Il dato segna un cambio di passo dalla contrazione di ottobre e il primo risultato positivo negli ultimi cinque mesi. Merito del rimbalzo della produzione automobilistica e del rafforzamento dei servizi. Ma gli economisti restano cauti sulle prospettive lungo termine per crescita e tassi
L’economia di Sua Maestà non smette di inviare segnali contradditori. L’ultimo è rappresentato dal PIL del mese di novembre, che si è attestato in crescita dello 0,3% ha superato il +0,1% atteso dagli analisti. Una rilevazione che segna un’inversione di tendenza rispetto alla flessione dello 0,1% osservata in ottobre e offre segnali incoraggianti sullo stato di salute dell’isola, anche se gli esperti predicano cautela sulle prospettive future del Paese e sulle prossime mosse della Bank of England in materia di tassi.
Come evidenziato dall’Office for National Statistics (ONS), l’ente equivalente al nostro Istat che si occupa delle rilevazioni statistiche, a sostenere la crescita sono stati soprattutto il rimbalzo della produzione automobilistica e il suo riflesso su quella manifatturiera in senso lato (+2,1%) . Il ritorno alla piena operatività degli impianti di Jaguar Land Rover, dopo che la società era stato costretta a sospendere la produzione per l’intero mese di settembre a causa di un cyberattacco, ha avuto in particolare un impatto rilevante sui numeri complessivi del settore. La normalizzazione delle attività, avviata gradualmente in ottobre, ha quindi portato a novembre a un aumento del 25,5% nel numero di nuovi veicoli. Accanto all’industria, anche il comparto dei servizi ha mostrato segnali di rafforzamento: l’ONS segnala infatti un incremento dell’attività in concomitanza con la presentazione del Budget il 26 novembre, con un contributo significativo sia da parte della consulenza contabile e fiscale sia di tutte quelle prestazioni r tradizionalmente sensibili alle scadenze e alle novità di politica economica.
Ma tra gli esperti regna la cautela
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Il dato mensile è stato accolto positivamente dagli addetti ai lavori, che non hanno però mancato di invitare alla cautela nell’effettuare previsioni sulla traiettoria di lungo periodo dell’economia britannica. Un esempio di questo approccio viene da Richard Flax, chief investment office di Moneyfarm, secondo cui il miglioramento del PIL registrato nel mese di novembre ha assunto un significato particolare perché è maturato in un contesto decisamente complesso e in concomitanza con il delicato mese della presentazione del budget. “Se da un lato l’economia ha messo a segno la prima espansione dallo scorso giugno”, ha sottolineato il manager, “solo i dati su inflazione e mercato del lavoro in pubblicazione la prossima settimana offriranno gli elementi per valutare lo stato di salute dell’economia britannica”.
Ruth Gregory, economista di Capital Economics
Ruth Gregory, economista della società di consulenza Capital Economics, ha invece sottolineato come il dato mensile suggerisca che “l’economia si avvia verso il 2026 con un po’ più di slancio di quanto pensassimo”. Ha però avvertito anche che la forza di novembre è probabilmente “un rimbalzo piuttosto che il segnale di una crescita strutturalmente più solida di quanto stimato”. Quanto alle prossime mosse della BoE, che a dicembre prevedeva un’assenza di crescita nell’ultimo trimestre del 2025 dopo un marginale aumento dello 0,1% nei tre mesi fino a settembre, una lettura chiara è arrivata da direttore economico dell’Institute of Chartered Accountants in England and Wales: Suren Thiru. L’economista ha affermato che i dati rendono meno probabile un taglio dei tassi da parte della banca centrale a febbraio, poiché offrono ai decisori preoccupati per l’inflazione “un livello di conforto sufficiente sulle condizioni economiche per rinviare una nuova riduzione della politica monetaria”.
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