A febbraio il Paese produce di nuovo più impieghi del previsto. Ma i salari restano stabili e il tasso di disoccupazione sale al 3,9%. Nessun rischio per i tagli Fed a giugno: per i gestori, il vero pericolo è una nuova fiammata dei prezzi
Il mercato del lavoro americano continua a resistere. Nonostante sia passato un anno da quanto la Federal Reserve ha avviato la sua stretta monetaria da record, il mese di febbraio si è infatti caratterizzato per una nuova crescita degli impieghi a stelle e strisce. Dinamica che, per i gestori, non allontana l’ipotesi di un primo taglio dei tassi a giugno ma alimenta il rischio di un ritorno di fiamma dell’inflazione.
Il dipartimento del lavoro riporta come gli occupati non agricoli del mese scorso siano risultati 275mila in più, una numero non solo in crescita dai 229mila di gennaio (dato aggiornato rispetto ai 353mila della rilevazione originaria) ma anche nettamente superiore a 200mila su cui si era focalizzato il consensus. Dal canto opposto, però, il tasso di disoccupazione è salito al 3,9% dopo essersi mantenuto al 3,7% per tre mesi consecutivi e i salari medi all’ora sono aumentati meno dello 0,1% anziché dello 0,2%. Senza contare che le cifre dei periodi precedenti sono state he fortemente al ribasso, per un totale di 167 mila posizioni in meno dei calcoli iniziali. Evidenze che danno da pensare soprattutto su come potrebbe evolvere la traiettoria dei prezzi.
Barra dritta per la Fed: la view dei gestori
Il primo a gettare alcune ombre sulle prospettive dei prezzi a stelle e strisce è Adam Hetts, Global Head of Multi-Asset di Janus Henderson. Dal suo punti di vista, pur mantenendo in linea le attuali aspettative di taglio dei tassi, la rilevazione presenta alcuni passaggi contrastanti. “La disoccupazione ancora al di sotto del 4% e i salari abbastanza forti sono ottime notizie per l’economia statunitense ma potenzialmente negative per quanto riguarda l’inflazione ancora resistente”, spiega. E, proprio perchè il rischio di un carovita sopra la norma resta, il focus del gestore va ai “settori che possono registrare una ripresa ciclica ma con utili di qualità e un cuscinetto di valutazione nel caso il contesto dei tassi rimanga sfavorevole più a lungo del previsto”.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Secondo Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, ci sono “più ombre che luci” nel report sul lavoro. Eppure, è la sua convinzione, “i dati evidenziano che il mondo del lavoro incomincia a segnalare un raffreddamento e quindi avvalorano all’80% l’ipotesi di un prossimo taglio del costo del denaro a giugno”. Quanto alla reazione sui mercati, l’esperto della società ha registrato prevalentemente un indebolimento del dollaro e acquisti degli investitori sul fronte dell’equity.
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