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Tarek Chouman (Global Head of Aladdin Client Business) e Davide Manstretta (Head of Aladdin Product for Private Markets, referente per Aladdin in Italia) descrivono l’evoluzione della piattaforma. “Per i clienti fondamentale più efficienza per gestire complessità e preservare i margini operativi”. Nei private markets arriva l’integrazione eFront–Preqin che punta a unire “pre” e “post” investimento in un unico ecosistema digitale
“Se dovessimo definire sinteticamente Aladdin potremmo dire che è la piattaforma in grado di unificare sotto uno stesso linguaggio comune le differenti anime dell’intero portafoglio”. Ma, come mette subito in chiaro Tarek Chouman, global head of Aladdin Client Business, “l’Aladdin di oggi non è quello di ieri e nemmeno quello di domani, perché la velocità del cambiamento (tra AI, dati e riorganizzazione dei modelli operativi) sta riscrivendo le priorità dei clienti”.
La piattaforma di BlackRock si presenta come un ambiente in cui “portare tutti i professionisti dell’investimento in un unico luogo”, capace di coprire “l’intero spettro delle attività di investimento” per asset manager, assicurazioni, fondi pensione e wealth manager. Il punto, però, non è la standardizzazione totale: “sarebbe un errore pensare a un approccio uguale per tutti”, sottolinea Chouman.
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Unificazione del ciclo d’investimento
La definizione di Aladdin, nella ricostruzione di Chouman, ruota attorno a un’idea di convergenza: “Una piattaforma di gestione di dati che che consente di lavorare con processi unificati e centralizzati”. L’ambizione è far convivere asset class e funzioni diverse nello stesso spazio operativo, conservando “opzionalità” su che cosa si gestisce e come lo si gestisce. È una risposta alla frammentazione naturale del settore, tra geografie e asset class, ma anche tra modelli interni per lasciare a ogni organizzazione “la possibilità di portare il proprio stile” nella gestione.
Il cambio di passo, chiarisce Chouman, non nasce solo dall’intelligenza artificiale: “Ci sono molte ragioni dietro le innovazioni in atto, ma la radice principale risiede nella domanda di mercato”. “I clienti ci chiedono di poter gestire più complessità”, in un momento in cui l’industria evolve su più direttrici. AI, certo, perché spinge verso “più automazione” e verso “l’utilizzo di dati per trovare idee più creative”, ma anche espansione geografica, evoluzione delle asset class inserite in portafoglio e una fase intensa di consolidamento dell’industria. La tecnologia viene chiamata a risolvere un vincolo operativo ricorrente: “Come fare di più preservando il margine operativo”. La soluzione, nella sua sintesi, è “introdurre una tecnologia migliore per ottimizzare le risorse esistenti”, cioè guadagnare scala in modo efficiente.
La questione più sensibile per i clienti è la personalizzazione: come produrre soluzioni su misura con una piattaforma adottata da una parte ampia del mercato. Chouman riconosce che “date le differenze sui mercati e tra le varie organizzazioni i sistemi devono avere una flessibilità sufficiente a permettere ai clienti di costruire soluzioni insieme efficienti e diversificate”. La sfida sta nel compromesso: “Trovare il giusto equilibrio tra standard e personalizzazione”. Per spiegare la distanza fra gli estremi usa una metafora: “È la differenza tra IKEA e Salvador Dalì”. Se la standardizzazione produce copie indistinguibili, d’altro canto la personalizzazione estrema crea unicità ma anche complessità, tempi e costi. E infatti, osserva: “Quello che vediamo più spesso nel settore è qualcosa a metà strada”. Per questo Aladdin aiuta i clienti “a differenziarsi” circoscrivendo gli impatti su “costi, tempi e risorse impiegate”, nel rispetto delle peculiarità operative reali che intercorrono fra le varie attività.
Private markets, una nuova frontiera di integrazione
Un set di differenze che popola in modo particolarmente significativo uno dei trend più importante del settore, cioè i mercati privati. L’asset class, infatti, è ampiamente sfaccettata per tipologia di investitore e sottocategorie con numerose specificità che generano un elevato grado di complessità per l’inserimento in portafoglio. “Se consideriamo le assicurazioni”, spiega Chouman con un esempio, “l’aspetto più rilevante è l’impatto sul costo del capitale che spinge gli operatori ad adottare più frequentemente il private debt invece del private equity, mentre questo non avviene per altri player come quelli del mondo wealth”.
Da qui l’impegno di BlackRock anche attraverso la crescita su linee esterne con l’acquisizione di Preqin annunciata a novembre 2024 e completata a marzo 2025. “Siamo molto felici di poter annunciare a meno di un anno dall’acquisizione la prima integrazione operativa profonda tra eFront (piattaforma di Aladdin sui private markets) e Preqin”, afferma Davide Manstretta, Head of Aladdin Product for Private Markets.
Il manager italiano parla di “un passo verso la continuità operativa tra pre-investimento e post-investimento nel mondo dei mercati privati”. “Nel pre”, racconta, “la valutazione delle opportunità passa ancora spesso da processi perlopiù offline con dati reperiti direttamente o su una pluralità di piattaforme. Nel post, invece, la macchina si sposta sul monitoraggio ricorrente mensile o trimestrale di KPI finanziari e operativi, terreno in cui eFront ha costruito la propria base”.
L’integrazione mira a rendere più lineare l’intera catena: analisi, selezione, prima due diligence, costruzione o ribilanciamento del portafoglio, fino a misurazione della performance e benchmarking, con l’obiettivo di “portare dati e analytics su un’unica piattaforma tecnologica”. Il risultato atteso è “ridurre frizioni tra fasi e strumenti, e trasformare la ricerca e il monitoraggio in un continuum operativo”.
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Apertura, integrazione e pragmatismo operativo. Anche in Italia
La novità, chiarisce Manstretta, si rivolge in prima battuta ai “limited partners”, quindi a investitori istituzionali, ma la traiettoria include la componente wealth, dove BlackRock dispone di una soluzione dedicata, Aladdin Wealth. L’obiettivo non è soltanto facilitare “monitoring e reporting”, ma sostenere l’advisory: “I clienti manifestano bisogni sempre più complessi di gestione di portafoglio andando oltre l’oramai ‘superato’ approccio 60/40 verso un’allocazione con una quota crescente in mercati privati”.
In chiusura Chouman e Manstretta insistono su un punto che vuole correggere una percezione diffusa: Aladdin non è un monolite. “Siamo costruiti per interagire con soluzioni di terze parti e con soluzioni sviluppate dai clienti”, un’esigenza tipica soprattutto nel wealth. Un pragmatismo che consente, nella lettura fornita dai manager di tenere insieme scala e specificità, innovazione e vincoli, public markets e private markets.
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