4 min
Per S&P a inizio 2023 l’economia si arresterà, per poi ripartire a metà anno. E la Bce aumenterà i tassi di interesse di altri 75 pb. T. Rowe Price vede la recessione
Una corsa, quella degli ultimi due anni, che sta per giungere al capolinea. Per l’economia europea la frenata è all’orizzonte e la fase di espansione terminerà con l’inizio del nuovo anno, salvo poi tornare a una modesta avanzata verso la metà del 2023. È quanto prevedono gli economisti di S&P Global Ratings nel report “Economic Outlook Eurozone Q1 2023: Reality Check”. Il banco di prova sono appunto “l’inflazione stagnante, il blocco delle assunzioni e l’aumento dei tassi di interesse”, che secondo Sylvain Broyer, chief economist Emea di S&P Global Ratings, rappresentano “fattori chiaramente negativi” per il Vecchio Continente.
D’altro canto, secondo gli esperti una sostanziale accelerazione dei salari e un rafforzamento degli investimenti pubblici dovrebbero sostenere la domanda interna e indirizzare l’economia verso una modesta ripresa a partire dalla metà del prossimo anno. Attualmente, in questa fine 2022, la produzione manifatturiera nell’Ue è ai massimi storici, anche se i settori ad alta intensità energetica hanno ridotto l’attività a causa dei costi più elevati. Il ciclo delle assunzioni è ancora forte e spinge i consumi.
Ma pesa la stretta monetaria della Bce: anche se il ciclo dei tassi è probabilmente più vicino alla fine che all’inizio, non è ancora finito, come fa notare Broyer. E infatti S&P si aspetta che l’Eurotower aumenti i tassi di altri 75 punti base prima di fare una pausa. E che il suo bilancio si riduca di circa 3.000 miliardi di euro in tre anni, una manovra che lascerebbe il bilancio vicino a 6.000 miliardi di euro alla fine del 2026, ovvero mille miliardi in più rispetto al livello pre-Covid.
Per gli analisti Usa, i rischi per la previsione di base per l’Eurozona sono ancora “per lo più al ribasso, sia in termini di entità della contrazione durante la prima metà del 2023 che di forza della successiva ripresa”. E riguardano una possibile ripresa della crisi energetica, una spirale salari-prezzi che porta a tassi di interesse molto più alti, “forse in modo disordinato”. La previsione è, per ora, di una crescita del Pil dell’Area euro del 3,3% nel 2022, dello 0% nel 2023 e dell’1,4% nel 2024.
Mentre la presidente della Bce, Christine Lagarde, è tornata a ribadire che il board di Francoforte si muoverà basandosi sui dati e a raccomandare ai governi prudenza nelle politiche di bilancio, sono numerosi i gestori che considerano il Vecchio Continente l’aerea che il prossimo anno soffrirà di più. Per Nikolaj Schmidt, chief international economist di T. Rowe Price, nel 2023 il mondo si confronterà con una recessione globale, risultato dell’immensa stretta monetaria che le banche centrali hanno praticato negli ultimi 12 mesi. Come rovescio della medaglia, questa contrazione getterà i semi per un sostanziale ritracciamento dell’inflazione che, nel tempo, consentirà alle banche centrali di allentare la politica monetaria, a suo dire, già nella prima parte del secondo semestre.
“A mio avviso – spiega Schmidt -, l’Europa sarà la regione più colpita, in quanto il rapido ritmo di inasprimento monetario si sovrappone ad un forte shock commerciale dovuto alla tematica energetica e a un elevato livello di incertezza legato alla guerra in Ucraina. Ciò che è peggio per gli sviluppi in Europa, è che è molto probabile che lo shock energetico persista, in quanto il continente dovrà faticare per adeguarsi al fabbisogno energetico anche per l’inverno del 2024”.
In risposta alla perdurante incertezza sulle forniture energetiche, l’economista di T. Rowe Price si aspetta che le imprese mostrino un atteggiamento molto conservativo nella gestione dei salari e un livello molto contenuto di investimenti aziendali. “Parallelamente, il rapido ritmo di inasprimento monetario della Bce porterà probabilmente ad una sostanziale correzione dei prezzi delle case e ad un livello di attività molto contenuto nel settore delle costruzioni”, sottolinea.
Anche per Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price, l’Eurozona vivrà una profonda recessione quest’inverno. “È probabile che la Bce continuerà ad aumentare i tassi di interesse durante la recessione, ma credo che lo farà in misura inferiore a quanto previsto dai mercati. Ritengo probabile che a dicembre i vertici della Bce si renderanno conto che le previsioni di crescita si stanno indebolendo”, sostiene.
Allora, secondo Wieladek, l’Eurotower potrebbe annunciare una stretta per attuarla all’inizio del 2023. “Visti i dati solidi sul Pil reale, interromperanno gli aumenti solo quando sarà chiaro che la recessione nell’area dell’euro si sta aggravando. Naturalmente, questo ridurrà la pressione inflazionistica. Ciò significa che la Bce probabilmente interromperà gli aumenti a febbraio o marzo 2023, con un picco del tasso sui depositi del 2,25%-2,5%, significativamente inferiore ai prezzi di mercato e alle aspettative del consenso”, conclude.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.