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Fida ha passato in rassegna i prodotti ad alta sostenibilità venduti al pubblico retail. Domina l’equity tra le asset class, mentre la strategia più usata è l’esclusione. Ritorni inferiori del 3,5% al totale del mercato. Ma nella top ten l’AI spinge i rendimenti
Con gli effetti del climate change sempre più evidenti, cresce la percezione che un cambio di passo della finanza sostenibile sia indispensabile. Tanto tra i risparmiatori quanto tra gli investitori professionali. Nella remunerazione dei vertici aziendali, ad esempio, i fattori Esg hanno un peso sempre maggiore. Allo stesso modo, il 54% dei fondi pensione indica l’Esg Identity come criterio di selezione degli asset manager. E perfino nel mondo della gestione passiva, l’onda verde pare pronta a dilagare. Ecco perché abbiamo passato in rassegna i migliori prodotti articolo 9 nel tentativo di individuare schemi ricorrenti e indicazioni utili ad affrontare un contesto ancora dominato dall’incertezza su inflazione, tassi di interesse e recessione.
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Fonte: Fida
L’universo d’osservazione
A circoscrivere l’universo d’osservazione è stata Fida (Finanza Dati Analisi), società di sviluppo applicazioni software per i servizi finanziari e di distribuzione e analisi di dati nel risparmio gestito, che ha analizzato per FocusRisparmio gli andamenti registrati fino al 31 ottobre 2023 dagli strumenti interessati (raggruppati in categorie omogenee per politica di investimento e altre caratteristiche quali-quantitative). In base ai dati raccolti, i fondi comuni ad alta sostenibilità distribuiti in Italia risultano essere 984 (il 4,7% dei quasi 21mila totali). Si tratta di un segmento che presenta un grado rischio medio (SRRI) del 3,87 (3,6 quello di tutto il mercato) e che, dal 1° gennaio a oggi, ha reso 355 punti base in meno rispetto all’intero mondo retail: -3,08% contro 0,47%.
Fonte: Fida
Maggiore esposizione azionaria
Secondo la financial analyst di Fida, Monica Zerbinati, prestazioni e rischiosità sono in parte spiegabili con “la maggiore esposizione azionaria dei fondi più sostenibili”: quasi il 70% è infatti focalizzato sull’equity, contro il 40% scarso del totale dei prodotti, mentre l’universo obbligazionario rappresenta il focus di appena un quinto delle strategie subito prima di quello diversificato (5,16%). Elevato, nota ancora Zerbinati, è però anche il divario di prodotti a ritorno assoluto: “Rappresentano una quota inferiore al 2% all’interno della categoria a fronte di un 17,4% sul totale dei fondi, un altro fattore che può aver inciso sul livello di performance”.
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Strategie, esclusione negativa in testa
Fonte: Fida
A livello di strategie, spiega ancora Zerbinati, è possibile individuare nell’esclusione negativa quella a maggiore diffusione tra i comparti più sostenibili. Questo approccio, che prevede di eliminare dal portafoglio settori o società non allineati a uno specifico criteri di riferimento, è infatti adottato in un terzo dei casi. Lo seguono, rispettivamente con il 27% e con il 18% di incidenza, il cosiddetto norms nased screening e il sustainability themed investing: il primo può essere definito come un metodo in forza del quale gli investimenti sono sottoposti a screening con l’obiettivo di valutarne la compatibilità rispetto agli standard minimi di business practice basati sulle normative internazionali di riferimento; il secondo consiste nell’individuazione di temi specifici, dall’acqua alle energie alternative fino all’agritech. Spicca come dato, aggiunge la senior analyst, anche “l’elevata incidenza dei prodotti che si concentrano su temi legati principalmente all’ambiente”: sono 199 contro 129 multi-focus e 40 dedicati a questioni sociali, a dimostrazione di come il green rappresenti ancora la dimensiona predominante.
Tanta AI nella top ten
Fonte: Fida
La classifica dei prodotti stilata da Fida propone i primi dieci migliori fondi conformi alle prescrizioni dell’Art.9 Sfdr per rendimento nell’anno corrente. In corrispondenza di ogni comparto viene ovviamente individuata la classe maggiormente performante. A dominare il ranking è un prodotto di recente emissione che coniuga la sostenibilità degli investimenti con un altro tema mainstream: l’intelligenza artificiale, settore oggi protagonista di un forte rally. Il veicolo, chiamato TCW Global Artificial Intelligence Sustainable Equity, vanta infatti una performance year-to-date del 24,31%. Al secondo posto, con il 21,12%, c’è un altro fondo improntato su questa tecnologia: Oddo BHF Artificial Intelligence, veicolo tematico che usa l’AI per investire in titoli azionari globali. Sul terzo gradino del podio spicca invece il più tradizionale Carbon Impact 2026 di La Française, un prodotto che rende il 20,77% da inizio anno ma è primo nei 12 mesi grazie a un robusto +24,1%.
Da sottolineare, osserva Zerbinati, come i migliori prodotti proposti si distinguano anche per livelli di rischiosità non trascurabili: “Lo dimostrano parametri quali la standard deviation a doppia cifra nel breve periodo e indicatori sintetici di rischio medio-alti”. Altro dato che colpisce è la forte presenza di case d’Oltralpe e svizzere, dalle stesse Oddo e La Française a Carmignac, a dimostrazione di come il Paese sia più avanti nell’approccio ai temi della finanza sostenibile.
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Un indice innovativo
“Come lecito attendersi, i fondi conformi all’Art.9 ottengono i FIDarating ESG più elevati: tre su cinque ricevono infatti il rating massimo (pari a cinque), mentre tra gli Art. 8 meno di uno su 100”, spiega Zerbinati. Il riferimento dell’analista è al primo rating italiano di sostenibilità dei prodotti di risparmio gestito, una metrica che integra diversi elementi complementari per valutare fondi e Sicav: dal grado di sostenibilità del singolo fondo in coerenza con la normativa europea a una valutazione trasversale degli strumenti gestiti dall’asset manager, con focus sulla Csr aziendale e la gamma prodotti. Senza dimenticare la trasparenza, intesa come disponibilità del gestore a condividere le informazioni rilevanti, e la tradizionale analisi di portafoglio.
Fonte: Fida
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