Il partito cristiano-democratico sfiora il 30% e lancia Merz alla cancelleria. Crolla l’SpD mentre, AfD vola al 20% ma non governerà. E c’è incertezza su come si comporrà la coalizione. Per gli asset manager, possibile tensione sui Bund. Ma la corsa del Dax non si fermerà (per ora)
Non è un risultato netto quello delle elezioni in Germania. Quanto meno non così netto come speravano a Bruxelles, dove si sperava che dalle urne tedesche uscisse una maggioranza di governo forte e in grado di guidare la locomotiva d’Europa fuori dalla recessione. Mentre gli ultimi spogli proseguono, appare infatti chiaro che il nodo alleanze ci sarà. La CDU del cristiano-democratico Friedrich Merz ha ottenuto oltre il 28% dei voti ma avrà comunque bisogno del supporto di altre forze per vincere l’opposizione dei Verdi ed evitare di dover coinvolgere un’Alternative for Deutscheland al 20% e ormai stabilmente secondo partito del Paese. Uno scenario che induce i gestori a mantenere cautela, tra possibili pressioni sul bund tedesco e la rimozione del freno al debito che potrebbe risultare più difficile del previsto. Anche se una certezza per i portafogli degli inventori restano: il Dax 30 non smetterà di dare soddisfazioni.
Come osservato da diversi analisti, nonostante sia stato annunciato che si troverà la quadra entro Pasqua, la composizione politica che sta venendo a formarsi a Berlino non sarà delle più facili da gestire per Merz. E la causa, secondo Eiko Sievert di Scope Ratings, risiede nel fatto che i tre principali partiti centristi detengono poco meno della maggioranza di due terzi necessaria per modificare la Costituzione in parlamento. I socialdemocratici del premier uscente Olaf Scholz, che rappresentano l’alleato ideale per la CDU, sono infatti crollati dal 16% al 9%. I Verdi, allineati ai cristiano-democratici su alcuni dei dossier più importati per il futuro della Germania, hanno ceduto voti a loro volta alla sorpresa Die Linke e si attestano ora a un magro 13%. L’AFD ha raddoppiato il supporto dall’ultimo appuntamento elettorale ma non può essere inclusa nella partita per via delle sue posizioni di estrema destra. Non solo quindi pare sfumata la possibilità di una coalizione a due, l’unica soluzione in grado di garantire alla compagine di governo una solida presa sul Bundestag, ma si fa concreta l’ipotesi di una coalizione oltre i tre partiti quando sarà il momento di proporre riforme strutturali. E questo implica che il compromesso, probabilmente al ribasso, la farà da padrone nella definizione degli interventi.
Freno al debito, un nodo difficile da sciogliere
La misura che più di tutte promette di finire ora al centro delle discussioni per la costruzione di una maggioranza di governo è proprio quella sul freno al debito, che una parte sempre più consistente dell’opinione pubblica tedesca chiede di rimuovere per permettere al Paese di investire maggiore risorse nel rilancio dell’economia. Secondo i gestori, tuttavia, portare a casa questa riforma non sarà un’impresa facile per Merz. Per Felipe Villarroel, portfolio manager di TwentyFour Asset Management (Vontobel), la prospettiva positiva di una coalizione a due potrebbe essere compensata ad esempio dal fatto che Die Linke e AfD abbiano un terzo dei seggi. “Questi due partiti possono bloccare le riforme costituzionali”, afferma, precisando che gli uomini di Reichinneck sono sì favorevoli a modificare il debt brake ma non a una maggiore spesa per la difesa o agli aiuti all’Ucraina”. E anche se qualche spiraglio di negoziazione con la new entry della sinistra tedesca c’è, conclude l’esperto, “non sarà un processo facile”. View più sfumata quella degli esperti di Vincenzo Vedda, global cio di Dws, secondo i quali le forze centriste non avranno la maggioranza qualificata dei due terzi per cambiare le regole nell’immediato ma potrebbero risolversi ad altre decisioni sul lungo periodo. “La necessità di includere la Sinistra nelle discussioni sulla fiscalità potrebbe aprire la porta a riforme più radicali di quelle sostenute finora da SPD e Verdi”, sostengono, pur ricordando che il diritto UE limita comunque gli spazi di libertà.
Massimiliano Maxia, fixed income pruduct specialist di Allianz GI
Un’opinione simile è quella di Massimiliano Maxia, senior product specialist di AllianzGI, secondo cui però un possibile extra-budget di circa 50 miliardi di euro è già ampiamente prezzato dall’attuale livello di rendimento dei titoli governativi tedeschi. “Ci aspettiamo che il Bund rimanga in trading range nel breve-medio termine”, sostiene, “così come i mercati obbligazionari in generale e anche l’euro rispetto al dollaro nell’attesa delle prossime decisioni della Banca centrale europea”.
Stephan Scheeren, fund manager di portafogli multi-asset di Flossbach von Storch
È convinto che il decennale tedesco regga anche Stephan Scheeren, fund manager di portafogli multi-asset di Flossbach von Storch. “Non ci aspettiamo che i governativi perdano il loro status di bene rifugio nel prossimo futuro”, dichiara. Poi aggiunge: “Alla luce del rapporto debito/PIL ancora molto basso, c’è ancora un margine di manovra fiscale che dovrebbe essere utilizzato per gli investimenti e non per i consumi”. Karsten Junius, chief Economist di J. Safra Sarasin ha invece una visione più negativa per il decennale tedesco. Ribadendo che i partiti centristi si sono impegnati a non cooperare con estrema destra ed estrema sinistra, l’esperto ritiene che si discuteranno opzioni di finanziamento alternative e in particolare l’aumento del debito comune nell’UE. “Quest’anno è diventato meno probabile che la Commissione europea imponga una stretta aderenza alle sue regole di bilancio e ciò dovrebbe essere positivo per tutti i titoli di Stato dell’Eurozona tranne quello tedesco”.
Il Dax non si ferma (per ora)
L’unico mercato che sembra offrire garanzie di non essere danneggiato dall’esito delle urne tedesche è il Dax 30, di recente capace di mettere a segno forti rialzi grazie al contributo di aziende appartenenti a settori chiave dell’economia nazionale. “Nuovi record della Borsa non sarebbero una sorpresa”, afferma, auspicandosi che le grandi riforme possano aumentare enormemente il potenziale di crescita della Germania. “Nei mercati azionari tedeschi potrebbe esserci una certa delusione per il fatto che i Democratici Cristiani non abbiano ottenuto un mandato più forte per una maggiore deregolamentazione e una minore redistribuzione della ricchezza”, dicono invece gli esperti di Dws. Tuttavia, è la loro precisazione, anche tali riforme avrebbero avuto un impatto immediato limitato sulle aspettative sugli utili. In ogni caso, e soprattutto per le azioni europee in senso più ampio, la questione principale su cui si sofferma la casa di gestione tedesca è la rapidità con cui la più grande economia del continente riuscirà a formare un governo efficace e rispondere alle minacce tariffarie degli Stati Uniti. Per Scheeren di Flossbach la questione è un’altra: il Dax riflette solo una parte dell’economia tedesca ed è composto da aziende attive a livello internazionale che risentono in maniera limitata degli sviluppi politici interni. “Non siamo molto propensi agli investimenti nel Dax o in altri indici che tendono a quotare società cicliche”, precisa, “ci sono aziende di qualità con bilanci solidi e aspettative di profitto prevedibili”.
Proprio Vedda concorda però sul fatto che soprese inattese potrebbero arrivare agli investitori dagli asset alternativi. La formazione rapida di un nuovo governo orientato alla realizzazione di grandi opere pubbliche sarebbe fondamentale, ad esempio, per le infrastrutture. “La Germania rappresenta un punto critico nel mercato energetico europeo”, chiarisce, “un governo solido con un focus sull’infrastruttura sarebbe generalmente positivo per i portafogli”. Per il settore immobiliare, viene invece precisato dal manager, occorre considerare le restrizioni sulla velocità con cui gli affitti residenziali possono aumentare nelle aree più richieste: una misura che il governo uscente aveva già pianificato di prorogare fino al 2029 a condizioni relativamente favorevoli per i proprietari. “Dato il peso che il tema degli affitti ha avuto nella campagna elettorale”, è la conclusione di Vedda, “non sarebbe sorprendente vedere restrizioni leggermente più stringenti rispetto a quanto precedentemente previsto”.
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