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Per il ceo della società, il futuro sono ecosistemi multiprodotto capaci di coprire tutte le esigenze di una persona e non solo la gestione del patrimonio investito. Dal presente una lezione chiara: nei periodi di shock, il valore della consulenza aumenta. E occhio alla platformizzazione
ETF, piattaforme digitali e intelligenza artificiale stanno ridisegnando il modo in cui i risparmiatori costruiscono e gestiscono i propri investimenti. Ma la trasformazione dell’industria del wealth management passa anche attraverso un cambiamento culturale: maggiore consapevolezza finanziaria, nuovi bisogni, una domanda crescente di servizi integrati. Lo sa bene Giovanni Daprà, co-fondatore e amministratore delegato di Moneyfarm, che proprio su questi temi sta disegnando il percorso di espansione della piattaforma di investimento nata nel 2011 e diventata uno dei leader di mercato. FocusRisparmio lo ha raggiunto per capire quali saranno le prossime tappe e dove tira il vento.

Moneyfarm vanta un osservatorio privilegiato sulle principali tendenze di investimento della clientela retail. Da questo punto di vista, cosa racconta fino a oggi il 2026?
Una tendenza che riscontriamo chiaramente è la crescita degli ETF, a riprova del fatto che il livello di educazione finanziaria si sta alzando. Le persone capiscono il valore della diversificazione a basso costo, confrontano i prodotti, fanno domande più precise. Un miglioramento reale, insomma. Nonostante i segnali positivi, però, l’industria del risparmio gestito deve prendere atto di un problema strutturale che persiste: in Italia la sotto-allocazione sull’azionario rimane tra le più marcate d’Europa. I clienti Moneyfarm sono più evoluti della media, ma anche noi vediamo ancora troppa liquidità ferma e troppa prudenza sul lungo periodo. Ogni anno di sottoesposizione all’equity è un’occasione persa in termini di rendimento reale.
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La stagione di grande volatilità apertasi ormai quattro anni fa, e acuitasi con la guerra in Iran, ha influito sulla vostra attività? Avete notato cambiamenti di approccio o nuove esigenze da parte dei clienti?
La volatilità è diventata una costante strutturale, non un’anomalia. Nei momenti di tensione, dall’escalation in Medio Oriente alle fibrillazioni sui dazi, abbiamo osservato due reazioni opposte: una minoranza di clienti ha ceduto all’impulso di uscire dal mercato, ma la maggioranza ha tenuto la rotta e una parte significativa ha colto l’occasione per investire di più. I flussi netti nel primo semestre 2025 sono infatti quasi triplicati rispetto allo stesso periodo del 2024 (+190%), un segnale che la fiducia nel metodo batte la paura del momento. La lezione è quindi chiara: nei periodi di shock, il valore della consulenza aumenta anziché diminuire. E il nostro ruolo è esattamente questo: aiutare le persone a non prendere decisioni sbagliate nel momento sbagliato.
Come pensate di affrontare questa nuova stagione dei mercati, dopo anni vissuti nell’epoca dei tassi a zero e bassa inflazione?
L’era dei tassi a zero era, per certi versi, una distorsione: chi non investiva non veniva penalizzato. Oggi non è più così, perché un portafoglio fermo su un conto corrente erode potere d’acquisto in termini reali. Questo cambiamento strutturale lavora a nostro favore, perché rende evidente il costo nascosto dietro all’inazione. Dal punto di vista dell’asset allocation, invece, operiamo con un approccio dinamico: la nostra gestione si adatta al contesto, con un’attenzione sempre crescente alla diversificazione geografica e a una componente obbligazionaria che è tornata a offrire rendimenti reali positivi.
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Sono tante le novità introdotte negli ultimi mesi. Come cambiano il set di prodotti e la relazione con il cliente?
Stiamo costruendo una piattaforma multiprodotto capace di coprire tutte le esigenze finanziarie di una persona, non solo la gestione del patrimonio investito. Liquidità+, ad esempio, risponde a chi ha disponibilità ferme e desidera ottenerne qualcosa senza rinunciare alla flessibilità. L’offerta assicurativa si rivolge invece a tutti quei clienti che hanno bisogno di protezione e pianificazione di lungo periodo. Il Conto Trading, lanciato per rispondere a chi vuole affiancare all’investimento gestito la possibilità di operare in autonomia su azioni e obbligazioni anche tramite ETF, sta crescendo a un ritmo straordinario: +455% anno su anno nel primo semestre 2025. Sono tre proposte complementari, non alternative: l’obiettivo è che l’utente possa gestire ogni aspetto della propria vita finanziaria all’interno di un’unica relazione.
Il recente debutto di Bastian segna un nuovo passo nell’integrazione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale. In che modo cambierà il rapporto del pubblico con la consulenza tradizionale?
Bastian è un assistente integrato nella piattaforma, pensato per combinare intelligenza artificiale con competenza finanziaria e non per rispondere in modo generico. Per i clienti in gestione patrimoniale, genera automaticamente analisi del portafoglio ogni tre mesi direttamente in app. Per chi usa il Conto Trading, risponde in modo interattivo a domande su redditività e sostenibilità o anche notizie recenti sui singoli strumenti finanziari. La nostra convinzione è che l’AI abbatterà la distanza tra un cliente e l’informazione di qualità, lasciando alla consulenza il ruolo che le compete.
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Anche quest’anno siete stati inseriti tra le mille aziende a più rapida crescita in Europa dal Financial Times. A cosa si deve questo risultato e quali sono le prossime tappe?
Essere nel FT1000 per il terzo anno consecutivo è il risultato di un’espansione del business disciplinata: tra il 2021 e il 2024, Moneyfarm ha registrato un tasso di crescita assoluto dell’89,8% e un CAGR del 23,8%. Per il futuro, la direttrice è chiara: approfondire la relazione con i clienti esistenti e allargare la base, anche attraverso partnership strategiche. In Italia, la collaborazione con Poste Italiane dà già frutti concreti: la raccolta netta nel primo semestre 2025 è stata sei volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2024. In generale, puntiamo a crescere in modo sostenibile su tutti e tre gli indicatori principali: masse, clienti e qualità del servizio.
Quali prospettive vede per il mercato delle piattaforme di investimento, in relazione a trend strutturali come il Great Wealth Transfer, la diffusione degli ETF o delle cripto?
Siamo all’inizio di una fase di trasformazione strutturale. La trasmissione di ingenti patrimoni dai Baby Boomer nei prossimi 20 anni creerà una domanda enorme di servizi finanziari digitali, perché le generazioni successive hanno aspettative di esperienza utente molto diverse dalla generazione precedente. Noi stiamo già intercettando questo trend: i Millennial (30-44 anni) rappresentano il 38% della nostra clientela e la Gen Z è cresciuta del 23% nel solo primo semestre 2025, arrivando al 10% del totale. Gli ETF restano il building block più efficiente per costruire portafogli diversificati a costi contenuti e la loro diffusione è destinata ad accelerare. Sul fronte crypto, la nostra scelta è netta: utilizziamo esclusivamente ETP a replica fisica su Bitcoin, quotati su mercati regolamentati, con attivi custoditi e assicurati. Scegliamo la regolamentazione, non la speculazione diretta.
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L’uso massiccio degli ETF come building block sarà il futuro dell’industria? Quali trend intravede nell’universo passivo?
Gli exchange traded funds hanno già vinto la battaglia dei costi e della trasparenza. Il trend strutturale verso il passivo è irreversibile, ma attenzione a non confonderlo con la fine della gestione attiva: il vero confine è tra gestione di qualità e gestione mediocre. La dicotomia tra i due stili è una discussione superata. Un portafoglio costruito con ETF e gestito attivamente nell’asset allocation, come facciamo noi, combina il meglio dei due mondi: efficienza a livello di strumento, valore aggiunto a livello di allocazione. Le tendenze che vedo nell’universo passivo sono principalmente due. Il primo è la tematizzazione: cresce la domanda di fondi che permettono esposizioni specifiche, dalla transizione energetica al settore tecnologico. Il secondo è la personalizzazione: il direct indexing potrebbe portare la logica ETF a un livello ulteriore di granularità per il cliente finale, replicando un indice con aggiustamenti fiscali o di esclusione su misura.
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Pensa che il futuro dell’industria finanziaria risieda nella possibile ‘platformizzazione’ del risparmio gestito, anche attraverso accordi con asset manager tradizionali?
I numeri confermano che si tratta di un fenomeno già in corso. E, per gli asset manager tradizionali, le un’opportunità che ne discendono si concentrano proprio sul fronte della distribuzione. Se in fatti le case di gestione hanno i prodotti e la ricerca, le piattaforma come Moneyfarm possono mettere a disposizione fattori complementari che vanno dalla relazione con il cliente finale alla fiducia e fino all’infrastruttura tecnologica. La collaborazione tra i due mondi è naturale e vantaggiosa per entrambe le parti. Noi stiamo già percorrendo questa strada e continueremo a farlo selettivamente, privilegiando partner che condividano i nostri standard di qualità e trasparenza.
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