La società celebra i quattro anni d’attività lanciando due veicoli dalla dotazione rafforzata. Aziende innovative il target, con un occhio al biotech per i ritorni. Il ceo Costantini: “Tre operazioni entro sei mesi”
Non solo il ritorno dei mega-deal o il rinnovato appetito degli investitori istituzionali per i mercati privati. A spingere la raccolta del venture capital italiano in questo inizio di 2024 sono anche le iniziative dei singoli player coinvolti, tornati in fibrillazione dopo un anno sottotono a causa di tensioni geopolitiche e condizioni macroeconomiche sfavorevoli. L’ultima in ordine di tempo porta la firma di Neva SGR, società del gruppo Intesa Sanpaolo, che ha festeggiato i quattro anni di attività lanciando due nuovi fondi da 500 milioni di euro. Una gamma che raddoppia la dotazione rispetto alla generazione di veicoli precedenti e conferma l’interesse della casa di gestione per le società ad alto contenuto innovativo.
Luca Remmert e Mario Costantini, presidente e ceo di Neva SGR
Per presentare i due nuovi fondi insieme i risultati conseguiti in quattro anni e alle prospettive di crescita, Neva SGR ha riunito oggi alle Officine Grandi Riparazioni di Torino una vasta platea di operatori del settore. Gli obiettivi fissati dalla società per i prodotti in rampa di lancio sono sfidanti: Neva II punta infatti a una raccolta finale di circa 400 milioni di euro, da investire nelle migliori aziende emergenti altamente innovative a livello mondiale, mentre Neva II Italia prevede di attirare fino a 100 milioni di euro da riservare esclusivamente a realtà italiane.
Entrambi i veicoli hanno il mandato di concentrare la propria attenzione su soggetti che operano in settori di prioritaria importanza per il futuro del pianeta, dalle scienze della vita alla transizione energetica fino alla digitalizzazione ma anche alla produzione manifatturiera di nuova generazione e all’aerospazio. “Si tratta di settori”, ha detto il ceo e general manager Marco Costantini, “che promettono di raggiungere un giro d’affari importante e dai quali quindi ci si aspetta possano arrivare interessanti rendimenti per gli investitori”. Dal punto di vista della partecipazione, Costantini ha spiegato che 200 milioni arriveranno dalla stessa Intesa mentre gli operatori istituzionali conferiranno 50 milioni e i privati altri 200. “Un fondatore capace, grande programma di crescita, prodotto valido e non replicabile sono le caratteristiche dei target cui puntiamo”, ha aggiunto l’ad, precisando come in pipeline siano previsti “tre investimenti entro l’anno su diverse geografie”.
Il ruolo del biotech e i piani futuri
Tra i vari settori sui cui i due nuovi fondi punteranno, quello che oggi viene visto da Neva come papabile di offrire il maggior numero di exit a valore rilevante è il biotech. Lo ha spiegato lo stesso Costantini, sottolineando come Neva II abbia in programma di investire 100 milioni di euro su 500 in dieci società del comparto. “Dal punto di vista del ritorno”, ha detto, “si tratta di un ambito ad alto potenziale ma anche ad alto tasso di rischio perché c’è una grande sfida legata ai processi di acquisizione dei big pharma americani e ai risultati dei medical trial”. Da qui l’obiettivo di costruire partecipazioni dotate di una tecnologia tale da poter essere acquistate da big pharma per oltre 1,5 miliardi di dollari. Un’ambizione che si intreccia con quella, più generale, di arrivare ad avere “una quota non inferiore al 10% in 15 soggetti da oltre un miliardo di exit value”. Il periodo di sottoscrizione si concluderà nel 2026, così da permettere a Neva di dialogare con le casse di previdenza e gli altri soggetti istituzionali: “Lo faremo mostrando quello che stiamo facendo con la prima exit, un 8-10% del capitale già ritornato”, ha aggiunto il ceo. La raccolta non si limiterà però a questi interlocutori ma sarà fatta anche sul mercato, con risorse da privati e grandi famiglie (anche coinvolte nella rete di Intesa). “Nella strategia c’è l’espansione dei partner pure sull’estero”, ha concluso il ceo, “ovviamente si tratta di posizionarci, farci conoscere nel medio periodo”.
Nata nel 2020, Neva ha dovuto affrontare non solo le difficoltà causate dalla pandemia ma anche gli effetti sull’economia di inflazione e tensioni geopolitiche. Tuttavia, ha fatto sapere il presidente Luca Remmert, la società è riuscita comunque a raggiungere anzitempo gli obiettivi prefissati e a investire circa 170 milioni di euro in oltre 40 società altamente innovative a forte crescita. Tre, in particolare, i prodotti già in essere prima dell’annuncio delle due new entry dal parte del management: Neva First Italia per le realtà nazionali, Fondo Sei per lo sviluppo degli ecosistemi innovativi italiani e Neva First per gli investimenti globali. Proprio quest’ultimo, ha precisato il management, “ha chiuso con un anno di anticipo il periodo di composizione del portafoglio e la prima distribuzione di capitale ai sottoscrittori grazie alla valorizzazione dell’uscita dal capitale di Cyberint dopo la sua recente acquisizione da parte dell’operatore globale di cybersecurity Check Point”. Il veicolo, è tornato a puntualizzare Costantini, vanta un plusvaloredi 50 milioni di euro in valore attualizzato al 30 giugno con un 1,3x sul capitale investito: “Un ottimo numero considerando che molte società sono entrate in portafoglio negli ultimi 18 mesi e operano in ambiti innovativi dove la valutazione cresce nel caso di round successivi”.
Tre aree e tre strategie per Neva First
L’ad ha spiegato che il portafoglio si può essenzialmente dividere in tre aree. In primis ci sono dieci top contributor, con un potenziale di ritorno di tre-otto volte, per ciascuno dei quali sono stati investiti circa 10 milioni di euro. Vengono poi i good contributor, 15 società su cui sono stati allocati poco meno di 70 milioni e dal ritorno stimato di due-tre volte. Chiudono i minor contributor, 13 destinatarie di 30 milioni di euro e con un resa da 0,3 volte a una volta. Gruppi ai quali corrispondono tre strategie diverse: “I primi possono valere sopra i 500 milioni l’uno all’uscita e quindi vanno supportati fino alla fine, sui secondi l’obiettivo è mixare valore e tempo mentre sui terzi si punto alla dismissione le minor tempo possibile”.
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