Le previsioni delle principali case di investimento stimano che la ricostruzione di Kiev possa valere circa il 3% del PIL dell’Eurozona
Corrado Cominotto, responsabile Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali
Non solo dazi. Nel marasma di una politica economica che non sottrae di certo colpi di scena quasi giornalieri, ci sono sempre dei rischi geopolitici ben consolidati. Lo sanno bene gli analisti, quando devono selezionare strumenti e gestire dei portafogli. Nelle ultime ore, ad esempio, si fa un gran parlare di una possibile risoluzione della guerra in Ucraina. Un evento che va attenzionato sul fronte azionario, come spiega Corrado Cominotto, responsabile Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali. “Siamo costruttivi sull’area Euro, a forte sconto rispetto agli Stati Uniti (rapporto P/E USA 20x ; Euro 15x), e con un possibile catalyst dato da un accordo fra Russia ed Ucraina paventato da Trump nel primo periodo del suo mandato”, dice l’esperto. “Ci stiamo interessando, infatti, anche al settore industriale europeo, che potrebbe beneficiare significativamente dalla ricostruzione dell’Ucraina. Le previsioni delle principali case di investimento stimano che tale ricostruzione possa valere circa il 3% del PIL dell’Eurozona”. In attesa di capire quali saranno gli sviluppi del conflitto, Cominotto aggiunge che, a livello settoriale, c’è anche un gran interesse verso i bancari area Euro. “Le motivazioni risiedono nei solidi fondamentali delle banche (rapporto prezzo / utili a sconto rispetto alla media del mercato) e nei requisiti patrimoniali che si attestano sui massimi storici”, spiega.
Restando sul fronte azionario, l’esperto afferma di mantenere anche un’esposizione alla tech americana, nonostante le ottime performance degli ultimi tempi. “Il 2024 è stato un anno molto positivo per il settore tech con il Nasdaq 100 che nel 2024 ha guadagnato circa il 27%, rivelandosi uno dei migliori settori in cui investire”, racconta, affermando come il team abbia investito attivamente nel settore sia tramite fondi che in singoli titoli, realizzando performance particolarmente positive. “Ci aspettiamo che questo trend possa continuare anche per il prossimo futuro sebbene con maggiore volatilità e con una forte dispersione di performance fra i singoli titoli, rendendo ancora più prezioso il contributo del gestore”. Nonostante le valutazioni a premio dell’area tech rispetto alla media di mercato la crescita degli utili continua ad essere incoraggiante “con attese di una salita di oltre il 20% anche per quest’anno dopo una salita simile nel 2024 (Tech EPS Growth 2024 +20%; 2025 +22%)”.
Distinzione tra duration e spread
Quando si parla di obbligazionario, quasi tutti concordando nell’avere un atteggiamento positivo per l’anno in corso. Anche Banca Generali, perciò, è costruttiva sul comparto ma con una postilla: fare una distinzione fra duration e spread. “Siamo infatti costruttivi sulla componente spread e più prudenti sulla duration”, dice Cominotto. Che aggiunge: “Riguardo i governativi americani vediamo ad oggi una crescita economica resiliente che potrebbe indurre la Fed ad essere meno dovish del previsto. Osserviamo come nel 2024, le emissioni governative abbiano registrato una volatilità più che doppia rispetto alle obbligazioni corporate high yield. Quest’ultima tipologia di emissioni, oltre ad avere attualmente meno volatilità presentano rendimenti sensibilmente superiori rispetto a quelle dei bond governativi. La volatilità delle emissioni governative andrà monitorata nel breve periodo alla luce della pubblicazione dei dati macroeconomici su inflazione, crescita e disoccupazione”. Inoltre l’esperto ha un occhio di riguardo anche per le emissioni finanziarie che continuano ad avere buoni rendimenti e che insieme alle emissioni high yield, rappresentano una valida scelta per diversificare l’asset allocation del portafoglio obbligazionario.
Guardando ai prodotti più ricercati, il fund selector non ha dubbi: “Ci concentriamo maggiormente sul comparto obbligazionario a spread rispetto ai fondi governativi oppure a quelli azionari. Osserviamo infatti che i gestori di fondi obbligazionari riescono a generare alpha soprattutto per quanto riguarda le emissioni high yield e finanziarie, che tra l’altro rappresentano ottimi strumenti di diversificazione nella composizione di portafogli obbligazionari”. Discorso diverso, invece, sul comparto azionario. Qui la costante sovraperformance dei titoli big cap tende a favorire i prodotti a gestione passiva.
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