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Secondo il report Big Ideas 2026, l’IA sta innescando una fase di accelerazione strutturale che trasformerà interi settori e catalizzerà investimenti per 1.400 miliardi in datacenter. Dai robo-taxi alla sanità ‛intelligente’, ecco gli altri trend emergenti. E attenzione al boom degli asset digitali
Il ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale sta entrando in una fase di scala senza precedenti. La sola spesa annuale in data center potrebbe infatti raggiungere circa 1.400 miliardi di dollari entro il 2030, quasi triplicando rispetti ai livelli attuali. Lo evidenzia Big Ideas 2026 di Ark Invest, l’ultima edizione del consueto studio con cui il maxi gestore USA specializzato in ETF e titoli ad alto tasso innovativo traccia le direttrice lungo cui evolveranno i mercati finanziari. Secondo la ricerca, la spinta arriverà soprattutto dal crollo dei costi di inferenza e dall’esplosione dei carichi AI: due fattori che stanno trasformando gli impianti del settore in infrastrutture strategiche al pari di energia e trasporti.
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Ricerca e commercio online: l’ascesa degli agenti AI
Stando alle previsioni contenute nel documento, l’impatto del boom legato agli algoritmi non si limiterà all’hardware. Sul fronte dei consumi digitali, ARK stima infatti che la ricerca basata sull’intelligenza artificiale passerà dal 10% al 65% del traffico globale di search entro fine decennio e quindi ridisegnerà totalmente il mercato pubblicitario. Parallelamente gli agenti AI potrebbero arrivare a intermediare fino al 25% delle transazioni online, comprimendo di molto i tempi decisionali e spostando valore lungo tutta la catena dell’e-commerce.
Gli investimenti in datacenter ai raggi X

Fonte: Ark Big Ideas 2026
Produttività e software: una crescita senza precedenti
La produttività è il terzo pilastro dell’accelerazione immaginata da Ark. La società fondata da Cathie Wood prevede infatti che la spesa globale per software possa passare da una crescita storica del 14% annuo a un CAGR compreso tra il 19% e il 56% nei prossimi cinque anni, grazie all’adozione di agenti intelligenti nel lavoro cognitivo. Nonostante l’automazione, il report ritiene che sia da escludere un aumento strutturale della disoccupazione di lungo periodo: l’effetto combinato di riduzione delle ore lavorate e incremento dell’output dovrebbe liberare valore più che distruggere occupazione.
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Digital asset: Bitcoin verso una nuova scala
Il report di Ark dedica ampio spazio anche all’evoluzione degli asset digitali, che vengono sempre più inquadrati come infrastruttura finanziaria emergente anziché fenomeno speculativo di carattere transitorio. Da qui la previsione che la capitalizzazione complessiva del settore possa raggiungere i 28mila miliardi di dollari entro il 2030, sostenuto da tre driver principali: l’adozione istituzionale, l’integrazione nei sistemi di pagamento e l’espansione dei servizi finanziari on-chain. In questo scenario, Bitcoin rappresenterebbe la quota dominante grazie una market cap stimata intorno ai 16mila di dollari. La società di Wood sottolinea come la scarsità programmata, l’aumento della sicurezza della rete e l’ingresso di nuovi veicoli regolamentati abbiano migliorato il profilo di rischio-rendimento della criptovaluta per eccellenza, favorendone l’inclusione nei portafogli di lungo periodo. Parallelamente, le blockchain di smart contract contribuirebbero al restante valore del mercato così da supportare applicazioni che vanno dalla finanza decentralizzata alla tokenizzazione di asset reali.
Quanto cresceranno le crypto

Fonte: Ark Big Ideas 2026
Sanità ‛intelligente’ e robot-taxi tra i trend emergenti
Anche la sanità è destinata a subire una discontinuità, secondo Ark. E il merito è da attribuire ancora una volta all’applicazione dell’IA nello sviluppo dei farmaci: gli algoritmi potrebbero infatti favorire una riduzione del time-to-market di circa il 40% e abbattere i costi della ricerca fino a quattro volte, migliorando radicalmente l’economia di un settore da sempre condannato a scontare tempi lunghi e rendimenti incerti. Infine, c’è la mobilità autonoma. La società stima che i robotaxi potrebbero generare un enterprise value complessivo di circa 34mila miliardi di dollari entro il 2030, grazie a un utilizzo dei veicoli molto più elevato rispetto all’auto privata e a un drastico calo del costo per chilometro. Un cambiamento che avrebbe effetti diretti su produttività, struttura urbana e crescita del PIL.
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