Tra dazi e geopolitica, l’ultimo sondaggio della società sugli investitori istituzionali certifica i timori per l’anno che sta per iniziare. Eppure, il sentiment resta positivo. Equilibrio, reattività e alternativi il mix per governare l’incertezza anziché subirla
Per gli investitori istituzionali, il 2026 si apre sotto il segno dell’incertezza. Politiche fiscali e monetarie meno prevedibili, tensioni geopolitiche persistenti e un contesto macro ancora fragile delineano infatti uno scenario complesso e nel quale orientarsi richiederà scelte sempre più consapevoli oltreché selettive. È quanto emerge dall’Institutional Outlook Survey 2026 di Natixis Investment Managers, che fotografa un mercato attraversato da rischi elevati ma non privo di opportunità per chi è disposto a ripensare l’asset allocation.
Volatilità e rischi geopolitici al centro delle preoccupazioni
Secondo l’indagine, che ha coinvolto 515 investitori istituzionali, la volatilità è destinata a restare una costante: gli operatori professionali indicano infatti l’instabilità geopolitica, l’evoluzione delle politiche commerciali e il rischio di shock macro come i principali fattori di pressione sui mercati nei prossimi mesi. Anche le tensioni legate ai dazi e alla frammentazione delle catene del valore globali continuano a pesare sulle aspettative. Non solo. Due terzi del campione temono che il rallentamento della crescita possa essere foriero di recessione, inserita tra le tre principali minacce economiche nel 33% dei casi. Il sentiment suggerisce anche che il ciclo globale potrebbe non essere in grado di fare affidamento sui consumatori, poiché gli investitori considerano i beni di consumo discrezionali (18%) e di base (22%) settori con basse chance di sovraperformare nel corso del 2026.
Ostacoli elevati, ma il sentiment resta costruttivo
Alberico Potenza, Country Head Italy Institutional Market di Natixis IM
Nonostante questo quadro, il sentiment non è improntato al disimpegno. Emerge anzi una resilienza diffusa e una fiducia condizionata nella capacità dei mercati di offrire ancora rendimento, a patto di ampliare il perimetro delle soluzioni di investimento. “Con uno scenario macroeconomico incerto e potenziali turbolenze di natura geopolitica”, ha detto il Country Head Italy Institutional Market della società Alberico Potenza, sottolineando che “gli istituzionali dovranno affrontare molti ostacoli nel corso del prossimo anno”. “Tuttavia”, precisa il manager, “gli investitori mantengono un certo ottimismo per quanto riguarda le prospettive di mercato e cercano attivamente una maggiore diversificazione del rischio del portafoglio”.
È proprio la diversificazione il filo conduttore dell’outlook 2026 di Natixis IM. La tradizionale dicotomia tra azioni e obbligazioni appare sempre meno sufficiente in un contesto caratterizzato da correlazioni instabili e rendimenti reali sotto pressione. Gli investitori istituzionali stanno quindi ampliando lo spettro delle allocazioni, guardando con crescente interesse a fonti di rendimento alternative e meno dipendenti dall’andamento dei mercati quotati. In questo quadro, gli asset illiquidi tornano a giocare un ruolo centrale. Private equity e private debt ma anche infrastrutture e real asset vengono sempre più considerati strumenti chiave per il loro potenziale di migliorare il profilo rischio-rendimento dei portafogli a lungo termine. Questi strumenti possono offrire benefici legati all’illiquidità e contribuire a una maggiore stabilità rispetto alla volatilità di breve termine, sebbene i risultati possano variare in base alle condizioni di mercato e alla gestione del portafoglio. “Una valida alternativa viene ancora nell’investire negli asset illiquidi”, sottolinea Potenza, evidenziando come questa asset class continui a rappresentare una leva strategica per gli investitori con orizzonti temporali estesi.
Governare l’incertezza, non evitarla
L’outlook di Natixis IM restituisce dunque l’immagine di un investitore istituzionale meno disposto a subire passivamente l’incertezza e più orientato a governarla. In un mondo che “danza al ritmo dell’incertezza”, per riprendere la metafora del report, la risposta non è cercare rifugio, ma costruire portafogli più robusti, flessibili e diversificati, capaci di navigare anche in acque agitate senza rinunciare agli obiettivi di rendimento di lungo periodo.
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