Nonostante la crisi e il peso dei mercati sui portafogli, resta elevata la soddisfazione dei clienti. E per il prossimo triennio Aipb si aspetta un aumento degli AuM e della quota di mercato, in parallelo a una ripresa della crescita nella ricchezza delle famiglie
La consulenza finanziaria di alta fascia resiste alla crisi e mantiene la fiducia dei clienti anche in un contesto di mercato complesso e impegnativo. Lo testimonia la fotografia dell’ultimo rapporto sul settorestilato da Associazione italiana private banking (Aipb) insieme a Prometeia. Anche se il 2022 si è chiuso con asset in gestione per 994 miliardi di euro, in calo del 4,1% a causa di un forte effetto negativo dei mercati, è infatti aumentato il numero di famiglie in target private (8.500 in più) e la soddisfazione dei clienti si è attestata all’84% nonostante il difficile contesto di mercato. Non solo. Per il prossimo triennio, Aipb si aspetta che gli AuM tornino a crescere, portandosi a 1.197 miliardi di euro e raggiungendo un nuovo massimo nel 2023, ma anche che il settore aumenti la propria quota di mercato (+2,4%) rispetto agli operatori esterni. A fine 2023 si stima infatti che la ricchezza detenuta dalle famiglie con un patrimonio superiore a 500mila euro salirà a 1.281 miliardi di euro (+4,7%), aumentando così la platea potenziale di clienti.
Fiducia stabile e vicina ai massimi storici
Antonella Massari, segretario generale Associazione Italiana Private Banking
“L’utilità della consulenza professionale per affrontare scelte in contesti difficili, impedire che la complessità dei mercati finanziari venga percepita dalle famiglie come un ostacolo insormontabile e orientarsi così tra le numerose opzioni disponibili per investitori non professionali, trova una conferma nei risultati 2022 dell’osservatorio Aipb sulla clientela dei servizi di investimento e un riscontro nei dati del mercato servito dal private banking”, commenta Antonella Massari, segretario generale Aipb. La soddisfazione dei clienti private sui servizi d’investimento ricevuti resta, infatti, stabile e vicina ai massimi storici. Un indicatore che, spiega Massari, negli ultimi 15 anni ha avuto un’evoluzione …
Secondo il report di Peregrine Communications, il 73% dei wealth manager e private bank mostra una presenza visibile negli alternativi. Ma solo il 40% dispone di una sezione dedicata online. La distanza tra capacità d’investimento e abilità di raccontarla rischia di diventare un nuovo fattore competitivo
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Secondo le stime di Neuberger Berman, l’88% prevede di investire entro cinque anni. In testa private equity e infrastrutture. A far da traino è la domanda di diversificazione. La conoscenza degli ELTIF sale al 74%. Gli italiani preferiscono i fondi draw-down
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Nel primo semestre 2026 gli investimenti in private equity e venture capital si fermano a 5,1 miliardi di euro, appena il 2% in meno rispetto a un anno prima, Ma il fundraising crolla del 60% a 674 milioni. Il buyout traina gli impieghi, mentre il venture capital resta primo per numero di operazioni. I dati Aifi e PwC
Nel secondo semestre il nuovo indice messo a punto dalla società per saggiare il polso degli investitori resta ben sopra la soglia neutrale, pur arretrando dai 60,1 punti del primo semestre. Condizioni di finanziamento favorevoli ai lender e impegni istituzionali resilienti fanno da traino. Stabile la qualità del credito
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per S&P, la scarsa attività di exit sta portando a una biforcazione strutturale del settore. I grandi operatori continuano a crescere, mentre sui piccoli aumenta la pressione. E all’orizzonte c’è una nuova fase di consolidamento
Normativa europea, prodotti semiliquidi e una base di risparmio solida rendono il Belpaese un mercato ad alto potenziale per gli alternativi. Ma aprire le porte agli investitori retail non basta
Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato