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Nel corso dell’evento Mefop, l’intervento del ministro esorta gli investitori a costruire un’esposizione di lungo periodo su iniziative e temi al centro del Pnrr
“Dici anni per cambiare l’Italia”. Il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini interviene all’evento dal titolo “Gli investimenti infrastrutturali: se non ora quando?”, organizzato da Mefop con il supporto di BNP Paribas AM e Columbia Threadneedle, e parla ai gestori e agli investitori istituzionali degli obiettivi di lungo termine e dei piani concreti per far ripartire l’Italia in vista di una transizione sostenibile necessaria perché la crescita non solo possa ritornare, ma anche rimanere in quanto sostenibile nel tempo.
“Transizione verde, digitalizzazione, infrastrutture e mobilità sostenibili sono le tre missioni delle sei contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza su cui si concentra la maggior parte delle risorse messe a disposizione dall’Europa e stanziate dall’Italia”, sottolinea in apertura Mauro Maré, presidente Mefop.
“Le infrastrutture sono il cuore del Pnrr; le risorse private anche, perché portano una serie di aspetti positivi nella governance, nella gestione, nel controllo. Il ruolo degli investitori istituzionali pubblici e privati è fondamentale”, afferma Maré, facendo notare come in passato nel nostro Paese il rapporto tra investitori e economia reale non sia stato poi così stretto per una pluralità di ragioni.
Se non ora, quando?
“Il momento per un cambio di passo è ora”, afferma il presidente Mefop, introducendo l’intervento del Ministro Giovannini che parte proprio dalla presa d’atto dell’esistenza di una convergenza fra la missione dei gestori di fondi di investimento e la sfida da affrontare per far ripartire l’economia. “Migliorare la vita delle persone, la competitività del sistema economico, ridurre le diseguaglianze, aumentare reddito e occupazione sono gli obiettivi ultimi della sfida infrastrutturale che affrontiamo”, spiega Giovannini. “Ai gestori”, prosegue, “è chiesto di selezionare le iniziative più funzionali ad assicurare da un lato rendimenti adeguati e dall’altro contribuire al benessere collettivo”. Guardare al futuro, dunque, in un’ottica di “investimento di medio e lungo periodo tipica dei fondi ed in particolare dei fondi di natura previdenziale”.
“Gli ultimi a impegnarsi per il cambiamento del sistema economico saranno coloro che meno ne beneficeranno”, sottolinea il Ministro per lanciare un messaggio su un duplice impatto positivo. Quello che da un lato avrà il Paese dalla messa all’opera le capitale privato e dall’altro quello che gestori e investitori istituzionali potranno trarre esponendosi ad un settore i cui tassi di crescita sono attesi in forte risalita.
“Il segnale è ormai chiaro, anche internazionalmente”, fa notare Giovannini. “Il mondo sta andando in questa direzione. Una scelta che attiva moltissimi settori economici”. Oltre 60 di questi sono di competenza del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.
I numeri
I trend in atto nel mercato infrastrutturale, esposti da Stefania Luzi, responsabile area Economia e Finanza di Mefop, parte da una prospettiva storica per mostrare quanto radicale sia il cambiamento alle porte. “Le politiche infrastrutturali, legate in modo diretto agli investimenti pubblici, hanno attraversato una fase di bassa intensità a partire dalla grande crisi finanziaria del 2008, con una progressiva decrescita certificata per quanto riguarda l’Europa da un recente report della European Investment Bank”.
“La riduzione degli investimenti pubblici ha determinato un gap infrastrutturale, reso ancora più rilevante dalle nuove sfide imposte dall’evoluzione del sistema economico”, specifica Luzi. Tra queste troviamo la necessità di sostenere la ripresa post-Covid, l’allineamento agli accordi di Parigi sul clima e all’Agenda 2030 Onu, i cambiamenti demografici e sociali e macrotrend come ad esempio la digitalizzazione.
“Il comparto infrastrutturale presenta prospettive rosee. Tra gli elementi a sostegno del settore, il ruolo di perno per il raggiungimento dell’obiettivo di contenimento del cambiamento climatico e più in generale degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite”, prosegue la responsabile dell’area Economia e Finanza di Mefop, citando il dato Preqin che prevede un tasso di crescita composto del 4.5% fino al 2025.

Sempre dalla stessa fonte è sottolineato il dato relativo alle risorse complessivamente raccolte a livello globale. “Sui soli mercati privati gli investimenti nel 2020 sono stati pari a 7.200 miliardi di dollari, di questi circa il 10%, 639 miliardi, in infrastrutture. Per quanto riguarda i titoli quotati la capitalizzazione attuale ammonta a circa 3.000 miliardi di dollari”, completa.

Fondi pensione pubblici e privati e compagnie di assicurazione sono già particolarmente presenti nel settore infrastrutturale, con prospettive di ulteriore allocazione. L’approfondimento sulle infrastrutture sostenibili europee da un punto di vista di possibilità di esposizione, tenuto nel corso dell’evento da Simone Zoccari, head of Institutional Cient di Columbia Threadneedle, e Monica Marzinotto, head of Investment Specialists – Private Debt & Real Assets di BNP Paribas Asset Management, e la view degli investitori istituzionali espressa da Olivia Masini, direttore generale Previndai, e Alfredo Granata, responsabile direzione patrimonio di Inarcassa, hanno mostrato complessivamente grandi potenzialità per il business nel prossimo futuro.
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