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Sondaggio di BG Saxo: i listini europei sono visti come i meno performanti. Diversificare è diventata la priorità. E per le scelte di portafoglio, soprattutto donne e giovani usano sempre più la tecnologia
Nonostante gli allarmi bolla e l’incerto contesto internazionale, la fiducia che gli investitori italiani e globali ripongono nei mercati finanziari non accenna a diminuire. E mentre l’Europa ma anche le piazze domestiche vengono percepite come più deboli, nel mirino finiscono soprattutto i listini internazionali e Wall Street. È quanto emerge dall’ultima Investor Forecast di BG Saxo, che rivela anche una crescente attenzione per la diversificazione e propensione sempre più accentuata ad affidarsi all’intelligenza artificiale per le scelte di investimento: oltre uno su due già la utilizza, con donne e i giovani in prima linea.
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Fiducia globale, cautela locale
L’indagine sulle attese per il quarto trimestre, che ha coinvolto 1.834 investitori attivi globalmente sulle piattaforme di BG Saxo e Saxo Bank, misura come sempre la fiducia nei confronti dei mercati su una scala che va da –2 (forte diminuzione) a +2 (forte aumento). Il sentiment per i prossimi mesi si attesta a +0,26 per le azioni internazionali, a +0,14 per gli Stati Uniti e a +0,03 per i mercati domestici, confermando una sorta di ‘effetto distanza’: più ci si allontana dalla propria piazza di riferimento, maggiore è l’ottimismo. Gli italiani si mostrano leggermente più fiduciosi sulle azioni domestiche (+0,08), mentre esprimono maggiore prudenza rispetto agli USA (+0,09) e fiducia elevata verso i mercati globali (+0,24).
Giovani positivi, donne più prudenti
Tuttavia è forte il divario generazionale. Il sentiment mondiale degli under 45 si attesta infatti a +0,38 per i mercati globali, +0,26 per gli Stati Uniti e +0,04 per i listini domestici mentre vige un atteggiamento più cauto tra coloro che hanno da 46 ai 60 anni: +0,18, +0,11, –0,02. Ancora più prudenti gli over 61: +0,23, +0,06, +0,07. Simile il quadro italiano. Gli investitori più giovani registrano un sentiment di +0,35, +0,28 e +0,09 sul Ftse Mib, molto vicino a quello del campione internazionale. La fascia intermedia risulta leggermente più fiduciosa sul mercato domestico (+0,13), ma cauta sugli USA (+0,20) e sulla scena internazionale (+0,26). Gli over 60 si distinguono invece per un atteggiamento più difensivo: sono gli unici a esprimere un parere negativo verso gli States (–0,13) e mostrano fiducia contenuta verso il quadro globale (+0,17). Quanto alla variabile di genere, le donne si mostrano complessivamente più caute sui mercati locali (–0,51 contro +0,15 degli uomini) mentre il sentiment nei confronti di America (+0,15) e listini globali (+0,23) rimane in linea con quello maschile. In Italia la differenza si accentua: le investitrici sono più prudenti verso i mercati domestici (–0,18 vs +0,10) e quelli statunitensi (–0,25 vs +0,11), mentre sul fronte internazionale si rivelano sostanzialmente allineate (+0,27 contro +0,24).
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USA e Asia-Pacifico nel mirino
Il Nord America si conferma l’area più promettente, con circa un terzo degli investitori convinto che presenti le migliori prospettive. Segue la zona dell’Asia-Pacifico, che continua a beneficiare di una percezione positiva legata alla crescita economica e all’innovazione tecnologica. L’Europa emerge invece come la più debole, con il 37% che si aspetta le peggiori performance. Donne e giovani si mostrano più ottimisti su entrambe le sponde dell’Atlantico, mentre gli investitori più anziani indicano l’Asia-Pacifico come zona più promettente. Gli States sono la regione con il maggior potenziale (28%) anche per gli investitori italiani, che però confermano un crescente interesse verso gli EM Allo stesso tempo, interrogati su quale sia l’area che li vede più pessimisti, ben il 36% cita l’Europa.
Occhio a Trump e guerre
Le politiche di Donald Trump e le guerre commerciali sono i fattori percepiti come più rilevanti per le proprie strategie di investimento, con il 79% delle risposte a livello globale che li hanno menzionati. Seguono l’intelligenza artificiale (73%) e la guerra in Ucraina (55%). In Italia, in particolare, proprio i dazi sono ritenuti “molto o abbastanza importanti” dall’85%: seguono Trump (80%) e la stessa AI (74%). Nella percezione del campione tricolore le tensioni in Medio Oriente assumono un peso maggiore rispetto alla media globale, 54% contro 45%, e anche il conflitto Kiev-Mosca resta un fattore di attenzione costante (53%).
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Parola d’ordine: diversificare
Non stupisce dunque che quarto degli investitori (23%) a livello globale abbia intenzione di ampliare l’esposizione a nuove regioni, settori o classi di attività nei prossimi tre mesi: un chiaro segnale della crescente consapevolezza verso l’importanza di distribuire il rischio e cogliere opportunità al di fuori dei confini tradizionali. L’analisi per fasce d’età evidenzia che sono ancora una volta i più giovani a mostrarsi maggiormente inclini alla diversificazione (24%–25%). Interessante anche la prospettiva di genere: oltre una donna su tre (36%) intende diversificare il portafoglio nel prossimo trimestre, contro appena il 21% degli uomini. Una tendenza che da noi appare ancora più marcata. Il 2% degli investitori prevede di ampliare la diversificazione nei prossimi mesi e lo slancio più evidente si conferma ancora una volta quello delle nuove generazioni: mostra questa volontà il 34% degli under 45 contro il 27% dei 46–60enni e il 17% degli over 60. Guardando al dato di genere, invece, il nostro Paese inverte l’andamento rispetto al quadro globale: sono gli uomini, infatti, a mostrarsi più inclini.
AI sempre più centrale nelle scelte di investimento
Infine l’AI. A livello globale, oltre la metà del campione (52%) dichiara di utilizzarla nel proprio processo d’investimento e il dato cresce tra le fasce più giovani: il 63% degli investitori tra i 18 e i 45 anni se ne serve, contro il 53% dei 46–60enni e il 38% degli over 60. Un trend in espansione anche nel nostro Paese, dove la quota di chi vi ricorre regolarmente è arrivata al 37%: analisi di mercato e consulenza sugli investimenti le attività preferite, con un uso crescente anche per stime e gestione di portafoglio. Le differenze generazionali restano però evidenti, con il 52% degli under 45 che si avvale di questi strumenti contro il 41% dei 46–60enni e il 25% degli over 60. Il dato più interessante riguarda il divario di genere: le italiane superano gli uomini nell’adozione dell’AI (46% contro 37%), segnalando una maggiore apertura verso le tecnologie emergenti e un approccio più evoluto alla gestione degli investimenti digitali.
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