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Il fondatore di DoubleLine giudica insufficiente la scelta di mantenere invariato il costo del denaro e vede nei prezzi delle materie prime e nel rendimento biennale dei Treasury segnali di una banca centrale in ritardo. In portafoglio largo alla diversificazione
“Cosa state aspettando?”. Jeff Gundlach torna all’attacco della Federal Reserve dopo la decisione di lasciare invariati i tassi a ottobre. Per il fondatore di DoubleLine, intervistato dalla CNBC nelle ore successive alla comunicazione della banca centrale americana, la combinazione di un’economia ancora solida e un’inflazione headline destinata a raggiungere il 4% rende infatti necessaria una politica monetaria “decisamente” più restrittiva. Se il prezzo del petrolio non dovesse arretrare, ha detto chiaramente l’investitori, Warsh e colleghi dovranno intervenire già a dicembre.
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Fed in ritardo sulla curva
Ai microfoni dell’emittente USA Gundlach ha contestato anzitutto la scelta di mantenere il costo del denaro nell’intervallo 3,75%-4%, giudicandolo troppo basso rispetto alle pressioni inflazionistiche attuali. Secondo l’uomo d’affari, il rendimento dei Treasury biennali intorno al 4,7% segnala infatti che il mercato richiede tassi più elevati di quelli fissati dall’istituto. La critica si inserisce in una posizione già espressa a settembre, quando Gundlach aveva sostenuto la necessità di una stretta doppia rispetto al rialzo di 25 punti base varato all’epoca dalla banca centrale. Anche dopo la pausa di ottobre, la sua valutazione dunque non cambia: “Penso semplicemente che la Fed sia un po’ in ritardo sulla curva”. La variabile da monitorare, dal suo punto di vista, è soprattutto l’energia. Con il petrolio americano ancora sopra i 100 dollari al barile, il gestore ritiene cioè che solo un eventuale ma improbabile correzione delle quotazioni possa impedire un nuovo ritocco verso l’alto nei prossimi mesi. Una prospettiva apparsa coerente con le attese del mercato citate dalla stessa CNBC, che attribuivano una probabilità dell’85% a un rialzo di 25 punti base secondo il FedWatch del CME.
Azioni, bond e materie prime: l’asset allocation resta invariata
La posizione sulla politica monetaria non modifica però la strategia d’investimento di Gundlach, che ha confermato di voler mantenere il portafoglio suddiviso in quattro componenti fondamentali: 30% azioni, 30% obbligazioni, 20% materie prime e 20% liquidità disponibile per cogliere nuove opportunità. Nell’equity, in particolare, il fondatore di DoubleLine ha detto di privilegiare l’S&P 500 equiponderato come soluzione per ridurre la dipendenza dai titoli a maggiore capitalizzazione. Una scelta legata anche ai rischi che individua nel comparto dell’intelligenza artificiale: l’elevata esposizione ai grandi nomi tecnologici potrebbe rendere il mercato vulnerabile a eventuali problemi del settore. La quota cash, definita dry powder, viene invece considerata fattore di flessibilità in una fase in cui l’evoluzione dei tassi e dei prezzi delle materie prime resta determinante per le prospettive dei mercati.
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Meno riunioni per decidere sui tassi
Gundlach ha commentato anche l’annuncio del presidente della Fed Kevin Warsh, secondo cui alcune riunioni del 2027 e del 2028 saranno dedicate alla strategia di politica monetaria ma senza una votazione sui tassi. Per il gestore, otto appuntamenti annuali sono troppi: preferirebbe che la banca centrale passasse subito a sei riunioni dedicate alle decisioni sul costo del denaro. Il motivo è operativo: intervalli più ampi consentirebbero di raccogliere e valutare un maggior numero di dati prima di intervenire. Una riflessione che, tuttavia, non attenua la sua critica alla pausa attuale. Per Gundlach, con le pressioni inflazionistiche ancora presenti, la Fed non può permettersi di aspettare troppo a lungo.
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