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Digitale e finfluencer cambiano il percorso, ma l’advisor resta insostituibile. Per cavalcare il Greath Wealth Transfer, l’industria dovrà però usare nuovi linguaggi, nuovi strumenti e nuove relazioni. La ricerca di BNP Paribas AM e Finer
Il quadro è lo stesso da oltre vent’anni: gli italiani risparmiano ma non investono. Negli ultime tempi, però, la rivoluzione digitale sta ridisegnando i linguaggi, i canali e le relazioni nel mondo della consulenza finanziaria, con conseguenti cambiamenti sia nel modo di impiegare i risparmi che di informarsi. Ne deriva che per l’industria del risparmio gestito la sfida di sbloccare il denaro inattivo si fa più complicata, tra finfluencer e intelligenza artificiale, ma ancora tutta da giocare, soprattutto in vista dell’enorme occasione rappresentata dal ‘Greath Wealth Transfer’: l’advisor in carne e ossa resta infatti la scelta privilegiata di otto su dieci quando si tratta di accedere ai mercati. La fotografia emerge dalla ricerca intitolata ‘Il consulente finanziario nell’era digitale: nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuove relazioni”, realizzata da BNP Paribas Asset Management, in collaborazione con Finer Finance Explorer, e presentata al Salone del Risparmio 2026.
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Risparmio fermo e previdenza complementare per pochi
Nel nostro Paese, la quota di denaro accantonato e fermo continua ad essere ai massimi storici. Nel 2026 i risparmiatori sono il 57%, contro il 30% di investitori. Questo gap si è costantemente allargato dal 2002, quando le due percentuali erano rispettivamente del 52% e del 48%. Non solo: dallo studio emerge anche un’illusione sul futuro: oltre la metà degli italiani crede di poter contare unicamente sulla pensione, e tra i giovani della Gen Z la percentuale sale al 70%, segnale che la previdenza complementare e le rendite finanziarie sono strumenti ancora largamente sottoutilizzati.
L’opportunità del Great Wealth Transfer
Per l’industria esiste quindi un’evidente un’opportunità: il cosiddetto Great Wealth Transfer, il grande passaggio generazionale che entro il 2048 vedrà passare di mano 124mila miliardi di dollari a livello globale. Questo trasferimento richiederà l’applicazione di nuovi modelli di servizio e un’attenzione crescente alla componente femminile. Molti destinatari dei patrimoni sono infatti donne e i sondaggi le descrivono più orientate alla delega e alla partnership nella gestione degli investimenti. Insomma, evidenzia lo studio, il gap di risparmio di oggi potrebbe trasformarsi nell’opportunità di investimento di domani.
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Effetto finfluencer: colmare il divario attraverso i canali digitali
Per intercettare tale occasione, e vista la crescente domanda di educazione finanziaria, diventa quindi cruciale il ricorso a nuovi strumenti, linguaggi e canali. Soprattutto con le nuove generazioni. Se da un lato infatti, nel 2026, il 45% degli italiani desidera accrescere le proprie conoscenze economico-finanziarie (+16% rispetto al 2020), dall’altro il 42% dichiara di non trovare contenuti o referenti adeguati. Ne consegue che per informarsi in molti ricorrono ad altri canali, prettamente digitali, come social media (37%), siti web o app finanziari (38%) e televisione (40%). Inoltre, continua ad aumentare l’impatto dei finfluencer, che emergono chiaramente come driver chiave di attivazione, portando nuovi target nel percorso di investimento e accelerandone l’ingaggio. Il 36% degli italiani li segue infatti sui social, con una penetrazione che schizza al 58% tra i giovani e al 53% tra chi ha una bassa educazione finanziaria. Generazione Y e Z sono tra le fasce di popolazione che più utilizzano i social per informarsi in ambito economico-finanziario, con una preferenza per Instagram e Youtube.
Il ruolo chiave del consulente finanziario
Tuttavia, la fiducia nell’informal advice digitale, per quanto in crescita (ChatGPT è già citato dal 17% degli italiani), non basta a tradurre l’interesse in azione. È infatti ancora il consulente finanziario a giocare un ruolo chiave nel trasformare il potenziale in investimento reale: l’81% indica la necessità di trovare un professionista di cui fidarsi per iniziare a impiegare i propri risparmi. Tra i punti di forza più apprezzati spiccano la competenza e la reperibilità (66%), oltre alla capacità di offrire una visione d’insieme sul patrimonio complessivo (79%), la disponibilità all’ascolto (66%) e il lavoro in team con colleghi competenti (59%).
“Il calo demografico e la rivoluzione digitale stanno ridisegnando il rapporto degli italiani con il proprio patrimonio”, sottolinea Elisa Ori, country head Italy di BNP Paribas Asset Management. Secondo cui, però, troppo spesso questa trasformazione si traduce in incertezza e in una gestione inefficiente delle risorse, con la conseguenza di sprecare un potente moltiplicatore di ricchezza. “La fiducia verso il settore finanziario ha margini di miglioramento: questo è il vero nodo da affrontare”, avverte. Dello stesso parere Nicola Ronchetti, founder & ceo di Finer, secondo cui “vincerà chi saprà cavalcare i cambiamenti, non ostacolandoli ma interpretandoli, utilizzando i nuovi linguaggi, i nuovi strumenti e le nuove relazioni che si stanno consolidando nell’era digitale”.
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