Midterm Usa, dallo stallo all’onda blu: le ripercussioni secondo i gestori
Secondo gli asset manager, per i mercati contano più utili e inflazione delle urne. Ma l’impatto si farà comunque sentire, soprattutto su tech, sanità, dollaro e rendimenti
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Dopo due aumenti consecutivi, la Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare i tassi invariati come previsto dai mercati. La sorpresa però c’è stata ugualmente: la presidente Christine Lagarde ha infatti annunciato ufficialmente che lascerà in anticipo il suo incarico il 7 prossimo febbraio. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, visto che l’indiscrezione di un addio prima della scadenza del mandato circolava ormai da mesi, ma certamente aggiunge un’ulteriore incognita per gli investitori che ora, oltre ad interrogarsi sul percorso futuro della politica monetaria, devono anche capire chi prenderà le redini dell’Eurotower (e anche chi ricoprirà gli altri ruoli vacanti, a partire da quello di capoeconomista) e quindi come cambierà il passo del board di Francoforte. I gestori per ora ritengono molto probabile una nuova stretta a dicembre, ma si dividono sul futuro e sul peso delle dimissioni: per alcuni non avranno un impatto rilevante, secondo altri rischiano di trasformarsi in un importante test di credibilità per l’istituzione.
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La crescita dell’economia dell’euro “è proseguita nel terzo trimestre” ma lo scenario di guerra in Medio Oriente è il principale dei rischi al ribasso assieme al conflitto in Ucraina, ha spiegato Lagarde. I rincari energetici rendono infatti “probabile un aumento dei prezzi nei prossimi trimestri”, ha proseguito, mantenendoli al di sopra dell’obiettivo del 2%, con successivo ritorno al target alla fine dell’orizzonte di medio termine. Intanto, come sottolineato nel comunicato, le condizioni di finanziamento si sono inasprite dall’ultima riunione ed è probabile che questo inciderà sia sul carovita che sull’espansione. Tuttavia al momento, ha precisato la presidente, “non si osservano rischi di effetti di secondo impatto in aggiunta a quelli già inclusi nelle proiezioni”. Finora infatti, come spiega lo statement, “sebbene lo shock energetico stia ancora manifestando tutti i suoi effetti, l’inflazione di fondo è rimasta sostanzialmente stabile e le retribuzioni non hanno reagito in maniera significativa”.
La presidente ha anche ribadito che la BCE si trova in una buona posizione e che continuerà ad essere guidata dai dati nelle sue decisioni. Certo è che, con le sue dimissioni anticipate, il quadro si complica. “Con l’addio di Isabel Schnabel il 3 gennaio, le dimissioni di Lagarde il 7 febbraio e la scadenza del mandato di Philip Lane a maggio del prossimo anno, tre dei sei seggi del Comitato esecutivo sono in discussione in una fase politica particolarmente delicata per l’Europa”, sottolinea Silvia Merler, head of Responsible Investment & Policy Research di Algebris Investments, secondo cui il passaggio decisivo per la successione ci sarà nel vertice di dicembre. Se così fosse, analizza, resterebbe “poco più di un mese per l’iter di conferma”, contro i quattro che servirono per designare la stessa Lagarde nel 2019, e con la necessità che Parlamento e Consiglio “procedano speditamente già a gennaio”. Merler avverte anche che non sarà un passaggio semplice: il nuovo numero uno, infatti, ”erediterà una situazione complessa, segnata da una forte attenzione dei mercati al rischio fiscale francese e da un’inflazione in risalita”. Senza contare, rincara, che “la successione serrata lascerà poco tempo per l’inserimento e scarso margine d’errore”. Per l’esperta, il nodo principale è comunque l’appuntamento elettorale in Francia. “Chiunque venga designato, al primo turno del voto transalpino sarà in carica da appena dieci settimane circa e avrà presieduto una sola riunione di politica monetaria con nuove proiezioni”, sottolinea. Questo, mette in guardia, “potrebbe mettere la BCE di fronte a un impegnativo test di credibilità”.
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Secondo Filippo Fiori, senior advisor di otala.markets, nonostante le voci sulla presidenza del Wef, è lecito pensare a una possibile candidatura all’Eliseo di Lagarde. Quanto all’Eurotower, ribadisce che il favorito è lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, mentre il falco olandese Klaas Knot sconta il fatto che l’Olanda abbia già espresso un presidente con Duisenberg. “Il profilo più accomodante di de Cos dovrebbe raccogliere l’appoggio della Francia, sotto pressione sugli spread degli Oat, e dell’Italia”, spiega. La variabile principale resta la Germania, che secondo Fiori potrebbe sostenere Knot oppure ottenere in cambio altre posizioni nell’accordo complessivo sui ruoli di Lane e Schnabel. “Se il mercato iniziasse a scontare la nomina di un presidente dovish, più disposto a sostenere i titoli francesi in caso di tensioni, potremmo assistere all’avvio di un rally dei bond di Parigi, con un restringimento dello spread Oat-Bund”, afferma.
Di parere diverso Mike Bell, head of market strategy di RBC BlueBay Asset Management, secondo cui l’addio della presidente non avrà un impatto significativo sulla traiettoria della politica monetaria. “Chiunque la sostituisca dovrà però possedere capacità politiche almeno pari alle sue, il che non è poco, considerato il rischio di uno scontro tra la BCE e Le Pen, qualora quest’ultima vincesse le elezioni”, evidenzia. Per l’esperto l’interrogativo più interessante è però fino a che punto Lagarde potrebbe influenzare l’esito delle urne francesi, ora che non è più tenuta alla neutralità politica. Quanto ai tassi, invece, Bell prevede un rialzo a dicembre e un altro nel primo trimestre del nuovo anno. A suo avviso, però, l’aumento dell’energia e del costo del denaro peserà probabilmente su una crescita già modesta, per cui Francoforte potrebbe trovarsi costretta a tagliare più avanti nel corso del 2027.
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Christian Hantel, portfolio manager di Vontobel, parla di “pausa hawkish”. A suo parere sono due le sfide principali che la BCE deve affrontare: inflazione elevata e crisi francese. Attualmente, il mercato obbligazionario sconta circa altri due aumenti dei tassi fino alla metà del 2027, ma per l’esperto, “gli investitori dovrebbero prepararsi a ulteriori interventi della banca centrale, in linea con un orientamento più restrittivo della politica monetaria”.

Opposta l’interpretazione di Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management, secondo cui il comunicato finale del board è stato più dovish di quanto temuto dal mercato. “Lagarde ha riconosciuto che, nonostante l’incremento dei prezzi dell’energia, l’inflazione di fondo è rimasta stabile e i salari non mostrano una reazione significativa; inoltre, le condizioni finanziarie sono diventate più restrittive”, commenta. A suo avviso, si conferma una BCE che “mantiene una postura prudente ma restrittiva”. Per questo, Campisi è convinto che “date le ultime sorprese negative sui dati economici e sulla confidenza di imprese e consumatori, il livello di restrizione delle condizioni finanziarie e la frammentazione generata dalla crisi francese sul mercato governativo, l’asticella per realizzare il ciclo di rialzi attualmente incorporato dai mercati sia è ulteriormente elevata”.
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Per Ann-Katrin Petersen, chief investment strategist for Germany, Austria, Switzerland and Eastern Europe del BlackRock Investment Institute, questa pausa non segna la fine dei rialzi dei tassi. E la questione più importante riguarda l’entità e la rapidità con cui Francoforte dovrà procedere con i ritocchi, nonché il grado di restrizione che la sua politica monetaria finirà per assumere. “Riteniamo probabile un aumento dei tassi al 2,75% nel mese di dicembre, qualora le pressioni sui prezzi derivanti dal settore energetico dovessero persistere”, sostiene, rimarcando come al 2,50% il costo del denaro si collochi già nella parte alta dell’intervallo di neutralità stimato dalla Bce. “Oltre dicembre, lo scenario appare meno definito”, conclude, perché un eventuale incremento al 3,00% o oltre “richiederebbe, con ogni probabilità, prove più concrete del fatto che lo shock nell’offerta di energia si stia effettivamente trasmettendo all’inflazione di fondo”.
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