Il presidente della Society italiana racconta a FocusRisparmio sfide, priorità e prospettive dell’associazione: dall’engagement dei soci all’educazione finanziaria, passando per la formazione continua, il valore del network e l’evoluzione del Program in risposta ai cambiamenti dei mercati
Giuliano Palumbo, presidente CFA Society Italy
“La certificazione è un punto di partenza, non un traguardo. Ma il vero valore per chi sceglie di diventare socio si misura nel tempo, nella qualità del confronto tra professionisti e nella capacità di aggiornare le competenze restando al passo con la trasformazione dell’industria”. In un contesto di crescente complessità dei mercati, Giuliano Palumbo, presidente di CFA Society Italy, è convinto che l’identità della certificazione principe del settore finanziario si giochi sempre di più su engagement, formazione continua e networking.
Facciamo il punto su CFA Society Italy. Quali sono i numeri e gli obiettivi principali su cui state lavorando?
Il nostro impegno principale è rafforzare la partecipazione e il senso di appartenenza alla nostra comunità professionale. In Italia il CFA Program è ampiamente riconosciuto e apprezzato e ogni anno contiamo centinaia di candidati e nuovi Charterholder. Tuttavia, il numero di soci realmente coinvolti nella vita associativa è ancora inferiore al potenziale. Oggi CFA Society Italy conta circa mille membri, ma solo una frazione di essi partecipa attivamente alle nostre attività. Vogliamo trasformare questo coinvolgimento da sporadico a strutturale, da numerico a qualificato. Per questo investiamo su contenuti e iniziative ad alto valore aggiunto: percorsi di formazione continua, eventi tematici su mercati e nuove frontiere dell’industria, collaborazioni accademiche, progetti editoriali, mentoring intergenerazionale. Il nostro obiettivo non è solo crescere nei numeri ma anche creare una rete professionale coesa, aggiornata, rilevante. Un altro tema che ci sta particolarmente a cuore è l’inclusione di genere nella professione. Sappiamo che il settore degli investimenti soffre ancora di uno squilibrio significativo e purtroppo anche tra i candidati al CFA Program la presenza femminile risulta ancora troppo bassa. Come Associazione ci sentiamo responsabili nel contribuire a invertire questa tendenza: promuoviamo iniziative mirate per attrarre un numero maggiore di donne verso la nostra professione, valorizzando esempi positivi, creando spazi di confronto ma anche collaborando con università, aziende e network femminili del settore. L’ambizione è chiara: vogliamo che CFA Society Italy sia percepita sempre più come una piattaforma autorevole per la crescita professionale, il confronto tra pari e l’evoluzione culturale dell’industria finanziaria in Italia. Con una comunità più ampia, più attiva e più inclusiva.
È il segno che il CFA venga percepito soprattutto come una certificazione da ottenere per crescere professionalmente e che poi venga considerato “solo” come un traguardo raggiunto?
Decisamente sì. La certificazione ha un valore riconosciuto ed è un titolo forte. Ma c’è molto di più. Una volta conseguito il charter, noi accompagniamo i soci in molteplici modi: con attività di formazione continua, eventi tematici, tavole rotonde. Offriamo un aggiornamento costante e un network professionale tra i più solidi del settore in Italia. Tanto che nessun altro appuntamento di networking fra soci certificati dell’industria finanziaria nazionale riesce a portare oltre 300 persone come CFA Society ha fatto nella sua ultima Forecast Dinner.
Avete mai pensato di approfondire l’aspetto motivazionale, per capire cosa stimola davvero i soci a partecipare?
Sì, e ci stiamo lavorando. A maggio è previsto un evento sul coaching e sull’analisi transazionale applicata al lavoro. Serve per capire quali modelli comportamentali portiamo con noi nel contesto professionale. A settembre avremo invece un evento con head hunter per aiutare i soci a interpretare le evoluzioni del mercato del lavoro finanziario e orientarsi tra le competenze più richieste.
Il CFA è spesso percepito come una certificazione molto specialistica per portfolio manager. Ma è davvero così?
In realtà il CFA Program copre l’intero spettro della finanza, dall’accounting alla statistica fino all’asset management. Negli anni, poi, è cambiato anche il profilo dei candidati: cresce la componente sales e si allarga l’interesse tra consulenti finanziari e figure professionali molto diverse. Il CFA è ormai un passaporto globale, che offre accesso in tempo reale a opportunità professionali in tutto il mondo.
In che modo il CFA Program si aggiorna rispetto ai grandi trend del settore?
L’Institute aggiorna i contenuti ogni anno, ma da qualche tempo ha introdotto moduli autonomi e specifici sulle tematiche emergenti: intelligenza artificiale, climate change, mercati privati, crypto. Anche chi ha già il charter può restare aggiornato con percorsi di apprendimento continuo su temi che evolvono rapidamente.
Dato l’attuale contesto non possiamo che concludere con una domanda su come affrontare la situazione di incertezza e volatilità sui mercati. Come ha senso porsi di fronte ai mutamenti in corso?
Dobbiamo innanzitutto avere la consapevolezza che, in una prospettiva storica, ogni crisi è destinata a essere superata. Ma oggi viviamo uno scenario che sembra indicare una transizione verso una nuova normalità. Davanti a questo contesto, bisogna mantenere la lucidità: l’immobilismo e l’iperattività sono entrambe espressioni della paura. La disciplina, il metodo, il confronto con un professionista sono ciò che fa la differenza. È nei momenti di turbolenza che si misura la solidità del proprio piano finanziario. CFA vuol dire anche questo: dare senso critico, stabilità, capacità di selezionare l’informazione e restare razionali quando il rumore di fondo cresce.
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