Rieletto presidente dell’associazione che conta 32 fondi, 4 milioni di iscritti e 67 miliardi di patrimonio. Appello al governo: “Meno tasse per chi investe nell’economia reale italiana”
Giovanni Maggi resta saldo al timone di Assofondipensione. L’assemblea dell’associazione italiana che raccoglie 32 fondi negoziali e 67 miliardi di euro di patrimonio complessivo l’ha infatti confermato presidente fino al 2027. Un’occasione che il manager ha sfruttato per lanciare l’ennesimo allarme sulla tenuta del sistema previdenziale del Paese e rivolgere una serie di appelli al governo Meloni, a partire dalla richiesta di detassare chi investe nell’economia reale tricolore.
“Rafforzamento del secondo pilastro” tra le priorità
Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione
“In un’Italia in declino demografico, con i dati choc dell’Istat che prefigurano tra pochi anni il pericolo di un’emergenza sociale e previdenziale, occorre allargare la platea di lavoratori con accesso alla previdenza complementare affinché sia un’opportunità per il futuro di tutti”, ha sottolineato. Per Maggi è quindi necessario accelerare sul rafforzamento del secondo pilastro e “riaprire un confronto tra istituzioni e fondi pensione” per affrontare le criticità che ancora caratterizzano il settore. Sul tavolo non potrà poi mancare il tema di un sistema impositivo agevolato ed equo sull’esenzione fiscale dei rendimenti prodotti da investimenti alternativi.
Patrimonio da 67 miliardi di euro, 4 milioni di iscritti
Assofondipensione rappresenta quasi quattro milioni di iscritti e gestisce un patrimonio che a fine 2023 superava di poco i 67 miliardi di euro: “Una forza tra le più importanti realtà di investimento istituzionale del Paese”, ha scandito Maggi. Prova ne è il Progetto Economia Reale, portato avanti in collaborazione con Cdp e attraverso il quale l’associazione ha fornito un ulteriore stimolo ai fondi soci per investire nei mercati privati: 460 milioni sono stati raccolti con il fondo di fondi di private equity e 340 con quello di private debt. “Hanno aderito circa 16 fondi pensione negoziali”, ha spiegato il presidente. Che ha aggiunto: “Si tratta indubbiamente di una iniziativa virtuosa in cui la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) investe insieme ai fondi pensione a beneficio del sistema Paese”.
L’associazione ha poi sviluppato l’operazione di sistema con Cdp per gli investimenti nelle infrastrutture, dando vita al Fof Infrastrutture, ai fini di un approccio in termini di rischio contenuto per coinvolgere territori e settori infrastrutturali strategici. “La previsione di una tassazione agevolata e più competitiva sugli investimenti sarebbe un bel segnale per i fondi soci che si sono messi a fare rete per portare benefici al sistema Paese”, ha auspicato Maggi.
Dal bilancio di Maggi sul settore emerge che nel 2023 tutti i comparti di investimento dei fondi negoziali hanno registrato in media risultati positivi, con valori più elevati per le gestioni a maggiore esposizione azionaria (rendimenti del 10%) e per le linee bilanciate (6,9%). Valutando i ritorni su orizzonti temporali più coerenti con le finalità della pensione integrativa, cioè gli ultimi dieci anni, la quasi totalità dei due segmenti mostra risultati più elevati rispetto al Trattamento di fine rapporto. “La previdenza complementare negoziale ha mostrato grande resilienza a fronte di una previdenza di base che, per sua natura, è interamente esposta ai rischi di andamenti economici o demografici negativi specifici del nostro Paese”, ha osservato Maggi. Che, proprio alla luce di questi dati, guarda al 2024 “con un cauto ottimismo”.
Certo, gli elementi di incertezza che potrebbero portare nuova volatilità sui mercati finanziari non mancano. A cominciare dall’instabilità geopolitica. Per questo, secondo il presidente, sarebbe utile per i fondi pensione continuare a guardare alla diversificazione delle allocazioni anche attraverso il ricorso a strumenti a lungo termine. In questo senso va inquadrato l’investimento nei private asset, che offre occasione per diversificare il rischio e decorrelare gli andamenti della gestione finanziaria ma anche per contribuire al rilancio dell’economia.
Focus su sostenibilità e azionariato attivo
Altra priorità di Assofondipensione è l’impegno sui temi legati alla sostenibilità. Insieme al Forum per la Finanza sostenibile (cui è associata), l’ente ha infatti applicato quanto richiesto dalla Direttiva Shareholder Rights e ha quindi accresciuto il supporto ai fondi iscritti per lo sviluppo di una cultura di azionariato attivo.Con il supporto del proxy advisor Frontis Governance, ha poi lanciato il Progetto sull’esercizio coordinato in forma consortile del diritto di voto per arrivare a votare nelle assemblee delle società emittenti sui temi sociali, ambientali e di governance: per ora hanno aderito 14 fondi, con un patrimonio complessivo pari a 25,937 miliardi di euro e 2.317.377 posizioni in essere. Si voterà in Italia, Ue, Gran Bretagna e Svizzera. E Assofondipensione si dice pronta per la stagione assembleare 2024.
Proprio il progetto dell’esercizio del diritto di voto è stato definito dal nuovo vicepresidente di Assofondipensione, il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga, “un importante esperimento di esercizio della partecipazione sindacale e della democrazia economica da sostenere con convinzione”. Nel suo primo intervento, Ganga ha precisato che per il futuro del welfare è fondamentale rafforzare il ruolo dei fondi pensione negoziali legati alla contrattazione: “Devono essere accessibili a tutti i lavoratori e in particolare alle nuove generazioni e alle donne”. Gli stessi giovani saranno il focus delle future iniziative dell’associazione. Senza tralasciare il supporto al sistema Paese: “I fondi pensione sono strumenti importantissimi sotto il profilo previdenziale ma possono esprimere anche interessanti potenzialità in materia di investimenti orientati a rafforzare lo sviluppo dell’economia reale”, ha concluso.
I nuovi organi sociali
Infine, al termine dell’assemblea, gli organi sociali sono stati rinnovati per il prossimo triennio. Del nuovo Consiglio direttivo fanno parte, in rappresentanza dei soci promotori, le seguenti personalità: Pierangelo Albini per Confindustria, Laura Bernini per Confcommercio, Paola Giuliani per Confservizi, Sabina Valentini per Alleanza delle Cooperative Italiane, Lara Ghiglione per la Cgil, Valeria Picchio per la Cisl, Vera Buonomo per la Uil, Adelmo Barbarossa per l’Ugl. In rappresentanza dei fondi soci, un elenco altrettanto corposo: Riccardo Realfonzo, presidente di Cometa; Adriano Propersi, presidente di Fonchim; Maurizio Grifoni, presidente di Fonte; Salvatore Carta, consigliere di Telemaco; Marco Ficara, consigliere di Priamo; Antonio Nardacci, presidente di Fondoposte; Andrea Fiordelmondo, presidente di Fondenergia, e Marco Mingrone, vicepresidente di Previdenza Cooperativa.
Il debito pubblico continua a salire, mentre il mercato del lavoro invecchia. Cala la ricchezza delle famiglie, soprattutto tra il ceto medio. Il 60% dei patrimoni nazionali in mano a 2,6 milioni di nuclei
Secondo l’Executive Opinion Survey 2025, in testa ai rischi per i prossimi due anni c’è ancora una possibile recessione. Segue la frammentazione sociale. Salgono i timori per le minacce tech
Un ricerca Fidelity-Nica ha comparato l’aspettativa media di vita con l’attesa sulla durata dei risparmi previdenziali. Ne emerge che il 57% degli italiani è sotto-pianificato
L’Organizzazione parigina prevede un aumento della pressione sul sistema previdenziale. E stima che l’età pensionabile salirà a 70 anni. Gender gap sopra la media
A fine 2023 gli attivi totali sono saliti del 9,8% e sono pari al 5,4% del Pil. Oltre il 38% è impiegato in bond, soprattutto titoli di Stato. All’azionario circa il 24%, segue l’immobiliare
Osservatorio Anima: tra chi investe i prodotti finanziari si confermano la scelta preferita, davanti al mattone. La conoscenza della previdenza complementare resta ampia, ma appena il 21% ha già attivato soluzioni concrete
Osservatorio Athora-Nomisma: i 35-44enni sono maggiorente soddisfatti delle propria condizione economica. Le lavoratrici sono le più preoccupate per la pensione e scelgono i Pip. Al Nord preferiti i fondi aperti
Osservatorio Moneyfarm: solo il 38,8% dei dipendenti e il 23,7% degli autonomi è iscritto a un fondo pensione. Situazione più critica tra le donne. E il Tfr resta quasi sempre in azienda
Edufin Index 2025: solo il 40% è preparato. Si confermano un gender gap di 5 punti e il divario tra Nord e Sud. Cala il numero degli analfabeti, ma il Pension Index si ferma a 48 su 100
Osservatorio Athora-Nomisma: solo il 38% ha valutato un piano pensionistico. Colpa anche della ridotta capacità di risparmio, che spinge verso conti deposito e mattone. Cruciale il supporto del consulente
Secondo l’ultimo report della società, la revisione degli attuali assetti potrebbe liberare enormi risorse in 10 anni. Incentivi fiscali e meccanismi di auto-iscrizione obbligatoria le chiavi. Ma la priorità resta la Savings and Investments Union
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio