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Per il co-fondatore di Flossbach von Storch, dopo anni di liquidità, concentrazione e FOMO sugli ETF passivi, il mercato dovrà tornare a misurarsi con fondamentali, valutazioni e qualità. “L’intelligenza artificiale cambierà il mondo, ma sugli investimenti è atteso un reality check”
L’intelligenza artificiale cambierà il mondo. Lo sta già facendo, nella vita privata e professionale, e con una velocità destinata ad aumentare. Ma tra riconoscere la portata di una rivoluzione tecnologica e capire quali società ne cattureranno davvero il valore c’è una distanza enorme. È qui che Kurt von Storch invita alla prudenza. Non perché sottovaluti l’AI, ma perché l’esperienza insegna che ogni grande ondata d’innovazione porta con sé entusiasmo, investimenti, eccessi e, prima o poi, una verifica della realtà.
“È molto difficile capire quali aziende e quali azioni saranno vincitrici alla fine”, osserva il co-fondatore di Flossbach von Storch. Il paragone con la bolla dot-com è inevitabile, anche se von Storch precisa che il contesto è molto diverso: i grandi player dell’AI sono società solide, redditizie, con modelli di business reali. Ma anche in questo caso il mercato potrebbe essersi spinto molto avanti rispetto ai tempi necessari perché gli investimenti producano ritorni. I grandi gruppi tecnologici stanno investendo cifre enormi in data center, chip, infrastrutture e capacità di calcolo. “Società nate come asset light, capaci di generare profitti e free cash flow elevati, stanno in parte cambiando natura per partecipare a una corsa nella quale tutti vogliono essere tra i vincitori finali. Forse useremo quei data center tra dieci, venti o trent’anni”, ragiona von Storch. “Ma forse non ne avremo bisogno così tanto e così in fretta”, aggiunge.

Il rischio della concentrazione
La questione non riguarda solo l’AI come tecnologia. Riguarda il modo in cui l’AI ha concentrato performance, aspettative e flussi. Nei grandi indici globali, il peso dei primi titoli è tornato su livelli elevatissimi. “L’Msci World ha circa 1.500 società, ma oggi la concentrazione è tutta sulle dieci maggiori”, sottolinea von Storch. A differenza della fase dot-com, quando tra i leader c’erano anche telecom europee e giapponesi, oggi i nomi principali sono quasi tutti statunitensi e tecnologici.
Il rischio, quindi, non è che il resto del mercato non possa fare bene ma che l’indice soffra comunque se la narrativa dominante dovesse incrinarsi. Il possibile detonatore è per definizione incerto: “un nuovo momento ‘DeepSeek’, una tecnologia capace di ottenere lo stesso risultato con meno energia o meno capacità di calcolo, un ostacolo al finanziamento o alla costruzione di nuovi data center”, dice von Storch. “Non sappiamo quale sarà il cigno nero. Ma sappiamo che qualcosa di sostanziale può accadere”, aggiunge.
Per il co-fondatore di Flossbach von Storch, la storia dei mercati è piena di esempi simili. Le ferrovie negli Stati Uniti, la fibra ottica durante la bolla internet, e cioè le grandi infrastrutture costruite sulla convinzione che la domanda sarebbe cresciuta senza limiti. Spesso quelle infrastrutture continuano a servire per decenni ma il problema economico-finanziario è il prezzo pagato e la velocità con cui vengono costruite. “A volte si viaggia troppo in fretta. Si va troppo avanti”, sintetizza.
Dalla paura di perdere alla paura di restare fuori
La lunga fase di mercati favorevoli ha cambiato anche il comportamento degli investitori. Per anni la regola implicita è stata comprare sui ribassi. Dopo ogni correzione, il mercato è tornato a salire. Questo ha spostato molti investitori dalla paura di perdere denaro alla paura di restare fuori. “In una fase di sole perenne, di buoni rendimenti quasi automatici, di nuova tecnologia e grandi visioni, le persone passano dalla fear of losing money alla fear of missing out”, osserva von Storch.
Questa è una delle fondamentali ragioni del successo degli ETF passivi. Negli ultimi dieci anni, comprare l’Msci World è stato spesso sufficiente per ottenere rendimenti molto elevati, grazie al peso crescente degli Stati Uniti e della tecnologia. In un contesto simile, molte decisioni attive (diversificare, guardare alle valutazioni, evitare una concentrazione eccessiva) hanno penalizzato rispetto al benchmark. Ma per von Storch questa non è una condanna definitiva, ma il risultato di condizioni di mercato eccezionalmente direzionali.
“Non ha senso cercare un migliore in assoluto tra passivo e attivo. Entrambi hanno senso”, chiarisce. “Ma devono essere adatti allo scopo, come una medicina. Gli investitori hanno oggi molti più strumenti rispetto a vent’anni fa, compresi indici equal weight o soluzioni più mirate. Ma la gestione attiva ritroverà il proprio spazio e non sarà una nicchia”.
Guardando ai prossimi anni, von Storch non immagina un ritorno al passato. Il passivo continuerà a crescere, anche perché i nuovi strumenti hanno reso l’investimento più semplice e accessibile. Ma la gestione attiva conserverà un ruolo rilevante, a condizione di restare fedele a principi solidi e, allo stesso tempo, adattarsi alla nuova velocità dei mercati.
“Le informazioni arrivano nei prezzi molto più rapidamente di un tempo”, spiega. “Bisogna essere più agili, pensare più velocemente e decidere più rapidamente, senza diventare trader”. Anche l’AI può aiutare nella ricerca, nell’analisi dei settori e nella lettura delle notizie, ma non sostituisce il giudizio. In un mercato che ha corso a lungo senza guardare troppo ai fondamentali, il giudizio torna a essere essenziale.
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Quando torna la gravità
Si arriva così al cuore del ragionamento di von Storch: “negli ultimi anni, per alcuni segmenti del mercato, la gravità sembrava essersi attenuata. Tutto saliva, o almeno salivano pochi grandi titoli in grado di trascinare gli indici. Ma in finanza, prima o poi, la gravità torna a contare. E gravità significa tre cose: diversificazione, qualità e valutazioni”.
In questo quadro, secondo Flossbach von Storch le aziende “noiose” di beni di consumo e healthcare possono combinare crescita moderata, dividendi e valutazioni più ragionevoli, oltre ad essere positivo il ritorno dei rendimenti obbligazionari. Accanto a queste componenti, la società mantiene una chiamata strategica sull’oro, considerato una valuta alternativa in un mondo segnato dall’aumento del debito pubblico.
“Se avessimo un foglio bianco e dovessimo costruire oggi un portafoglio multi-asset, sarebbe un buon momento”, afferma von Storch. Il tutto a partire dai punti cardinali della società immutati fin dalla fondazione: diversificazione, qualità, flessibilità, solvibilità e valore.
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