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Novembre conferma il buon andamento di ottobre e fa intravedere un 2024 di crescita. Registrati 43 investimenti, in linea con l’anno scorso. Pesa l’assenza di mega deal. L’Osservatorio Pem
Dopo un terzo trimestre non esaltante e un generale rallentamento del mercato M&A nel corso dell’anno, il private equity tricolore potrebbe chiudere gli ultimi tre mesi del 2023 con un risultato soddisfacente. I numeri di novembre confermano infatti il buon andamento messo a segno in ottobre, con un livello di attività che fa ben sperare per il 2024. Lo certifica l’Osservatorio di Private equity monitor (Pem), attivo nell’ambito delle attività della Liuc Business School, secondo cui lo scorso mese si sono registrati 43 nuovi investimenti contro i 45 dello stesso periodo del 2022.
I primi undici mesi del 2023 mostrano quindi un trend sostanzialmente in linea rispetto all’anno scorso, con 370 operazioni annunciate a fronte delle 387 registrate nel 2022. Resta però un fatto: la sostanziale assenza di deals di grande dimensioni, anche se il mercato è dinamico e attento alle opportunità che provengono dal mid market.
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Al via la stagione del buy out
“Dopo il trend negativo del secondo trimestre, il numero delle operazioni monitorate negli ultimi due mesi dimostra la vitalità del settore e prelude a una crescita attesa nei primi mesi del 2024”, sottolinea Domenico Di Luccia, managing partner di Di Luccia & Partners Executive Search. Per l’esperto, nei prossimi mesi l’atteso calo dei tassi di interesse dovrebbe inoltre facilitare i leverage buy-out. Nel dettaglio, le operazioni di questo tipo hanno rappresentato il 77% dei deals totali di novembre mentre le aggregazioni aziendali hanno toccato il 67%. Il residuo del mercato vede la consueta ripartizione tra operazioni in capitale per lo sviluppo e investimenti in infrastrutture, con due deal residuali di turnaround e replacement. +
Nord Italia protagonista
Il Nord Italia si conferma protagonista, con Lombardia, Piemonte e Veneto in testa. Da non sottovalutare, però, l’importante contributo proveniente da Toscana e Lazio. Quanto ai settori, sono stati maggiori oggetti di operazioni i prodotti per l’industria, l’Ict e il terziario, con l’aggiunta di un contributo interessante dal commercio all’ingrosso e al dettaglio ma anche dai servizi finanziari. L’attività degli operatori internazionali si conferma ben radicata nel nostro Paese: da loro infatti proviene il 53% dell’attività di investimento. A margine, per quanto concerne l’attività all’estero, si segnala che l’Osservatorio Pem ha mappato anche cinque add on perfezionati da imprese italiane sotto la regia di un operatore di private equity.
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