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La ceo della SGR: “Solo un lavoratore su tre aderisce a un piano pensionistico”. Tra le sue priorità per colmare il gap con gli altri Paesi, educazione finanziaria ma anche consulenza e app dedicate. Cominciando con quella lanciata dalla casa
La previdenza complementare continua a rappresentare un elemento cruciale nell’equazione che disegna il futuro del risparmio italiano. A maggior ragione dopo le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2026, che la stessa industria dell’asset management confida possa dare una spinta al secondo pilastro nei prossimi anni. Ma a fronte di una crescente consapevolezza da parte della politica sull’insostenibilità di lungo periodo del solo sistema pubblico, la sottoscrizione di fondi pensione resta quasi un tabù presso i cittadini comuni. Lo sa bene Amundi, la cui survey dal titolo “Decoding Digital Investment 2025” ha restituito la fotografia di un Paese ancora poco preparato su questo fronte e prigioniero di vincoli culturali prima ancora che reddituali. Ecco perché la società ha deciso di lanciare Amundi PensioNEXT, una piattaforma digitale pensata per aiutare gli utenti a comprendere l’entità del proprio gap previdenziale e simulare possibili scenari futuri. Un’iniziativa fortemente voluta dall’amministratore delegato Cinzia Tagliabue.
Dalla survey emerge una forte sensibilità al problema della pensione ma anche un ritardo rispetto agli altri Paesi. Ci dica di più.
Il sondaggio, giunto alla seconda edizione, conferma quanto il tema previdenziale sia percepito dagli italiani come molto rilevante ma anche critico. Un dato evidente riguarda la fiducia nella capacità di accumulare risparmi sufficienti per quando si lascerà il lavoro, con solo il 13% degli intervistati che si dichiara fiducioso contro una media europea del 23%. Allo stesso tempo, però, emerge anche un cortocircuito rappresentato dal fatto che appena il 30% delle persone in attività ha effettivamente attivato un piano pensionistico complementare. Questo non solo testimonia l’esistenza di un forte divario tra consapevolezza del problema e capacità concreta di intervenire ma fa capire che il livello di educazione finanziaria della popolazione è ancora insufficiente, soprattutto quando si parla di un simile argomento. Ma è proprio da qui che scaturisce l’altra fondamentale evidenza dello studio: se infatti la quota di chi si affida a un consulente per prendere decisioni sul proprio futuro finanziario si ferma al 45% in Europa, tra i nostri connazionali sale al 56%.
È quest’ultimo dato che vi ha portato a sviluppare Amundi PensioNEXT?
Assolutamente sì. La riflessione da cui siamo partiti è che spesso mancano informazioni complete e strumenti semplici per capire realmente quale sarà la propria situazione previdenziale futura. Una piattaforma consulenziale che permettesse di aggregare sia i dati pubblici sia quelli privati del singolo risparmiatore ci è quindi sembrata una soluzione utile e innovativa. Proprio questa caratteristica rappresenta infatti uno di principali elementi distintivi rispetto altri simulatori presenti sul mercato: Amundi PensioNEXT, cioè, non si limita alle informazioni raccolte dall’Inps ma consente di integrare anche eventuali posizioni aperte presso fondi pensione e casse professionali o altre forme di previdenza complementare. L’utente può così ottenere una stima molto più precisa del suo assegno futuro ed effettuare simulazioni personalizzate. È inoltre possibile valutare scenari differenti, come un ritiro anticipato, oppure ipotizzare diversi profili di investimento tra quelli prudenti ai più dinamici.
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Ci sono altre differenze rispetto a strumenti simili già disponibili?
Quella più sostanziale è il livello di personalizzazione. La piattaforma offre infatti sia una simulazione base sia un check-up previdenziale avanzato che consente di proiettare nel tempo i dati del cliente sulla base dei suoi obiettivi futuri. Ciò permette di capire non solo dove ci si trova oggi dal punto di vista previdenziale, ma anche quale contributo sarebbe necessario per raggiungere l’importo desiderato anche in base al tenore di vita. È uno strumento che aiuta concretamente il risparmiatore ad assumere consapevolezza del proprio gap previdenziale e a capire sia quanto sia come investire nel tempo per costruire una pensione sostenibile.
A chi vi rivolgete principalmente con questa iniziativa?
Amundi PensioNEXT è uno strumento pensato per un pubblico molto ampio, perché il tema previdenziale riguarda ormai tutte le fasce della popolazione. Ci sono però profili per i quali l’urgenza di attivare una forma di previdenza complementare appare sicuramente maggiore e, tra questi, rientrano sicuramente i giovani che stanno iniziando o devono iniziare un percorso lavorativo. La ragione è presto detta: partire presto fa una differenza enorme in termini di accumulo nel lungo periodo, specie quando le risorse da accantonare non sono molte. Poi ci sono le donne, che spesso subiscono interruzioni o rallentamenti di carriera legati alla maternità e rischiano quindi di accumulare una pensione significativamente più bassa. Anche autonomi, liberi professionisti, lavoratori con carriere discontinue o redditi medio-bassi rappresentano categorie particolarmente esposte. Il nostro obiettivo nei confronti di tutti i soggetti simili è proprio aumentare la consapevolezza: capire quando si uscirà dal mercato occupazionale, quale sarà il tasso di sostituzione rispetto all’ultimo stipendio e quale sforzo di risparmio sarà necessario per colmare il gap.
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Le risposte date al vostro sondaggio ribadiscono il ruolo del consulente finanziario come punto di riferimento. In che modo il vostro progetto si integra con questa figura?
Noi crediamo molto in un modello ibrido. La piattaforma è stata progettata per essere utilizzabile in modalità self-service, quindi in maniera autonoma e intuitiva, da chiunque: compresi gli utenti meno esperti. Tuttavia, soprattutto quando si entra in simulazioni più avanzate e in riflessioni di lungo periodo, la consulenza resta molto importante. I clienti apprezzano la possibilità di confrontarsi con un professionista per validare le proprie scelte, approfondire gli scenari e ricevere conferme. Per questo vediamo piattaforma digitale e advisory come strumenti complementari e sinergici, non alternativi.
Piattaforme come la vostra, però, sono solo un tassello del puzzle. Cos’altro prevede la ricetta per colmare il gap previdenziale italiano?
Sicuramente servono maggiore educazione finanziaria e più consapevolezza della necessità di iniziare presto. Bisogna creare una cultura pensionistica che parta fin da giovani e coinvolga anche le famiglie. Stiamo guardando con interesse anche ad alcuni modelli esteri, come quello tedesco, nel quale si prevedono contributi statali già dalla nascita del bambino per costruire nel tempo una sorta di ‛zainetto previdenziale’. Anche l’industria del risparmio gestito ha un ruolo centrale. Da anni lavoriamo su soluzioni come i modelli di decumulo, che aiutano il risparmiatore sia nella fase di accumulo sia nel momento in cui entra in pensione. Abbiamo inoltre apprezzato alcune aperture contenute nella Finanziaria, soprattutto sul fronte della maggiore flessibilità in uscita e della possibilità di rendere più automatico l’accesso agli strumenti di categoria.
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Dal punto di vista dei prodotti, ritiene che il mercato sia sufficientemente evoluto?
L’offerta oggi è ampia e diversificata. Tra le soluzioni più efficaci adottate dagli operatori ci sono quelle life cycle, che consentono di modificare automaticamente l’allocazione del portafoglio lungo il ciclo di vita dell’investitore. È un approccio particolarmente utile perché tanti risparmiatori italiani tendono a mantenere profili troppo prudenti anche quando sono giovani, rinunciando così al potenziale rendimento di lungo periodo. Nel nostro fondo aperto SecondaPensione, ad esempio, esiste già la possibilità di adottare percorsi di life cycle automatici che adeguano progressivamente il profilo di rischio man mano che ci si avvicina alla pensione.
Oltre ad Amundi PensioNEXT, quali iniziative state portando avanti sul fronte dell’educazione previdenziale?
Per noi è un impegno strategico. Operiamo storicamente nel segmento dei fondi pensione negoziali, delle casse previdenziali e della previdenza complementare individuale. Il tutto facendo molta formazione a consulenti e reti distributive, affinché possano trasferire maggiore consapevolezza verso i clienti finali. Abbiamo inoltre lanciato da tempo anche Amundi SecondaPensione Plus, una app informativa focalizzata proprio su tematiche finanziarie e previdenziali: non si tratta di un’applicazione commerciale ma di uno strumento di educazione finanziaria che offre contenuti video, analisi sui mercati, approfondimenti e materiali informativi.
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