Secondo gli Institutional Investor Indicators di State Street, ad agosto è tornato l’interesse per le operazioni di rischio, nonostante il sell-off di inizio mese. E questo fa ben sperare per il futuro
La bufera di inizio agosto non ha fatto eccessivi danni sull’umore degli investitori. Soprattutto perché, qualche giorno dopo, a riportare il sereno ci ha pensato Jerome Powell, il numero uno della Federal Reserve. Così, alla fine del mese scorso, gli istituzionali sono tornati a mostrare una certa inclinazione per il rischio. A certificarlo sono gli State Street Institutional Investor Indicators relativi ad agosto, che rilevano una modesta ripresa dell’appetito per gli asset più rischiosi, dopo la neutralità registrata a luglio e un inizio mese all’insegna della prudenza.
Powell ha “annullato” il sell-off: torna l’interesse per gli asset rischiosi
Marija Veitmane, head of equity strategy di State Street Global Markets
“Agosto dovrebbe essere tranquillo: gli investitori si prendono una pausa, si aggiornano sui progetti, leggono e si preparano per la spinta finale verso la fine dell’anno. Non quest’anno!”, commenta Marija Veitmane, head of equity strategy di State Street Global Markets. E infatti, come fa notare l’esperta, il mese si è aperto con il più grande picco di volatilità dell’anno: i titoli tecnologici hanno registrato un profondo sell-off e il carry trade ha subito un arresto. Gli investitori istituzionali hanno ovviamente reagito prontamente, vendendo azioni rischiose e valute, e passando alla liquidità. Ma questa fase di avversione al rischio non è durata, perché il mercato ha rapidamente riconsiderato il ciclo di riduzione dei tassi della Fed. Così gli asset rischiosi hanno recuperato le perdite, mentre gli istituzionali sono tornati ad interessarsi alle operazioni di rischio.
“Powell ha rassicurato il mercato affermando che è giunto il momento di adeguare la politica monetaria, innescando un rimbalzo del rischio e flussi azionari e valutari più costruttivi a fine mese in seguito all’aggiustamento delle posizioni”, spiega l’esperta. Secondo cui ora bisognerà capire “se le scintille di un sentiment di rischio più costruttivo daranno vita a un rally del rischio o se i timori di recessione li ridurranno a zero”.
Il bilancio di questo saliscendi dell’umore vede dunque un leggero aumento dell’allocazione in liquidità (55 punti percentuali), ma con numeri che restano non lontani dalle medie di lungo periodo. Di contro, è diminuita l’esposizione all’azionario e all’obbligazionario. Secondo la Veitmane, insomma, gli istituzionali hanno reagito alla bufera riducendo le loro allocazioni all’equity, nonostante il rally della seconda metà del mese. L’aspetto incoraggiante sta però nel fatto che l’allocazione alle azioni è al momento inferiore rispetto a quella registrata all’inizio dei precedenti cicli di riduzione dei tassi. “Questo ci fa sperare che, anche se i dati economici dovessero peggiorare, gli investitori siano in qualche modo preparati alla debolezza del mercato, suggerendo un sell-off potenzialmente meno aggressivo”, conclude.
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