Reddito fisso, quanto valore nel credito e nei governativi!
30 dicembre 2019
di REDAZIONE
5 min
Investire in obbligazioni governative e nel credito globale dei Paesi sviluppati nel 2020. Conviene? Alcuni dei maggiori gestori globali spiegano perché sono convinti di sì
Terza puntata della nostra rassegna degli outlook 2020 delle Sgr globali attive in Italia. Ecco il calendario delle pubblicazioni con i link degli articoli pubblicati finora:
2.1 – Analisi tecnica: prospettive dei mercati dai principali indici di mercato;
Domani i mercati finanziari chiuderanno un anno all’insegna dei rialzi. Tutte le principali classi di investimento – azioni, obbligazioni, oro, petrolio – hanno segnato un andamento positivo: nel 2019 il valore delle Borse globali è cresciuto di 17mila miliardi di dollari (balzando da 67mila a 84mila miliardi di dollari), e apprezzamenti considerevoli sono stati raggiunti anche per i cosiddetti beni rifugio: l’oro si è apprezzato del 15%, il Bund tedesco a 10 anni è salito dell’8%, i Treasury Usa di oltre il 10%.
Più in generale le obbligazioni europee categoria investment grade hanno generato un rendimento vicino al 4%. Ma anche le obbligazioni high yield sono salite molto: +14% negli Usa e +17% in Europa.
Le ragioni, come da oltre un decennio, sono da ritrovarsi prevalentemente nell’azione delle banche centrali: la Federal Reserve a inizio anno ha cambiato politica monetaria, passando dal tightening a nuovi tagli dei tassi, spingendo a sua volta le altre grandi banche centrali (Bce compresa) nella stessa direzione espansiva. E non è finita.
“Sarebbe così bello se la Fed tagliasse i tassi di interesse e portasse avanti un piano di quantitative easing. Il dollaro è molto forte rispetto alle altre valute e non c’è praticamente inflazione. Questo è il momento di farlo. Le esportazioni volerebbero” ha twittato Donald Trump lo scorso 17 dicembre.
La ricerca del rendimento è un tema fondamentale nell’era dei tassi di interesse ai minimi storici e delle Banche Centrali che sono ripartite con programmi di Quantitative Easing (QE).
Ciò detto, il rallentamento delle economie globali e l’aumento dei rischi geopolitici stanno portando a una forma di deterioramento delle prospettive economiche. A livello globale, le banche centrali si trovano in un ciclo di allentamento e i rendimenti obbligazionari dovrebbero continuare a rimanere bassi. E la dinamica dei tassi di interesse sempre vicina allo zero continuerà a condizionare i rendimenti dei titoli di Stato anche nel 2020. È probabile che i rendimenti sulla maggior parte dei principali titoli di Stato siano negativi, tranne che negli Stati Uniti. E fuori dalle obbligazioni governative il clima per i bond è all’insegna del “sereno variabile” secondo gli outlook 2020 dei principali gestori e analisti globali.
La strada maestra per investire in obbligazioni nel 2020 è quindi quella di aumentare il rischio di portafoglio con scelte spesso non convenzionali e l’adozione di strategie flessibili. Quali saranno i driver di performance, potranno migliorare le performance già positive mostrate nel 2019? Che ruolo svolgeranno le banche centrali? Quali invece possono essere i venti contrari?
Preferenza per i Treasuries, prudenza sul credito
Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di Pictet AM
Il 2019 passerà agli annali come uno dei più sorprendenti per gli investitori obbligazionari. Ma per Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di Pictet AM, le prospettive per il 2020 dei mercati obbligazionari globali appaiono oggi molto asimmetriche: ritorni assoluti attesi bassi, nella migliore delle ipotesi, negativi se il ciclo economico dovesse recuperare vitalità
“Se è lecito aspettarsi la volontà delle banche centrali di agire con prudenza, è alquanto improbabile che ci sia molto spazio, in caso di necessità, per incrementare le misure di stimolo monetario laddove (Europa e Giappone) i limiti, tecnici e ‘politici’ sembrano essere oramai esauriti. Saranno i governi a doversi fare carico, laddove possibile, del compito di stimolare la crescita con politiche fiscali espansive e questa, considerato il punto di partenza dei rendimenti, non è una buona notizia per gli investitori obbligazionari in queste aree geografiche.
“Di qui la preferenza per i Treasuries americani. La Fed avrebbe ancora spazio per tagliare i propri tassi di riferimento se fosse necessario; nello scenario opposto, dovesse la congiuntura economica migliorare, la parte breve/intermedia della curva dei Treasuries offrirebbe una certa protezione (a differenza della parte lunga) nella dichiarata volontà della Banca Centrale americana di restare accomodante per un periodo prolungato per consentire all’inflazione (oggi assente) di recuperare e superare gli obiettivi prefissati (2% PCE) prima di reagire alzando i propri tassi d’interesse. Di qui, da un punto di vista di posizione a valore relativo, raccomandiamo l’acquisto della parte breve/intermedia (3/5 anni) della curva dei Treasuries e la simultanea vendita della parte lunga (30 anni).
“La sorpresa negativa del 2020 per i mercati obbligazionari (in particolare sulle scadenze più lunghe), sarebbe la ricomparsa dell’inflazione, oramai derubricata da molti come un retaggio del passato. In un contesto di piena occupazione negli USA e di pressioni salariali già manifestatesi nel corso del 2019, un rafforzamento della congiuntura nel 2020 potrebbe riportare il tema dell’inflazione all’attenzione dei mercati. Di qui la nostra raccomandazione di evitare la parte lunga della curva dei rendimenti e la preferenza per i Treasuries indicizzati all’inflazione, interessanti dal punto di vista valutativo e il grado di preservare valore laddove il rischio inflazionistico dovesse venir ri-prezzato dai mercati.
“Sul mercato delle obbligazioni societarie manteniamo un approccio prudente: sulla scia del rinnovato allentamento monetario delle banche centrali, il mercato del credito ha fatto registrare flussi record (secondo alcune stime, oltre 350 miliardi nel 2019 solo sul mercato US) comprimendo gli spread di credito a livelli tali da non compensare adeguatamente non solo il rischio di un deterioramento del merito di credito delle aziende emittenti nella scenario di un rallentamento macroeconomico, ma anche quello di un vuoto di liquidità nel momento in cui gli investitori dovessero decidere, in contemporanea, di liquidare i propri investimenti nell’asset class”.
Gli USA non saranno più il porto sicuro dei capitali globali
Nick Wall, co-gestore del Merian Strategic Absolute Return Bond Fund
Invece per Nick Wall, co-gestore del Merian Strategic Absolute Return Bond Fund gli USA si sono riallineati con il resto del mondo, con la forza del dollaro che ha danneggiato gli utili, il crollo dei mercati azionari alla fine del 2018 e i tassi più elevati che hanno avuto un effetto negativo sulle parti dell’economia più sensibili ai tassi di interesse. Come investire?
“Vi sono tre condizioni chiave per invertire questa ‘trappola’ di crescita bassa e debito in dollari elevato: 1) una Fed più accomodante, 2) un contesto geopolitico e commerciale in miglioramento e 3) il venir meno delle pressioni verso una riduzione della leva in Cina. Tutte e tre queste condizioni si stanno realizzando, ponendo le basi per un’inversione dei trade che hanno funzionato così bene a partire dalla fine del 2018.
“La Fed ha tagliato i tassi rapidamente e ha interrotto il quantitative tightening, ampliando il proprio bilancio tramite l’acquisto di T-Bill. Ciò rende meno probabile che la consistente emissione di debito statunitense per finanziare il deficit tagli fuori dai mercati altri investimenti e provochi ulteriori incidenti sul mercato REPO. La Fed continuerà ad acquistare T-Bill più a lungo di quanto si aspetta, altrimenti rischia di perdere nuovamente il controllo dei tassi a breve termine. Con il Governo che produce ampi deficit, non crediamo che la Fed sia in grado di controllare contemporaneamente sia le dimensioni del proprio bilancio sia i tassi a breve termine.
“Anche il contesto geopolitico è parecchio migliorato, sebbene si tratti di una pace fragile. Dal lato USA, il ciclo elettorale sta facilitando una risoluzione. Il Presidente Trump si è vantato della forza dell’economia e dell’azionario, mentre alcuni ‘swing state’ – gli Stati chiave per le elezioni USA – vendono una grande quantità di prodotti agricoli alla Cina. Con l’economia statunitense che inizia ad essere più vulnerabile a una recessione, vi sono maggiori incentivi a raggiungere un accordo con Pechino.
“In conclusione, vi sono le condizioni per un’inversione delle dinamiche di mercato che hanno determinato l’andamento dei prezzi e i flussi di capitale fin dall’elezione di Trump. Il capitale confluito nei bond globali, nell’azionario USA e nei mercati monetari statunitensi si sposterà altrove alla ricerca di rendimenti più elevati, se il contesto geopolitico migliorerà e la Fed manterrà i tassi su livelli bassi. Con le obbligazioni core molto costose e il mercato che sottopesa il debito locale emergente, saremo pronti a riallocare il rischio a seconda di come si evolverà la situazione”.
Diversificazione, parola d’ordine del reddito fisso
Ibrahima Kobar, Deputy Chief Executive Officer e Global CIO di Ostrum AM (gruppo Natixis)
Il 2019 è stato un anno di tensioni protezionistiche, una continua saga sulla Brexit e una crescita più lenta, sia nei mercati sviluppati sia in Cina. Tenendo presente questa situazione, Ibrahima Kobar, Deputy Chief Executive Officer e Global CIO di Ostrum AM (gruppo Natixis) si attende che i tassi a lungo termine aumenteranno solo leggermente, con un lieve aumento degli spread creditizi
“Riteniamo che la percezione del rischio sarà più bassa nel 2020, soprattutto a causa di 1) indicatori anticipatori che toccano i minimi, 2) la politica monetaria che resterà decisamente accomodante e 3) un allentamento delle tensioni commerciali, anche se bisogna prestare molta attenzione all’impatto della crisi di Hong Kong.
“Nel lungo periodo, tuttavia, i tassi di interesse sono destinati a rimanere bassi e persino negativi nella maggior parte dei paesi europei. Guardando ai mercati azionari, la stabilità dovrebbe essere la parola d’ordine e la volatilità dovrebbe rimanere bassa con l’indice V2X al 13%. L’allocazione suggerita da Ostrum AM prevede quindi un 65% sull’obbligazionario, un 25% sull’azionario e un 10% su attività liquide con l’obiettivo di perseguire il rendimento.
“Con riferimento all’obbligazionario preferiamo il credito sovrano rispetto al credito investment grade, per fungere da ammortizzatore in caso di scenari negativi. Abbiamo un sovrappeso sul credito BBB e sui sovrani periferici dell’area euro, con l’obiettivo di perseguire il rendimento. Gli acquisti di titoli a breve termine (3-5 anni) saranno utili per contenere l’impatto sulla duration. Infine, nell’ambito della nostra strategia basata sui rendimenti, preferiamo il debito dei mercati emergenti in valuta forte e l’high yield.
“Nel 2020 sarà importante mantenere un approccio diversificato all’allocazione. Sarà essenziale orientare le riserve di liquidità per sfruttare le opportunità derivanti dalla volatilità, che sarà una componente fondamentale sui mercati nel 2020”.
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
La società vede nel boom delle emissioni degli hyperscaler un possibile cambio di paradigma per il reddito fisso: mentre le aziende tech finanziano investimenti destinati a generare ricavi, i governi affrontano fabbisogni crescenti legati soprattutto alla spesa corrente
Per il gestore della casa, il mercato obbligazionario è oggi più solido che nell’ultimo decennio. Ma la pressione sul decennale USA e gli spread compressi rendono meno remunerativo il beta. Spazio allora alla selezione, con finanziari e inefficienze di mercato nel mirino
La casa svizzera resta positiva sulle Borse nonostante l’inflazione persistente e l’incertezza geopolitica. Sovrappeso su emergenti, Giappone e banche europee. Sul credito la selezione premia duration breve, high yield e CLO, mentre gli hyperscaler restano fuori dai portafogli. Attenzione anche all’oro
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Prevista una leggera frenata nel secondo semestre rispetto al primo. Hyperscaler e finanza strutturata in testa. Intanto il picco delle scadenze del debito speculativo si è spostato al 2031
Boom di domanda per i tre titoli in valuta Usa emessi dal Tesoro. I gestori: ecco qual è la strategia di Roma e a cosa devono guardare gli investitori europei. Il Treasury? Resta centrale
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Monica Defend, responsabile dell’Amundi Investment Institute, e Vincent Mortier, cio di Amundi, tracciano la rotta per i prossimi mesi: disciplina, diversificazione e uno sguardo lungo
Secondo Schroders, la struttura stessa degli indici obbligazionari e le inefficienze del mercato del credito stanno spingendo sempre più investitori verso strategie attive. Un cambio di approccio che trae ulteriore forza da un contesto fatto di valutazioni elevate e crescente incertezza macroeconomica
Secondo Edwin Wilches, managing director della società, il segmento offre rendimenti interessanti con elevati livelli di protezione. Ma sconta ancora la diffidenza del mercato. Nella revisione normativa la chiave per rilanciarlo. Intanto focus sulle CLO
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