Dopo due un semestre in contrazione, l’economia britannica torna a crescere grazie a servizi e immobiliare. Brindano Hunt e Sunak ma, per i gestori, non tutti i pericoli sono scongiurati. E le prossime mosse della BoE restano un’incognita
Dopo un anno segnato dalla caduta in recessione tecnica, il Regno Unito torna a mandare segnali di ripresa. A gennaio l’economia di Sua Maestà è infatti cresciuta dello 0,2%, una variazione di modesta entità e largamente prevista dagli economisti ma che è sufficiente a interrompere la serie negativa chiusa dal -0,1% di dicembre. Si tratta di una rilevazione rassicurante soprattutto per il governo conservatore del premier Rishi Sunak, reduce dal lancio della manovra finanziaria di primavera che accompagnerà gli inglesi al voto. Eppure, non tutti i gestori sembrano disposti ad abbassare la guardia sull’inflazione e sui tassi della Bank of England.
Secondo l’Ufficio nazionale di statistica britannico (Ons), che ha diffuso in dati la mattina del 13 marzo, a spingere l’economia del Paese è stata soprattutto la crescita dei servizi (+0,1%). Una performance seguita a stretto giro da quella del settore immobiliare (+1,1%), in netta ripresa dopo aver sofferto per mesi il caro mutui innescato dalle politiche monetaria restrittive della banca centrale. Ancora debole, invece, la produzione: quella industriale ha fatto -0,2% mentre la componente manifatturiera è rimasta inalterata. “Anche se gli ultimi anni sono stati difficili, i recenti numeri mostrano che stiamo facendo progressi”, ha commentato il cancelliere dello Scacchiere Jeremy Hunt.
Il rimbalzo del terziario
I contributi dei diversi settori alla crescita del Pil Uk da gennaio 2023 a gennaio 2024. Danti in %. Fonte: Office National Statistics
I gestori vedono spiragli. Ma restano cauti
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Secondo Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, l’aggiornamento allontana il pericolo di una recessione ma non va sopravvalutato. “Si tratta solo del secondo segno positivo negli ultimi sette mesi, dopo una contrazione dello 0,1% a dicembre”, è la sua argomentazione. Inoltre, spiega l’esperto, restano da affrontare questioni di fondo che la politica fiscale del governo non potrà ignorare: “Dall’inflazione elevata alla crescita lenta fino alla crisi degli impieghi, con quasi 9,25 milioni di disoccupati in età lavorativa”. Da qui, la sua conclusione: “In uno scenario incerto, la priorità resta quella di sostenere lo slancio accennato da Hunt attraverso strategie di crescita che assicurino la solidità dell’economia nel lungo termine”.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Più positivo si è invece dimostrato Tomasz Wieladek, capoeconomista per l’Europa di T. Rowe Price. “I sondaggi suggeriscono che i servizi in particolare dovrebbero accelerare ulteriormente in futuro”, ha spiegato. Per poi aggiungere che: “Propri le prospettive positive sul terziario rilevate dai sondaggi suggeriscono una ripresa Pil sarà sostenibile in futuro”. E il la view appare positiva anche con riguardo alle politiche del premier. “Il forte stimolo fiscale fornito da novembre a marzo manterrà l’economia su un percorso espansivo e i tagli alla previdenza nazionale avranno effetti positivi sui consumi così come sull’offerta di lavoro”, dice Wieladek. Nel complesso, la sua idea è quindi che le differenze nell’orientamento della politica fiscale permetteranno al Regno di fare meglio dell’Eurozona.
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