Dopo il rimbalzo, il nuovo anno si apre all’insegna dell’obbligazionario. Strategie flessibili, mercati emergenti e gestione attiva al centro delle scelte dei fund selector
Il 2025 ha lasciato un segno evidente nel mercato obbligazionario: dopo anni di rendimenti limitati e curve piatte, il reddito fisso è infatti tornato a dare soddisfazioni e offrire cedole generose che hanno premiato chi è rimasto fedele alla classe. Il nuovo anno, però, si profila meno lineare. Gli spread sono compressi, i margini per il guadagno in conto capitale ridotti e le politiche monetarie hanno perso parte della loro capacità di sostegno. In questo scenario, la differenza tra portafogli vincenti e mediocri passa dalla capacità di selezionare gestori e strategie anziché da un scelta di asset.
Roberta Rudelli, head of fund selection di UniCredit
Roberta Rudelli, head of Fund Selection di Unicredit, spiega con chiarezza la sfida: “Il 2025 è stato un anno positivo per gli investimenti obbligazionari, che hanno offerto rendimenti interessanti derivanti sia dalle cedole distribuite che dall’aumento del prezzo dei titoli”. Una stagione d’oro, insomma, ma non replicabile senza cautela: “Gli spread dei vari segmenti di mercato sono ormai vicini ai minimi storici e questo indica chele performance attese saranno inferiori al 2025 perchè prodotte solo dalle cedole dei titoli”. Se la fase precedente premiava più la direzionalità che le competenze, oggi gli occhi degli investitori si rivolgono insomma ai gestori.
Ciavattini, responsabile Area Multi-Asset e Multi-Manager di Ersel Asset Management
“Già dallo scorso anno la nostra attenzione nel campo del reddito fisso si è progressivamente spostata da allocazioni direzionali e prevalentemente passive a strategie più flessibili e di gestione attiva”, racconta invece Corrado Ciavattini, responsabile Area Multi-Asset e Multi-Manager di Ersel Asset Management. Non è più sufficiente, d’altronde, seguire il mercato: occorre saper navigare curve, differenziali e segmenti con mano esperta. Il ciclo dei tassi, ormai agli sgoccioli, ha reso evidente la necessità di questo cambio di passo. “Con i tagli dei tassi ormai conclusi in Europa e vicini all’esaurimento negli Stati Uniti, riteniamo che gran parte della compressione dei tassi sia ormai alle nostre spalle”, continua Ciavattini. E a questo si aggiunge il rischio fiscale: “Il diffuso aumento della spesa pubblica e il deterioramento dei bilanci statali rendono concreto il rischio di movimenti avversi sulle obbligazioni governative”. In altre parole, i rendimenti possono sembrare ancora interessanti ma il rischio di nuovi rialzi al costo del denaro non va sottovalutato e strategie di puro carry risultano oggi poco attraenti.
Curve più ripide e opportunità selettive
Gabriele Montalbetti, director di Consultinvest SGR
Dal lato dei mercati, Gabriele Montalbetti, director di Consultinvest SGR, descrive un panorama complesso: “Quest’anno il mercato obbligazionario è piuttosto difficile da interpretare, anche se presenta alcune opportunità nei suoi vari segmenti, più di incasso dei rendimenti, che di guadagno in conto capitale”. La crescita in Europa e negli Stati Uniti rimane positiva ma moderata, l’inflazione stabile, e le emissioni legate ai deficit pubblici porteranno inevitabilmente a curve più ripide. “Le necessità di finanziamento del deficit negli Stati Uniti e dei piani sulla difesa in Europa o di sviluppo in Germania porteranno a una grande offerta di titoli che avrà degli effetti sui tassi”, chiarisce. L’attenzione dei fund selector, quindi, si sposta sulla scelta dei segmenti e delle scadenze. Curve più ripide e rendimenti intermedi più interessanti suggeriscono strategie flessibili, che sappiano muoversi tra scadenze brevi e intermedie, ottimizzando il trade-off rischio-rendimento. La lettura dei mandati diventa…
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