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Crescono gli asset manager che si attendono una recessione globale nel 2024 e rendimenti più bassi. Il livello del cash sale al 5,3% del patrimonio gestito
L’economia globale appare a rischio, l’ipotesi di un hard landing riprende quota e gli investitori tornano a mostrarsi ribassisti in vista di una crescita più debole nei prossimi dodici mesi. È quanto emerge dall’ultima survey firmata Bank of America, secondo cui il sentiment dei gestori è tornato a peggiorare dopo il miglioramento registrato nei mesi estivi. Il documento, cartina tornasole del parare di 259 fund manager, ha infatti mostrato come il livello di liquidità sia salito al 5,3% del patrimonio gestito e lo ha definito un “segnale di acquisto” che storicamente ha portato a rendimenti dell’S&P 500 del 2% nei due mesi seguenti, del 4% nei tre successivi e del 7% nel semestre dopo.
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Dalle risposte raccolte presso i fund manager, che rappresentano un totale di 664 miliardi di dollari di asset in gestione, emerge come circa il 44% preveda una recessione globale nel primo o nel secondo trimestre del 2024: si tratta di una cifra in aumento rispetto al 36% di settembre. Sono invece migliorate le aspettative sugli utili globali, ora al livello meno pessimistico da febbraio 2022. Più in generale, circa il 50% si aspetta un indebolimento dell’economia nei prossimi dodici mesi, mentre circa il 30% vede un atterraggio duro (era il 21% un mese fa). Da segnalare che, comunque, il 59% indica ancora un atterraggio morbido come scenario di base. Migliora anche l’attesa per la ripresa cinese, con il 14% di gestori che si aspetta un Pil del Dragone più forte nei prossimi 365 giorni. A settembre nessuno era di questo parere.
Il consensus tra gli intervistati è poi per tassi di interesse a breve termine più bassi e per un’inflazione in diminuzione. Inoltre il 56% – mai così tanti dal 2003 – si aspetta rendimenti obbligazionari inferiori. Quanto ai rischi, in testa resiste il perdurare della stretta delle banche centrali (31%). Seguono il peggioramento delle tensioni geopolitiche (23%), una recessione globale o un atterraggio duro (21%), un evento creditizio sistemico (15%), un bolla tech-AI (4%) e un crollo del mercato immobiliare cinese (3%). Infine, ad ottobre i trade più affollati si sono rivelati: Long Big Tech (37%), Short China equities (37%), Long Japan equities (11%), Long T-Bills (10%), Short Reit (7%) e Short Us dollar (3%).
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