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“Abbiamo soppesato i rischi e ci sembra che le probabilità di una forte volatilità dei bond governativi a medio e lungo termine siano aumentate”, dicono i portfolio manager obbligazionari della società
In attesa dell’evento catalizzatore di questa settimana – la riunione della Federal Reserve, in agenda martedì 27 e mercoledì 28 luglio – gli investitori obbligazionari soppesano le mosse da attuare.
Al momento le scadenza più brevi della curva sembrano preferite rispetto a quelle più lunghe, così come il credito corporate sembra preferito rispetto ai titoli governativi, soprattutto negli Stati Uniti.
“Abbiamo soppesato i rischi e ci sembra che le probabilità di una forte volatilità dei bond governativi a medio e lungo termine siano aumentate”, commentano Dan Siluk e Jason England, portfolio manager obbligazionari di Janus Henderson Investors.
“Riteniamo che, alla luce dei rendimenti obbligazionari relativamente più elevati e della scarsa esposizione alla volatilità dei tassi di interesse in un contesto potenzialmente inflazionistico il profilo di rischio-rendimento dei titoli corporate a breve scadenza sia al momento uno dei più favorevoli nell’ambito del reddito fisso”, spiegano.
Aspettando la Fed
Nella riunione della Fed di questa settimana attese ulteriori discussioni sul tapering, anche se nelle settimane scorse il presidente Jerome Powell ha ripetutamente affermato che il mercato del lavoro rimane ben al di sotto dell’obiettivo stabilito dalla banca centrale e che il recente balzo dell’inflazione statunitense è solo transitorio.
“La Fed ritiene che il balzo dell’inflazione sia effimero e che nel 2022 il tasso di crescita dei prezzi tornerà al 2,1%”, commentano Siluk e England.
Secondo i due fund manager il presidente Jerome Powell è determinato a tener fede all’impegno di mantenere i tassi invariati sino al 2023 inoltrato e consentire il superamento del target di inflazione purché il tasso medio a lungo termine si attesti al 2%.
Tassi sempre più complessi

Gli esperti di Janus Henderson invitano a considerare le dimensioni dei mercati obbligazionari locali e non dell’economia: “in proporzione – affermano – molti Paesi hanno ampliato i bilanci quanto gli Stati Uniti o persino oltre, come nel caso dell’Australia”.
È per questo motivo che, dicono Siluk e England, un’eventuale ripresa economica “più deludente del previsto” o una riduzione del sostegno implicito ai mercati da parte delle banche centrali “ricorderebbe agli investitori i vantaggi degli asset in grado di preservare il capitale e smorzare la volatilità”.
“Anche se alcuni di questi timori sono giustificati riteniamo che i portafogli diversificati debbano mantenere un’allocazione obbligazionaria sufficiente essenzialmente per due motivi – osservano i gestori –: la mancanza di correlazione con le azioni e la volatilità generalmente inferiore, soprattutto nel caso di emissioni a breve termine e di qualità elevata”, concludono.
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