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Dall’indagine del Forum per la Finanza Sostenibile emerge un aumento dell’attenzione degli operatori per il tema. E sempre più clienti sono pronti a investire secondo criteri Esg. Specie nel settore agroalimentare. Cresce l’abitudine a informarsi sui fatti economici ma il consulente non perde di centralità
Otto risparmiatori su dieci conoscono gli investimenti Esg e molti di loro sono disposti a metterli in pratica con un particolare focus: il settore agroalimentare. È quanto emerge dall’indagine del Forum per la Finanza Sostenibile, che mostra come cresca sempre di più la sensibilità al tema presso i clienti del risparmio gestito. Un documento, realizzato insieme a Bva Doxa e presentato alla 12esima edizione delle Settimane SRI, dal quale emerge come l’interesse per la questione sia in ascesa anche tra gli operatori. Al pari dell’impegno a promuoverla presso il pubblico.
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Cresce la coscienza green. Ma le priorità restano altre
Il sondaggio, posto in apertura della principale rassegna sulla finanza sostenibile, ha coinvolto 1.200 clienti retail con un investimento medio di almeno mille euro nel 2023 (di cui 505 con un minimo di 20mila euro investiti). Stando ai risultati, non solo il 78% di intervistati ha sentito parlare di finanza sostenibile (un dato stabile rispetto al 2022), ma si conferma al 21% la quota di chi ha già sottoscritto prodotti Sri (la quota sale al 28% presso chi ha portafogli dai 20mila euro in su) mentre sale al 41% l’incidenza di chi ha ricevuto una proposta di sottoscrizione. Risultati figli anche della maggiore promozione da parte dell’industria, di cui due dati su tutti sono indicatori: il 47% dei risparmiatori a conoscenza del fenomeno percepisce un aumento delle competenze e dell’attenzione nel settore mentre la metà dice di aver ricevuto più informazioni sui prodotti da banche, assicurazioni o consulenti finanziari.
La centralità del consulente tra nuove e vecchie abitudini
Tutto questo nonostante la scala di priorità veda in testa, per un interlocutore su due, l’inflazione e il carovita mentre il cambiamento climatico si colloca solo al terzo posto (27%) dietro alla crisi energetica (34%). Una piramide che inevitabilmente influisce sulle attitudini di investimento generali. Dopo il disorientamento del 2022, i risparmiatori si muovono con grande cautela: l’80% predilige un orizzonte temporale di medio-breve periodo (cinque o addirittura due anni al massimo) e si nota un orientamento a prodotti con basso rischio (63%). Eppure, non tutti gli effetti della recente crisi dei mercati sono negativi. Nella gestione dei prodotti finanziari, ad esempio, il sondaggio rivela come il consulente resti un punto fermo: tanto che il 73% degli intervistati dichiara di avere una figura di riferimento per le proprie scelte e il 75% vi si affida nel momento della sottoscrizione dei prodotti. Non solo. Il 64% del campione dice di aver cambiato le proprie abitudini e finanziarie nell’ultimo periodo: il 39% sta accantonando somme maggiori per il futuro della propria famiglia, il 35% si informa di più, il 24% si sta orientando verso prodotti meno rischiosi anche se meno redditizi. Solo del 15% la quota di chi disinvestendo i propri risparmi.
“L’indagine conferma l’attualità dei temi Esg cari alla finanza sostenibile, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta”, ha commentato il presidente il presidente del Forum per la Finanza Sostenibile Massimo Giusti. Che ha aggiunto: “Se per i primi ormai è stabile la quota della platea degli interessati, dal lato dell’offerta si registra una sempre maggiore consapevolezza e voglia di informare sempre meglio e sempre più dettagliatamente i propri clienti”.
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Agroalimentare il settore di maggior interesse
Quanto all’agroalimentare, due terzi del campione (63%) dichiara di essere disponibile a esporvisi con criteri Esg e questo anche perché il 46% lo ritiene fondamentale per la sostenibilità ambientale mentre il 36% lo identifica quale area in cui sostenere il tessuto produttivo italiano. Una tendenza, tanto più forte quanto più aumenta la dimensione del portafoglio, che è riflesso di precise scelte di consumo. Il 93% dei rispondenti dichiara infatti di compiere con regolarità scelte di acquisto volte a limitare gli sprechi alimentari, l’81% acquista prodotti locali o a chilometro zero e il 68% compra beni con certificazioni ambientali o provenienti da filiere etiche. Infine, l’80% è disposto a spendere di più per i prodotti biologici. Tuttavia, in un contesto inflazionistico come quello attuale, il principale ostacolo alla diffusione di scelte green viene identificato nei prezzi troppo elevati (72%). Seguono fattori quali la mancanza di informazioni per valutare la sostenibilità di ciò che si compra (32%) e dalla diffidenza verso i marchi (27%).
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Sul piano degli interventi per la salvaguardia ambientale nella filiera agroalimentare, gli intervistati ritengono prioritari l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili (per il 43%), la riduzione dell’impiego di pesticidi (40%) e la limitazione degli allevamenti intensivi (38%). Sul piano sociale, le priorità di intervento riguardano lo sviluppo dell’economia locale con il mantenimento delle aziende nei territori (43%) ma anche il supporto alle aziende italiane (41%) così come l’importanza della legalità tramite il contrasto al lavoro nero (41%) e il controllo delle condizioni di lavoro lungo tutta la catena del valore (34%). Tra gli ambiti del settore agroalimentare considerati maggiormente attrattivi in Italia, il 43% dei risparmiatori indica il segmento vinicolo e, a seguire, l’ortofrutticolo (33%) insieme al latteo-caseario (33%).
“Gli operatori finanziari devono cogliere l’opportunità rappresentata da questa accresciuta domanda di qualità e fornire ai risparmiatori responsabili un accesso privilegiato alle fonti di finanziamento”, ha detto il direttore del Forum Francesco Bicciato. Che ha aggiunto: “Allo stesso tempo è indispensabile rafforzare le aziende dell’agroalimentare di qualità perchè assicurino un’offerta adeguata alla domanda e garantiscano agli investitori sostenibili maggiori opportunità”.