L’Oracolo lascia la guida di Berkshire Hathaway a 94 anni. “Dal 2025 Greg Abel nuovo direttore generale, ma resto a disposizione”. E sul presidente USA: “Sbagliato usare il commercio come arma”
Ha dominato la finanza mondiale per oltre mezzo secolo, ma ora è arrivato anche per lui il momento di appendere la cravatta al chiodo. All’età di 94 anni Warren Buffett ha deciso di lasciare la guida della sua Berkshire Hathaway, la società fondata nel 1965 come azienda tessile e poi trasformata in una holding d’investimento dal valore di oltre mille miliardi e con più di 300 miliardi di dollari di attività. Una scelta che il guru dei mercati, capace di conquistarsi l’appellativo di Oracolo per la sua capacità di interpretare al meglio ogni scenario, ha comunicato direttamente all’assemblea degli azionisti insieme alla designazione del suo successore: il vicepresidente Greg Abel.
“Quello che è successo negli ultimi 30-45 giorni non è davvero niente”, ha detto Buffett tra gli applausi dei soci di Berkshire, ai quali ha illustrato la designazione del nuovo direttore generale dell’azienda. Un cambio di testimone destinato a concretizzarsi entro fine anno e pensato per valorizzare l’esperienza di Abel, che in 30 anni di carriera tra le fila del conglomerato ha saputo scalare le gerarchie dell’azienda ed è arrivato ad affiancare con successo il sesto uomo più ricco del mondo. Quanto al futuro, Buffett ha precisato che continuerà a “restare a disposizione” per dare una mano ma ci ha tenuto a sottolineare che sotto la nuova guida le prospettive saranno migliori. Da qui la decisione di non ridurre la propria partecipazione nel capitale sociale, di cui è maggiore azionista grazie a una quota che vale oltre 160 miliardi di dollari.
L’attacco a Trump
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
Non solo l’endorsement ad Abel. Nel suo discorso, Buffett ha anche lanciato un attacco alla politica dei dazi messa in atto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Non c’è dubbio che il commercio possa essere un atto di guerra”, ha detto l’Oracolo di Omaha, che ha però messo in guardia sui rischi di usarlo come arma ed esortato Washington a rilanciare le relazioni con il resto del mondo perché “è ciò che sappiamo fare meglio”. Parole che fanno eco a quelle di due mesi fa, quando è intervenuto ai microfoni della Cbs e ha definito le tariffe “una tassa sulle merci ma non un modo relativamente indolore per aumentare le entrate”. “Raggiungere la prosperità non è un gioco a somma zero”, ha proseguito l’uomo d’affari, che ha spiegato: “Più prospereremo noi e più ci sentiremo al sicuro”. Quindi ha aggiunto che può essere pericoloso per un Paese offendere il resto del mondo rivendicando la propria superiorità. “È un grosso errore quando hai sette miliardi e mezzo di persone che non ti apprezzano e 300 milioni che si vantano di quanto bene hanno fatto”, ha concluso.
Uno degli elementi su cui Buffett ha costruito il suo successo è stata la capacità di puntare su imprese in grado di creare dei vantaggi competitivi significativi rispetto alla concorrenza e di difendere i loro margini anche nei momenti difficili. Imprese come “castelli protetti da fossati”, per citare lo stesso miliardario americano, che forse proprio per questo ha saputo scovare opportunità in tutte le fasi di crisi. Famoso, a questo proposito, il suo motto “sii timoroso quando gli altri sono avidi e avido quando gli altri hanno paura”. Ma il segreto del suo successo non è solo questo. Il guru ha, ad esempio, ha a lungo tempo diffidato dei titoli tecnologici ritenendoli un mercato troppo volatile e più di una volta ha deciso di vendere quote significative del suo portafoglio azionario per costruire un tesoretto di liquidità tuttora nelle casse della società. Un modus operandi che, negli ultimi anni, ha visto il suo esempio massimo con il caso di Apple.
Un addio sulla cresta dell’onda
Buffett lascia dietro di sé una società forte e capace di conseguire risultati positivi anche in un periodo di grande turbolenza sui mercati come quello attuale. Anche se nel primo trimestre dell’anno in corso ha registrato un utile di 9,6 miliardi di dollari, in calo del 14%, Berkshire ha archiviato con un risultato operativo da record: +27% a 47,44 miliardi di dollari, grazie soprattutto alle attività assicurative e ai guadagni derivati dai titoli di Stato. L’utile netto del colosso si è invece attestato a 89 miliardi, dei quali oltre 14 realizzati solo nel periodo ottobre-dicembre, in scia anche ai proventi degli investimenti azionari in Apple e American Express. Ma a raggiungere livelli monstre è stata soprattutto la liquidità, che è raddoppiata anno su anno a 334,2 miliardi in scia alle recenti cessioni di titoli BofA e Citi. In generale, il merito del guru è stato quello di trasformare la società dall’azienda tessile di medie dimensioni che era quando l’acquistò in un gigantesco conglomerato con decine di investimenti nei più disparati settori.
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Secondo le stime di Bain & Company, il mercato AI potrebbe raggiungere quota 6mila miliardi l’anno entro il 2031. Ma i prodotti esistenti possono generare fino a 1.800 miliardi. Per sostenere gli investimenti servono quindi nuove fonti di valore. Le aree più promettenti
A settembre i prezzi hanno accelerato ancora al 3,8%, mentre il dato core si è fermato al 2,5%. Per i gestori, il quadro è troppo complesso e Lagarde interverrà ancora, ma non subito
Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio