La società del gruppo BF.direkt, che ha 1,5 miliardi di AuM, parte dalla Penisola per la crescita internazionale. Obiettivo: catturare la domanda di soluzioni alternative da parte di casse previdenziali, fondi pensione e assicurazioni. Il management: pronto un veicolo da 250 milioni di euro
Il mercato del private debt continua ad attirare l’attenzione degli investitori alla ricerca di fonti di rendimento diverse da quello legate ai tradizionali strumenti obbligazionari. Ed è proprio per cavalcare quest’onda che BF.capital, società d’investimento tedesca controllata dal gruppo BF.direkt e specializzata nel segmento, ha scelto di sbarcare in Italia aprendo il suo primo ufficio a Milano. Un’iniziativa mossa dall’intento di intercettare la crescente domanda di soluzioni alternative da parte di degli istituzionali e che, stando a quanto detto dal management durante un recente evento stampa, avrà il suo perno nel lancio di un veicolo con dotazione pari a 250 milioni di euro.
Bf.capital è un investment manager dedicato a operatori istituzionali nell’asset class private debt, con specializzazione nella finanza immobiliare e nel real estate debt. Il principale azionista è Bf.direkt, holding del Gruppo BF e piattaforma indipendente con sede a Stoccarda, mentre l’azionista di minoranza è W&W Asset Management, divisione asset management del gruppo assicurativo tedesco Wüstenrot & Württembergische (W&W) per la quale la società svolge il ruolo di advisor nella gestione di un fondo di fondi da 2,5 miliardi di euro di impegni e circa 55 comparti sottostanti. Il patrimonio gestito ammonta a circa 1,5 miliardi di euro, con un’offerta che negli anni si è ampliata notevolmente fino a ricomprendere debito societario e infrastrutturale. “Operiamo nell’ambito della consulenza e dell’affiancamento agli investitori istituzionali e professionali”, ha spiegato il ceo Eugenio Sangermano, spiegando che l’attività varia dalla strutturazione di mandati dedicati ai separately managed accounts fino a strategie diversificate di investimento.
L’Italia come primo mercato estero
Francesco Fedele, fondatore e ceo del gruppo BF.direkt AG, ed Eugenio Sangermano, ad di BF.capital
La scelta di partire dall’Italia non è casuale. Come ha spiegato Francesco Fedele, fondatore e ceo di BF.direkt AG, il Paese presenta caratteristiche molto simili a quelle che hanno favorito la crescita del private debt in Germania negli ultimi anni. “La Penisola è il primo mercato internazionale a cui guardiamo con particolare attenzione”, ha affermato, precisando che anche qui il tessuto economico presenta caratteristiche interessanti: dalla prevalenza di imprese familiari alla progressiva riduzione del credito bancario tradizionale fino a una crescente esigenza di fonti di finanziamento alternative. Il gruppo ritiene inoltre che il panorama tricolore garantisca un significativo potenziale di crescita per il settore proprio perché molti investitori istituzionali non dispongono ancora di strutture interne dedicate alla selezione e al monitoraggio dei migliori gestori europei di private deb: parliamo di fondazioni bancarie, casse di previdenza, fondi pensione e altri soggetti appartenenti alla categoria.
Alla base dell’interesse per il private credit di BF vi sono fattori strutturali che stanno trasformando il mercato obbligazionario europeo. Ed è lo stesso management della società a chiarirlo. Non solo infatti le banche hanno progressivamente ridotto la propria esposizione verso alcune categorie di finanziamenti a causa dei requisiti regolamentari e patrimoniali, ma le infrastrutture e progetti immobiliari continuano a necessitare di capitali flessibili e di lungo periodo. “In Europa il mercato è ampio e in continua espansione”, ha osservato Sangermano, sottolineando come questo strumento consenta alle aziende di accedere a nuove fonti di capitale senza necessariamente interferire con le linee di credito tradizionali già esistenti e senza l’obbligo di ricorrere a emissioni quotate o dotate di rating pubblico. L’evoluzione normativa e la crescente ricerca di rendimento da parte degli investitori istituzionali hanno ulteriormente favorito lo sviluppo del settore, che negli ultimi anni ha ampliato il proprio raggio d’azione ben oltre il tradizionale direct lending.
L’opportunità del real estate debt tedesco
Uno dei temi centrali per i piani di espansione della società riguarda l’immobiliare tedesco, considerato tra le principali opportunità oggi disponibili per gli investitori tricolore. Nonostante la Germania rappresenti da quasi due decenni il primo o il secondo mercato immobiliare europeo per volumi di investimento, i dati citati da Sangermano mostrano infatti come gli asset del Paese continuino a essere sostanzialmente assenti dai portafogli dei nostri connazionali quando invece si registra una forte partecipazione dei capitali esteri nel mercato tricolore. “Pur a fronte di un’esposizione quasi esclusivamente domestica”, ha chiarito, “circa il 60% dei volumi di investimento real estate in Italia proviene da fuori”. Tutto questo senza contare che la fase di repricing iniziata tra il 2022 e il 2023, innescata dal rialzo dei tassi d’interesse, ha modificato profondamente le dinamiche del settore: se in passato i rendimenti risultavano troppo contenuti rispetto ai livelli di prezzo, oggi il mercato offre cioè occasioni considerate particolarmente ghiotte soprattutto sul versante del debito. Tra i fattori citati dal management figurano la solidità dell’economia teutonica, il quadro normativo favorevole ai creditori e la maggiore flessibilità contrattuale rispetto ad altri ordinamenti.
Tra le strategie che BF.capital intende promuovere presso gli investitori italiani figura BF European Flexible Credit, fondo di fondi specializzato nel private debt europeo. Il veicolo punta a raccogliere 250 milioni di euro e prevede un’esposizione a oltre dieci comparti sottostanti, per un portafoglio complessivo di circa 400 prestiti. L’obiettivo dichiarato è generare un rendimento interno netto compreso tra l’11% e il 13% in un mercato che Sangermano ha definito ancora concentrato prevalentemente su un segmento ormai molto competitivo come il senior direct lending. “Con il nostro prodotto vogliamo offrire accesso a strategie meno affollate e caratterizzate sia da maggiore selettività sia da un profilo di rischio difensivo che riteniamo particolarmente adatto agli investitori istituzionali”, ha spiegato. Secondo quanto annunciato in un evento stampa dedicato, il primo closing è atteso dopo l’estate e potrebbe attestarsi tra 50 e 80 milioni con investitori disposti a sottoscrivere ticket nell’ordine di 20-25 milioni ciascuno. Parallelamente alla raccolta, il gruppo è alla ricerca anche di fondi italiani da inserire tra i gestori sottostanti del nuovo veicolo. In passato il management ha già avuto contatti con realtà quali Equita e Anthilia, mentre tra le strategie considerate più interessanti figurano il growth lending e le special situations.
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