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La fiducia degli investitori dell’Eurozona scende ai minimi dal 2008. “Per la Germania prospettive catastrofiche”. Bankitalia: le aziende italiane vedono danni dal caro energia e inflazione in aumento
Cresce il numero di chi vede uno scenario cupo per l’economia europea. L’indice Sentix, che misura la fiducia degli investitori dell’Eurozona, è sceso ancora ad ottobre, attestandosi a -38,3 punti rispetto ai -31,8 di settembre. Il dato è peggiore delle attese degli analisti, che erano per un indicatore a -34,7 punti, ed è al livello più basso da maggio 2020.
Non solo: la valutazione della situazione attuale è calata a -35,5 (da -26,5) e le aspettative, in discesa a -41 (da -37), hanno toccato il punto più basso dal dicembre 2008, quando si era in piena crisi finanziaria.
“Le continue incertezze sulla situazione del gas e dell’energia in inverno non sono diminuite a causa dell’attacco ai gasdotti Nord Stream”, spiega Manfred Hubner, amministratore delegato di Sentix, che sottolinea come, oltre alle preoccupazioni economiche, ora c’è anche la crescente probabilità di un’escalation del conflitto in Ucraina. “A livello globale ci sono poche ragioni per sperare, solo in Cina sembra che al momento si stia stabilizzando”, evidenzia.
Per la Germania prospettive “catastrofiche”
Secondo la società di consulenza, gli investitori valutano la situazione e le prospettive dell’economia tedesca particolarmente preoccupanti. L’indice economico raccolto da Sentix è infatti sceso a -37,4 (da -29,9) in ottobre, il valore più basso da marzo 2009. L’indice di situazione è calato a -33,5 punti (da -23,5) e l’indice delle aspettative al minimo storico di -41,3 (da -36). “I dati economici di Sentix per la Germania segnalano uno stato catastrofico della situazione economica”, è il verdetto.
Bankitalia: le aziende vedono nero
Brutte notizie arrivano anche dal fronte italiano, dove le aziende italiane si mostrano sempre più pessimiste sulla situazione economica a causa “dell’incertezza imputabile a fattori economici e politici e l’andamento dei prezzi delle materie prime”. Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia, infatti, per quasi un terzo delle aziende le difficoltà legate al costo dell’energia sono state maggiori che nel trimestre precedente. “L’impulso della domanda, che aveva sostenuto l’attività negli ultimi trimestri, è venuto meno e le attese delle imprese non ne prefigurano una ripresa nei prossimi mesi. Segnalata anche una moderata revisione al ribasso dei piani di investimento per il 2022”, si legge nel report.
In particolare, le aziende italiane si attendono un’accelerazione della corsa dei prezzi che durerà anche nei prossimi anni. Secondo l’indagine condotta presso le imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, nel terzo trimestre “le attese sull’inflazione al consumo sono ulteriormente aumentate, superando il 6% sui 12 mesi e attestandosi su valori intorno al 5% anche sugli orizzonti più distanti (a 2 anni e tra 3-5 anni)”. Anche la dinamica dei prezzi praticati dalle imprese si è rafforzata e rimarrebbe sostenuta nei prossimi 12 mesi, sospinta dai rincari degli input produttivi e dalle più elevate attese di inflazione.
Restano invece favorevoli le prospettive dell’occupazione nel quarto trimestre. “La quota di imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi che prevedono di espandere il numero di addetti è risultata superiore di 5,6 punti percentuali a quella di chi ne prevede una riduzione, un divario più contenuto rispetto alla rilevazione precedente (15,7). Le attese – sottolinea l’indagine di Via Nazionale – sono più favorevoli nel comparto delle costruzioni, dove il saldo è aumentato lievemente a 11,7 punti percentuali (10,8)”.
Intanto, il direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, ha detto di prevedere ancora un Pil positivo nel 2023 sebbene “significativamente ridotto” rispetto alla precedente previsione, precisando però che che “l’incertezza resta alta”. Per il 2022, Signorini ha sottolineato che le previsioni di crescita non cambieranno di molto, mentre nella seconda parte del 2023 si prevede una ripresa e un Pil annuale complessivo positivo. Nello scenario avverso di un impatto prolungato della guerra sui prezzi e le forniture energetiche e sul commercio mondiale, però, il Pil del prossimo anno sarà negativo.
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