie alle riserve accumulate durante la pandemia (circa 20 punti base). “Le banche d’investimento attive nell’intermediazione petrolifera e nelle attività di mercato beneficerebbero inoltre di un aumento dei ricavi da trading e da finanziamento”, precisa.
Fondamentali in miglioramento
A dispetto della recente volatilità, Benamou ricorda quindi come gli ultimi risultati trimestrali degli istituti europei siano stati ancora una volta rassicuranti. “Le banche presentano fondamentali solidi”, fa notare, “con una crescita dei volumi di prestiti e depositi ma anche ricavi attesi in aumento dal 3% al 10% nel 2026 a seconda degli istituti”. E aggiunge che l’efficienza operativa dovrebbe continuare a migliorare, in particolare attraverso una riduzione del rapporto costi-ricavi grazie alle acquisizioni e all’intelligenza artificiale. “BNP Paribas ha rivisto al rialzo il proprio obiettivo a meno del 56% per il 2028 dal precedente 58%”, evidenzia a titolo di esempio.
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Valutazioni a sconto
A questo, secondo Benamou, si aggiunge il fatto che lo sconto del settore rimane considerevole: circa il 35-38% rispetto allo Stoxx 600 ai livelli attuali. “Un punto di ingresso interessante dopo il rimbalzo post-tregua”, rimarca. “Il principale rischio di deterioramento rimane il costo del rischio”, mette poi in guardia, ma sottolineando che questa eventualità non dovrebbe concretizzarsi nel breve termine perchè sono da escludersi sia uno shock energetico di lungo termine sia una recessione marcata in grado di moltiplicare i fallimenti aziendali. Inoltre, conclude, “gli accantonamenti precauzionali accumulati dalla pandemia, che rappresentano circa 20 punti base del costo del rischio, costituiscono un solido cuscinetto”.
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