La boutique di investimento francese specializzata sui mercati emergenti mette in guardia gli investitori: gli Etf sono semplici e relativamente economici ma è bene fare attenzione. Non è tutto oro quello che luccica
Bruno Vanier, president e senior fund manager di Gemway Assets
Gemway Assets alza velo sulle aspettative eccessive sugli Etf nei mercati emergenti. La boutique di investimento francese, fondata nel 2012 da Bruno Vanier e Michel Audeban e specializzata per l’appunto sui mercati emergenti, nel corso di un incontro con la comunità finanziaria, prende una posizione netta nei confronti dello stuolo di “replicanti”, strumenti di investimento semplici, efficienti e a prezzi relativamente modesti per investire sui mercati emergenti, rispetto alla gestione attiva, ma con alcuni limiti.
I motivi per utilizzare cautela nei confronti di una gestione passiva sui mercati emergenti sono almeno sei. E sono presto detti, eppure non così scontati.
Prima di tutto, ricorda l’esperto, non è così semplice replicare fisicamente l’indice Msci EM Equity Index su cui sono quotate 1373 azioni rispetto, per dire, alle sole 40 del Ftse Mib. E per quanto riguarda la replica sintetica, sottolinea Vanier, è bene non dimenticare che esiste il rischio nascosto relativo alle possibili controparti, come ha insegnato il recente caso di Credit Suisse.
Rispetto poi alla stessa replica degli indici, rileva il gestore, occorre tenere a mente che gli indici ci mettono tempo prima di includere nuovi titoli. Tempo in cui si potrebbero perdere occasioni di investimento preziose. Due esempi chiariscono meglio il punto. Alibaba è stata quotata nel settembre del 2014 con una capitalizzazione di 167 miliardi di dollari circa e ha dovuto attendere dicembre 2015 quando il suo valore di mercato aveva raggiunto quota 208 miliardi di dollari per essere inclusa nell’Msci Em. Ancora più sorprendente è il caso di Pinduoduo che tra la quotazione di luglio 2018 e l’inclusione nell’indice Msci Em nel febbraio 2019, è passato da una capitalizzazione di 1,6 miliardi di dollari a una di 35 miliardi di dollari circa. Non solo. Il potenziale della Cina non è ancora rappresentato dagli indici azionari globali come ben si evince dal fatto che, nonostante l’espansione economica di Pechino, la Tigre asiatica pesi sull’Msci Ac per il 3,5% dell’indice rispetto al 66% degli Usa, al 5,5% del Giappone e al 4% della Gran Bretagna. Secondo le stime di Gemway Assets una piena valutazione del peso economico cinese dovrebbe portare l’esposizione dell’Msci Ac sulla Cina almeno al 15 per cento.
I replicanti inoltre tendono a essere pienamente investiti, il che si rivela una mossa vincente in mercati in rialzo, meno in momenti come questi attuali dove a dominare è l’orso. Secondo le stime di Morningstar, infatti, attualmente i fondi attivi hanno riserve cash per il 3% delle proprie masse rispetto allo 0,19% dei fondi passivi.
Gli indici azionari dei mercati emergenti hanno inoltre un’esposizione rilevante in large cap la cui performance rischia di avere un impatto eccessivo su quella degli strumenti di gestione passiva. Per quanto invece attiene agli indici obbligazionari dei Paesi emergenti il tema è opposto: ad avere la maggiore esposizione sono i Paesi più indebitati e quindi quelli che potrebbero, in ultimo, rischiare maggiormente di non ripagare il debito. In merito Gemaway Assets rileva come il Messico pesi per il 5,2% sul Jpm Embi Index rispetto al 4,8% della Cina.
“È bene in ultimo fare attenzione a non confondere la liquidità dell’Etf con quella dell’asset sottostante”. In caso di mercato orso o di una caduta dell’asset class, si potrebbero registrare, secondo l’esperto, conseguenze rilevanti per attività poco liquide come potrebbero essere quelle relative a Small Cap Emerging Markets Equities o a Em Corporate Debt.
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