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Secondo l’ultimo report della banca USA, i prezzi sono elevati ma giustificati da un impatto sugli utili pari al 15%. Entro il 2030 attesi investimenti globali oltre i mille miliardi, con una spinta al PIL del 7%. Intanto aumenta l’uso da parte dei gestori e crescono i flussi verso i fondi dedicati. Ma a rischio ci sono 300 milioni di posti
L’intelligenza artificiale non è una bolla destinata a sgonfiarsi, ma una trasformazione strutturale dell’economia globale. È questa la tesi di fondo dall’ultimo report di Goldman Sachs intitolato ‘Top of Mind: AI in a Bubble?’, che mostra come la spesa mondiale legata a questa innovazione sia destinata a superare i 1.000 miliardi di dollari entro il 2030 e contribuire per circa il 7% alla crescita del PIL globale. E se è vero che sullo sfondo resta il problema della concentrazione e delle sovra-valutazioni di alcuni titoli del settore, la banca USA non ha dubbi: “Sono tipiche delle fasi iniziali di ogni rivoluzione tech e tenderanno a normalizzarsi”.
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Un mercato da mille miliardi
Il punto di partenza dell’analisi condotta dalla banca USA consiste nella stima del giro d’affari che l’IA promette di innescare. Viene infatti stimato che la spesa mondiale collegata a questa tecnologia, in particolare alla sua declinazione generativa e alle infrastrutture correlate, potrebbe superare i 1.000 miliardi di dollari entro il 2030 e contribuire così per un buon 7% alla crescita del PIL globale nello stesso periodo. “L’aumento degli investimenti si concentrerà soprattutto in settori come i semiconduttori e i data center o i servizi cloud”, viene spiegato nella sezione ‛Market Perspectives’, “dove la spesa per hardware AI è già cresciuta del 50% tra il 2023 e il 2025. Il 60% dei chief investment officer intervistati nella survey a corredo del report ritiene che questa fase rappresenti “una nuova ondata industriale paragonabile all’avvento di Internet o all’elettrificazione”, sottolineando quindi il carattere strutturale e non speculativo del fenomeno. Il team di equity research della banca stima inoltre che il contributo medio dell’AI alla crescita degli utili societari globali possa superare il 15% entro il 2030, se l’adozione proseguirà ai ritmi attuali.
La dinamica degli investimenti in AI

Spesa annualizzata in hardware legato all’AI negli USA, in miliardi di dollari. Fonte: Bureau of Economic Analysis, Goldman Sachs GIR
Impatti su produttività e lavoro
Una sezione specifica del report, chiamata ‛The Macroeconomic Effects of AI’, è invece dedicata agli impatti della tecnologia sull’economia reale. Goldman Sachs calcola che fino a 300 milioni di posti di lavoro nel mondo potrebbero subire un impatto diretto o indiretto dall’automazione generata dall’intelligenza artificiale, ma sottolinea anche che la diffusione di questi strumenti potrebbe favorire un aumento della produttività globale fino all’1,5% annuo nelle economie avanzate. Il documento rileva inoltre che il 63% delle imprese intervistate ha già adottato almeno una soluzione AI interna e il 21% prevede di incrementare la spesa nel 2026: l settori finanziario, sanitario e tecnologico sono quelli che guidano questa spinta.
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Perché la concentrazione non spaventa
Quanto all’impatto sui mercati e sugli operatori finanziari, in particolare, il report è chiaro: il 45% dei gestori di portafoglio globali utilizza già strumenti di intelligenza artificiale per analisi e gestione del rischio mentre il 37% intende adottarli entro due anni. Non solo, però, perché questa innovazione si sta imponendo sempre più come tema di investimento oltre che come strumento per ottimizzare e automatizzare i processi interni. Viene infatti riportato come i fondi tematici legati all’AI abbiano registrato afflussi netti superiori a 25 miliardi di dollari nel primo semestre del 2025, segnando un nuovo record per la categoria. Sullo sfondo resta il problema della concentrazione dei rendimenti nelle Magnifiche Sette, le sette principali big tech statunitensi, che però la società USA tende a non sopravvalutare. Peter Oppenheimer, chief global equity strategist and head of Macro Research, spiega infatti che “questo fenomeno è tipico delle fasi iniziali di ogni rivoluzione tecnologica e tende a normalizzarsi man mano che l’adozione si diffonde”.
I cicli tecnologici tra corsi e ricorsi

Investimenti in tecnologie generiche, come quota del PIL rispetto al livello precedente al boom di produttività. Fonte: Bureau of Economic Analysis, Goldman Sachs GIR
Valutazioni elevate ma supportate da utili reali
Quanto alle valutazioni, in particolare, Goldman osserva come il rapporto prezzo-utili medio delle società legate all’AI si collochi oggi intorno alle 30 volte e quindi appaia sì superiore di 20 volte alla media storica dell’S&P 500 ma comunque in linea con i cicli d’investimento nelle precedenti innovazioni reputate ‘disruptive’. “Le quotazioni sono elevate ma sostenute da una crescita reale dei profitti”, spiega ancora Oppenheimer, facendo riferimento soprattutto alle aziende che producono semiconduttori e infrastrutture digitali. In altre parole, secondo l’esperto, non siamo di fronte a una bolla ma a una “trasformazione economica strutturale paragonabile alle precedenti rivoluzioni industriali”. “I rendimenti futuri dipenderanno dalla capacità degli investitori di distinguere tra hype e valore reale”, prosegue Oppenheimer, mentre gli economisti della banca prevedono che la fase di investimento infrastrutturale continuerà per altri dieci anni e consoliderà l’AI come “motore stabile della crescita globale” fino almeno al 2035.
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Il nodo sostenibilità e consumo energetico
Goldman Sachs non risparmia neppure di affrontare il tema del consumo energetico associato all’AI, che tanto ha fatto discutere in materia di sostenibilità degli investimenti. La società stima che l’intelligenza artificiale arriverà a rappresentare fino al 4% della domanda globale di elettricità entro il 2030, in aumento rispetto all’1% registrato nel 2024. Una crescita, viene spiegato dagli esperti del team di Commodities Research, potrebbe sì “accelerare gli investimenti in energie rinnovabili e reti elettriche” ma al tempo stesso “creare nuovi colli di bottiglia per la capacità di calcolo e la produzione di chip avanzati”.
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