L’incertezza geopolitica, commerciale ed economica hanno fatto salire il metallo giallo del 19% da inizio anno a oggi. E continueranno a spingerlo. Intanto, c’è chi punta i fari sulle riserve auree statunitensi
Mentre i mercati fanno i conti sui possibili impatti dei dazi di Donald Trump, l’oro continua la sua corsa record. Con l’ultimo massimo a 3.149 dollari l’oncia toccato alla vigilia del ‘Liberation day’, il metallo giallo ha messo a segno un incremento complessivo del 19% quest’anno e la migliore performance trimestrale dal 1986. Un’ascesa scatenata dalle tensioni geopolitiche e dalla possibilità di una guerra commerciale, che hanno spinto gli investitori verso il lingotto e portato a quella che il Financial Times ha definito la fuga più consistente mai registrata da asset rifugio come Treasury e cash. Per i gestori, al netto di qualche correzione, il rally è destinato a continuare: UBS prevede il raggiungimento dei 3.200 dollari entro dicembre ma non esclude, nel suo scenario più rialzista, quota 3.500.
“L’oro è ancora ipe-rcomprato e sta testando l’estremità superiore della sua fascia di tendenza più ripida ma per il momento è dotato di vita propria in quanto i mercati sono saldamente in modalità risk-off”, spiega Rhona O’Connell, head of market analysis di StoneX Bullion. Per l’esperta, le forze che lo sostengono continuano ad essere tre: la geopolitica, la crescente incertezza economica e la guerra commerciale. E gli investitori hanno gli occhi puntati sulla Casa Bianca. “Tutto ruota intorno alla giornata dei dazi, agli aiuti, alle intenzioni di fondo e alla fattibilità dell’attuazione di qualsiasi proposta”, afferma. Intanto, evidenzia, in Asia la domanda è in calo mentre in America del Nord l’appeal di monete e lingotti resta invariato e in Europa l’interesse è solido. Secondo O’Connell, a breve termine il lingotto è destinato a subire una correzione e c’è anche da aspettarsi reazioni impulsive a qualsiasi annuncio di Trump. Più a lungo raggio, la commodity continua invece a godere di un forte sostegno ma è lecito chiedersi se persista molto margine di rialzo. Quanto agli ETF sulla materia prima, l’esperta ricorda che si sono rivitalizzati a febbraio: un risultato figlio anche di quanto fatto da Nord America, che è passato dalle vendite nette di dicembre e gennaio a un acquisto netto di 72 tonnellate a febbraio per un investimento di 6,8 miliardi di dollari.
Ned Naylor-Leyland, gestore del Jupiter Gold & Silver Fund
C’è poi anche un’altra possibile lettura per il metallo giallo e le intenzioni di Trump. Ad evidenziarla è Ned Naylor-Leyland, gestore del Jupiter Gold & Silver Fund, che parte dalle dichiarazioni del segretario al Tesoro USA Bessent secondo cui è tempo di “monetizzare il lato attivo del bilancio statunitense” utilizzando una combinazione di asset liquidi e seguendo le best practice globali. “Queste parole sono arrivate contestualmente alla firma di un ordine esecutivo per creare un fondo sovrano”, spiega l’esperto, “alimentando così le speculazioni su quali asset liquidi il governo intenda impiegare. Lo specialista ricorda inoltre come Washington detenga 8.100 tonnellate di oro, la più grande riserva aurea di un governo: “Questi lingotti sono valutati a 42,22 dollari l’oncia, un prezzo fissato per legge nel 1973 e rimasto invariato”.
Il tesoro di Fort Knox
Bessent ha successivamente precisato di non essersi riferito al lingotto nei suoi commenti, ma l’argomento è riemerso più volte alla Casa Bianca. Trump ed Elon Musk hanno addirittura messo in dubbio la presenza dell’oro depositato a Fort Knox (che poi il segretario del Tesoro ha invece garantito). “Se gli USA rivalutassero le loro riserve a prezzi di mercato”, analizza Naylor-Leyland, “il valore salirebbe da circa 11 miliardi di dollari a quasi 800 miliardi e sirafforzerebbe il bilancio del Tesoro in un contesto di debito nazionale elevato”. Nonostante Bessent abbia scartato questa ipotesi, l’esperto fa notare che una mossa di questo tipo potrebbe avere notevoli ripercussioni sui mercati e riportare il metallo giallo al ruolo di asset di riserva principale in modo da spingere gli investitori a rivedere la loro percezione degli asset privi di rischio.
Naylor-Leyland cita anche il flusso significativo di oro fisico in uscita dai caveau londinesi verso gli Stati Uniti. “A gennaio il Financial Times ha riferito che i tempi di attesa per il ritiro dell’oro dai caveau della Banca d’Inghilterra sono aumentati da pochi giorni a quattro-otto settimane”, evidenzia. Precisando che poi queste dinamiche di mercato si sono in parte attenuate. La sua convinzione resta comunque che la corsa recente del metallo giallo sia legata al suo ruolo tradizionale di bene rifugio, alle incertezze sulla crescita economica, alle politiche commerciali di Trump, alle aspettative di un possibile calo dei tassi di interesse e alla crescente domanda da parte delle banche centrali: “Non siamo esperti di politica e riconosciamo la necessità di restare prudenti nelle previsioni su ciò che il presidente USA potrebbe fare”, conclude, “ma per gli investitori in oro questo è uno dei periodi più interessanti che ricordiamo”.
Per Global X, la concentrazione dell'S&P500 e l'incertezza sui tassi stanno spingendo gli investitori verso queste strategie. Che si rivelano molto utili in contesti più volatili, soprattutto per i portafogli istituzionali
Per l’economista, la trasformazione portata dall’AI richiederà più capitale del previsto. E con rendimenti obbligazionari destinati a restare elevati, gli investitori dovranno individuare i futuri leader della tecnologia. Ma gli USA manterranno un vantaggio strutturale
Secondo un sondaggio di Bloomberg, solo un quarto degli osservatori scommette su dimissioni anticipate. L’ipotesi però è stata ventilata dalla stessa Lagarde. Che così potrebbe ‘proteggere’ Francoforte dagli euroscettici e giocare un ruolo decisivo alla presidenziali francesi
La divergenza tra Stati Uniti ed Europa, il ritorno della stretta monetaria e gli spread compressi impongono cautela. Per Quaestio Capital Management, le opportunità restano nelle parti brevi delle curve e nella selezione del credito high yield
Osservatorio Ecm di Irtop Consulting: ricavi a +12%. Fondamentali solidi, ma cala il numero di Ipo. Arca e Algebris tra gli investitori più attivi. Lambiase: “La Siu, il rafforzamento della previdenza complementare e la riforma del Tuf e dei Pir aprono una nuova fase”
Il manager assumerà la carica di direttore generale e raccoglierà così il testimone di Gian Franco Mammì, che lascerà l'incarico dopo undici anni di mandato. Una nomina che punta a garantire continuità al percorso di rafforzamento della governance e della trasparenza
L'istituto di ricerca prevede un ritorno delle pressioni sui prezzi tra fine 2026 e inizio 2027, con il rallentamento dell’Eurozona e la BCE orientata a mantenere una linea restrittiva. Per il nostro Paese, Pil rivisto al rialzo. Ma la vera sfida sarà smarcarsi dall’effetto del Pnrr
L'indice dei prezzi al consumo rallenta oltre le attese: +3,5% su base annua dal +4,2% di maggio e contro il +3,8% del consensus. A incidere sono i cali di carburanti, energia e servizi. Per i gestori, si rafforza lo scenario di una lunga pausa nella stretta monetaria
L’economia mondiale continua a resistere agli shock, ma inflazione, geopolitica e nuove strette monetarie impongono maggiore cautela. Per Allianz Global Investors, nel reddito fisso occorre privilegiare cedole, breve duration e tasso variabile. Sull’azionario, più spazio a Europa, Cina ed emergenti
Secondo AIPB, i nuclei con patrimoni oltre il 500mila euro saliranno di 12.718 unità a quota 741.933. E la loro ricchezza finanziaria investibile toccherà 1.611 miliardi di euro: +3,9%. Due tendenze destinate a creare nuovi spazi di crescita e più margine per la consulenza evoluta
Hormuz è tornato l’osservato speciale degli investitori. Nessun analista vede un ritorno a scenari di guerra totale, ma tutti raccomandano di non sottovalutare i rischi. E di rafforzare la diversificazione
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio